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Henrikh, luce armena: il Mondo nel destino!

Eintracht Frankfurt vs Borussia Dortmund

di Nino Campa - Il riscatto anche nel “è la liberazione di un popolo vissuto a lungo sotto il regime sovietico”. lo ha conosciuto e battuto, il italiano no.

Henrik Mkhitaryan, stella dell’Armenia e del Bo Dortmund, poteva sbarcare in Italia nell’estate 2008. A maggio fu in ritiro con la selezione Under 19 del suo paese, disputando diverse amichevoli contro squadre italiane. Nessun club italiano si fece avanti per acquistarlo dal Pyunik. Ci provò solo il Padova all’epoca in C1 e scarso appeal per il giocatore.
Mkhitaryan fu offerto poi al Chievo ma il passaporto da extracomunitario complicò la trattativa.

A ha sopportato una bruciante sconfitta col favoritissimo Bo, sostituito al 75′ da Hofmman. Ci torna con l’Armenia per prendersi la rivincita. Per sè ed il suo paese.

Di origini armene. Come Djorkaeff e Hagi, Henrikh Mkhitaryan gioca per un popolo disperso nel mondo, mai comunque annientato.
Il filo rosso della propria identità dimenticata per troppo tempo, dove perfino il simbolo di questa terra, il monte Art, è negato: visto che fisicamente e politicamente è stato rubato agli armeni in coda al genocidio del secolo appena concluso.

Ma c’è voglia di essere Armenia, venti anni dopo la dissoluzione dell’impero sovietico: un o che passa dal , che domani si misurerà per la prima volta con quello italiano. Mai prima d’ora, né a livello di club né di . Eppure più o meno consapevolmente, sono stati italiani i testimoni della crescita di questa nuova realtà del , fatta di un piccolo campionato a 8 squadre, con qualche brasiliano naturalizzato il Pinheiro Pizzelli, ferma al 64° posto del ranking Fifa.

L’8 ottobre 2010, a Yerevan, la Slovacchia di Hamsik, che 100 giorni prima aveva eliminato l’Italia dal Mondiale Sudafricano, affronta la squadra di Vardan Minsayan, 36 anni, gloria del armeno, qualificazioni a Euro 2012. L’Armenia batte la Slovacchia 3 a 1, poi ferma 0-0, straccia la Slovacchia in trasferta 4 a 0. Il sogno Europeo lo spezza Giovanni Trapattoni nello spareggio in cui l’Armenia s’arrende solo dopo l’espulsione del portiere Berezovski e l’auto di Aleksanyan.

Una prodezza di Mkhitaryan, sorpresa delle qualificazioni, non basta. Ma è il segnale: è nata una stella…l’Armenia s’affaccia al mondiale. L’idolo di questa gente fiera, irriducibile, è senz’altro Henrik Mkhitaryan, 23 anni, 5 lingue più l’esperanto del , gioiello della e dello Sharkhtar ucraino di Lucescu.

Contro la in , è stata la sua prova meno brillante di una stagione partita a razzo: 15 in 17 presenze, tra campionato e Coppe. Manca il sigillo con la , dove è a quota 8 in 33 presenze da inizio 2007.
Nel 4-4-1-1 armeno Henrik giostra dietro la punta. La sua gente lo ama, perché è l’origine di una nuova realtà.

, lo conosce e lo teme. A , la notte risplenderà anche per la luce di Mkhitaryan.
Quella di una promessa al papà, calciatore di tutti i tempi armeni. E della sorella, segretaria di Platinì all’Uefa.
Dove il potere conta, per chi sa conquistarlo.