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Roma spaccata: Spalletti accusa ma è arrivederci?

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di Romana Collina – Luciano Spalletti spiega tutto: l’addio, Totti, la Roma, Roma. Comincia alle 13. A due giorni scarsi dall’ultima volta all’. L’addio consensuale dopo un anno e mezzo, lascia una squadra ricostruita e rigenerata, l’anti-Juve!
Luciano racconta la sua , preparandosi all’avventura Inter, l’impresa di risollevarla dal fondo del Grande Calcio per riporla in Champions. Con i soldi dei cinesi e le competenze dell’amico-manager Sabatini.
Accanto a Spalletti nell’ultima intervista a Trigoria c’è il direttore ivo Monchi.

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“Ringrazio il direttore Monchi per le sue belle parole. Anche per me sarà un rimpianto non poter lavorare con lui. Ora con l’addio di Francesco qui c’è bisogno di un punto di riferimento, personalità spiccata, carisma. E Monchi ha queste virtù. Lui riuscirà a compate la Roma, riuscirà là dove non sono riuscito io e sarà una grande Roma”.

Mister, il voto alla stagione della Roma?
“Prima devo dire certe cose. Il mio pensiero va a tutti lavorano dietro le quinte, a preparano tutte quelle cose che fanno divene facile il nostro lav. Io sono un po’ disordinato, senza di l non so come avrei fatto. Tutti gli addetti che viaggiano a fari spenti nei corridoi di Trigoria, noi rovesciamo tutto e l ce lo fanno trovare a posto. Poi i calciatori, la società, il mio staff, tutti gli staff della Roma. Ora questa Roma guarda al futuro ed è forte. Ricominciamo, da domani. Il voto non spetta a me, spetta a voi. Dire se potevamo fare meglio, di più. Vi voglio solo dire che ho lavorato in modo profondo e serio, cercando di fare il bene della Roma. Col mio modo di fare, e mi fido di questo. Ognuno dia la risultanza che vuole. Io ho gioito e sofferto molto”.

Lei ha fatto 133 punti con la Roma in un anno e mezzo. Che foto le appartiene?
“La foto della serietà del gruppo. Come abbiamo lavorato ogni giorno. Quello è il biglietto per confronsi a testa alta contro ogni avversario. Se non lavori in modo serio, non vai avanti. Il lav dei ragazzi e i risultati che ci hanno fatto ridere e anche soffrire”.

Cosa le resta dopo questi 18 mesi?
“Bah, tante cose, le solite cose. Ovvero l’obiettivo di tutti noi, la vita professionale e personale, il coinvolgimento e la disponibilità, le qualità per fare un certo calcio, di alto livello. Quando ho preso la Roma, un anno e mezzo fa… Io non mi ero mai staccato dalla Roma, quando ero in . Abbiamo fatto quello che si doveva fare. Poi ci sono i passaggi, gli episodi… Ma lasciamo una Roma forte, lascio una Roma forte, una squadra che ha individualità importanti, che è un collettivo. Forse si poteva far meglio, come obiettivo di tutti. Non ci sono riuscito, non abbiamo remato tutti dalla stessa parte. Questa marea romanista è molto alta, magari ripartendo dalla partita di domenica quando sembrava una festa, e sembrava un addio, c’è stato l’addio del grandissimo fenomeno calcistico che è Totti. Lì si è visto rinascere… E’ come una bella donna che ha in grembo qualcosa che può rinascere, quel sostegno totale tutti insieme verso una direzione che è quella… Mi dispiacer lasciarla, devo dire”.

Che cosa non rifarebbe?
“Errori ne ho fatti, ho detto cose forti in certi momenti… Con la società, con la squadra. Poi certe parole magari non fanno bene al gruppo, ma se fossero considerate dentro un certo rapporto, le valuteremmo in un altro modo. Io ho percepito certe cose, una guerra fra me e Totti che con esiste, quei fischi io non me li merito, per come ho lavorato. Poi si è andati avanti con questa storia e crea unea di demarcazione che può essere una difficoltà anche per la Roma futura. hanno portato avanti questa divisione interna, ora… Ora non c’è più Totti, e bisognerà far fronte a questo che è un grande problema, quello che è nato domenica attorno a Totti è speciale, è un amore per la Roma, senza barriere, questa unità che è fondamentale. Io spero che questa sia linea che ci compatta tutti”.

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“Io con Francesco sono amico. Vado a cena, ci andrò a cena. Io e Francesco siamo persone che si rispetteranno sempre. Se c’è qualche ventriloquo che parla, non so che farci. Fra me e lui stima reciproca e parole sincere. Sono dispiaciute più a me che a lui”.

Terzo e secondo posto. Va via perché non si può fare di più?
“No. Io posso essere maledetto e schifoso, ma faccio le cose per bene, esibendo quello che posso esibire, fidandomi di me. E’ da vent’anni che faccio questo lav. Poi ognuno deciderà se le cose che faccio le ho fatte bene o meno bene. Voi avete la possibilità di se a contatto con noi. I miei obiettivi sono sempre stati di fare più risultati possibili con la Roma, per la Roma. Fino a domattina dirò sempre queste cose”.

Non c’è altro che non rifarebbe?
“No. No. Io mi fido di me stesso. Abbiamo perso col Lione, abbiamo perso coi nostri vicini a casa. Gare fondamentali. Ma non mi sono piaciuti quei fischi, non me li sono meritati, non me li meritavo”.

