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Grande Marco, bentornato e dacci dentro in totale stile libero.

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Conosco Marco Bernanrdini da trent’anni, sembrano secoli. Gli anni incredibili che hanno portato a inviati del mondo o per raccontare prima di , asso del di tutti i millenni. Come alcuni, io tra questi, anche Marco è stato rubato alla lirica iva dal rifiuto per un ambiente diventato becero, stressato, incompetente, in cui è diffi resistere.
Sono certo che l’amore per il nostro mestiere – che oggi non esiste più – lo ha riportato sul luogo del delitto, a scrivere con più voglia di prima. Dopo un giusto black-out. Bentornato Marco, che il web ti celebri come ha saputo fare Tutto e tutto il giornalismo ivo (Paolo Paoletti).

di Marco Bernardini - Se davvero la memoria non è un vuoto a perdere, allora credo che probabilmente qualche vecchio appassionato di si ricordi ancora di me. Il popolo della Rete, al contrario, ha il pieno diritto di non sapere chi sono. Trentacinque anni a girare il mondo per poter raccontare, sulle pagine del sempre a me caro “Tutto”, storie di uomini e di pallone con predilizione per i primi. Poi una notte a Berlino, massì quando il cielo era azzurro come le maglie dei ragazzi di Marcello Lippi, giurai: voilà, signori e signore, finisce qui. Era accaduto che, mentre mi rilassavo un minimo dopo aver inviato l’ultimo pezzo il in redazione a , ricevo la telefonata del caporedattore il quale urla schizzato che il mio articolo è incompleto perché il giocatore “taldeitali” ai microfoni di ha detto….Cose da pazzi. Possibile fosse così diffi capire che mentre il campione elencava le solite banalità in tivvù io, una sigaretta dietro l’altra, ero ingobbito sul desk? Fu così che scattò la molla del rifiuto. Chiusi il computer e giurai di riaprilo mai più. Perlomeno non per tornare in pista a correre per una gabbia di matti. Era tutto cambiato, ormai. Definitivamente.

Eppure c’eravamo tanto amati, il ed io. Travolto da una passione autentica, dal giorno in cui un genio chiamato Omar Sivori mi aveva fatto conoscere le magie di un gioco fantastico per vecchi bambini, avevo piacevolmente bruciato gli anni più belli della vita per rendere partecipi i lettori del mio grande amore. Dal “cabezon” a Meroni, da Rivera a Riva, da Zoff a Paolo Rossi, da Maldini a eppoi attraverso Platini e Zidane fino a Del Piero. Otto Mondiali, tre , sette e dintorni assortiti. La vita dell’inviato speciale. Poi la pensione anticipata per nausea, non del gioco ideale ma dell’ambiente. Mai dire mai, comunque. Ecco due o tre cose così per fare conoscenza con il popolo della Rete per il quale ho ceduto alle lusinghe di un mio vecchio amico editore di questi sito e ho riaperto il computer. A una precisa condizione, però. Poter dire e raccontare continuando a seguire gli insegnamenti dei due direttori e maestri che, tra i tanti avuti, dimenticherò mai: Pier Cesare Baretti e Piero Dardanello. Sono stati loro e non Mourinho a dire che “Chi sa soltanto di non sa nulla della vita”. Voglio ricominciare da qui, allora, in stile libero.