Cosa manca a questa Roma per vincere?
“È il limite che si vuol dare a questo . Secondo me per quello che ho detto pensavo di avere delle qualità dentro la squadra perché con i direttori precedenti, con il presidente avevamo cercato di allestire qualcosa di importante facendo uso delle potenzialità a disposizione. Poi ci sono anche gli altri, bisogna fare valutazioni obiettive. La Juventus ha meritato di vincere, non ha permesso di mettere mano a nessuno”.

Chi ha remato contro?
“Ho parlato della coscienza mia e di altri. Ho fatto il mio lav, penso che Francesco sia un grandissimo calciatore, lascia un vuoto difficilmente colmabile. Se non facciamo gruppo, se non ci compattiamo… qui c’è bisogno di fare gruppo, di se uniti e vicini. Perché l’esaltazione di un solo elemento portata ai massimi livelli disturba anche l’elemento stesso. Cosa che non ha subìto perché lui è l’Assoluto, perché è stato forte anche dentro questa esaltazione assoluta. Si è preso le responsabilità di quello che gli era stato dato. Ma appiattisce gli altri e quando difendo gli altri per voi è un andare contro di lui, ma non è così. Non ci sono riuscito in un anno e mezzo a fare questo, è segno che ho fallito nella cosa più importante perché la Roma ha potenzialità di struttura, ambientali, di forza, di città. La prima cosa che volevo fare è riuscire a compatli per lo stesso obiettivo e non ci sono riuscito, mi dispiace”.

La ricorderanno come il nemico di Totti. Le spiace?
“Quando sono arrivato, la Roma era in difficoltà di gioco, non c’erano leader, non c’era una situazione che lasciasse intravedere un’uscita veloce e repentina. Ho dovuto prendere delle decisioni e hanno portato a un percorso dove probabilmente Francesco è stato tra ho ringraziato di più avendolo penalizzato facendolo giocare di meno. Vorrei non me ne volesse, se ha giocato poco come dite e questa Roma ha fatto il record di punti, ci sarà possibilità di avere un altro modo di fare per arrivare alla vittoria. Questo senza togliere niente al fenomeno che ci ha fatto vedere giocate impossibili. È dall’estro del campione che si tira fuori un concetto di squadra che non sapevo. Ci ho preso dentro le sue qualità per mostrare una strada ai compagni di squadra. Chiaro, c’è sempre la volontà di ognuno e un voler sintetizzare quello che ci pare”.

Spalletti e Totti: che cosa resterà?
“Io continuerò a dire sempre così, con Totti rimarrò amico. Anzi, ora che ha deciso così e si renderà conto che è altrettanto bello il dopo perché il direttore glielo farà conoscere, diventeremo amicissimi. E chissà che una volta non si possa raccone una storia insieme e che lui stesso non capisca che questo fatto dell’esaltazione assoluta che toglie qualsiasi contenuto e che diventa solo un io e si perde di vista il noi. Per lui siamo stati tutti un po’ più disponibili verso gli altri. Per me i calciatori non sono tutti uguali. Guardo chi viene prima nell’, guardo quello che può dare la giocata, tutte le componenti del riempimento della partita. Voi non so se l’avete guardate tutte. Io a Totti non l’ho fatto smettere di giocare. Con me lui ha giocato un anno in più. Poi lui ha smesso da solo, c’è anche l’età da considerare”.

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Quando ha deciso di lasciare la Roma?
“Non c’è stato un momento specifico, è maturato nel tempo. Dici delle cose e poi devi mantenerle, da persona schifosa ma per bene le mantengo. Esprimi delle idee che ti devono venire da dentro per avere un buon rapporto, e io ho un rapporto bellissimo per cui pensavo di stimolare ancora di più i giocatori perché pensavo di vincere. L’ho detto quindi, poi non si può tornare indietro. Anche io vengo presto a lavorare la mattina, vado via di, a volte mi diverto in palestra con i collaboratori. Se insieme allo staff è un motivo per ascole, qualcosa di importante viene sempre fuori. Stavo lunghe giornate a Trigoria. Step dopo step si matura una scelta del genere. Domenica c’è stata una positiva che ha coinvolto tutti, l’ho filmato e lo terrò con me”.

Chi sarà il suo successore alla Roma?
“Io spero sia uno tra Montella e Di Francesco, tecnici molto preparati e che hanno qualcosa, molto della Roma nel cuore, nell’animo. Ma c’è una Roma proiettata nel futuro, c’è un presidente che vuol fare lo o per la Roma, dico per la Roma, e qualcuno pensa che lo voglia fare per chissà che cosa. Lo o per la Roma è una cosa seria, straordinaria. Per quanto mi riguarda c’è un epitaffio di un grande cantautore romano che ha detto: non escludo un ritorno. Ciao a tutti e grazie”.

MONCHI E TRIGORIA
Prima di Spalletti, la breve dichiarazione del ds Monchi: “Apro questa conferenza stampa annunciando la conclusione del rapporto di lav con Luciano Spalletti. Con lui è stato, per me, un lav breve e molto intenso. Io avevo un concetto eccellente del mister, prima di arrivare qui. Dopo aver lavorato con lui, la mia stima si è moltiplicata, a livello personale e professionale. Lo ringrazio per i risultati ottenuti. Ora per noi inizia una nuova tappa e dobbiamo continuare a crescere, lo faremo di sicuro e spero che il cammino nostro e di Luciano possano di nuovo incrociarsi. E dico a Luciano: Trigoria era e resta la tua casa”.