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Addio catenaccio, scudetto coi bomber?

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Dybala, Mertens, Dzeko, Kalinic, , Belotti. La quarta giornata di questo di Serie A passerà alla storia come quella dei r. Le triplette della Joya e del belga, insieme alle doppiette del romanista, del laziale e del milanista e alla rete del Gallo (a cui ha risposto l’immortale Quagliarella), hanno confermato che la stagione 2017-2018 sta nascendo sotto il segno dei più che dei difensori. Alla faccia del dei catenacciari. Certo, il merito è di alcuni autentici fenomeni che si sono ritrovati tutti assieme nel Belpaese.

Il loro leader porta il nome di Paulo Dybala. Da quando ha indossato la maglia numero 10 della ha fatto un’incredibole scatto in avanti. E’ il capocannoniere a quota 8 reti, ma considerando anche le due marcature nella Supercoppa itlna, ha già raggiunto la doppia cifra. Nessuno si era spinto tanto avanti in passato dopo sole quattro giornate di dal 2005-2006. Totò Di Natale nel 2009-2010 e Ciro oggi non sono andati oltre quota 6. Alle sue spalle anche fuoriclasse come Trezeguet, Eto’o e Cavani. Insomma, tanta roba. E l’impressione è che non sia certo finita qui perché l’argentino hai i colpi per segnare in tutti i modi come ha dimostrato contro il Sassuolo: di tecnica, d’astuzia o su calcio piazzato, il sinistro del bianconero è caldo, caldissimo. I numeri parlano chiaro: 52 in 100 presenze con la Vecchia Signora, in rete in sei partite di fila per la prima volta in Serie A.

Peccato, per Allegri, che faccia da contrale al momento nero di Gonzalo Higuain. Lui, che quando si parla di può insegnare a tutti visto che prima di approdare a Torino aveva stabilito il nuovo record in Serie A. Invece il Pipita si è inceppato e per ora è fermo a due. Se Higuain piange, anzi, si arrabbia, non ride visto che a Crotone è apparso l’ombra di se stesso. E non certo per la nuova capigliatura… L’interista si è visto superare nella classifica dei r da e raggiungere da Mertens, un altro che quanto a colpi ha poco da invidiare ai veri numeri 9. A Bologna Maurito tornerà ad esule? Per due rimasti a secco, però, c’è un volto nuovo che ha vissuto la sua domenica di gloria. E’ quello imberbe di Pietro Pellegri, protagonista di una doppietta, anche se amara, contro la Lazio. E’ il primo calciatore nato negli anni Duemila a realizzare una doppietta in Serie A e c’è chi lo considera già l’erede di Roberto Pruzzo, altro attaccante di razza. Il tempo dirà se sarà così.

Qualità dei sini a parte, sembra che ci sia stata una svolta europea anche nella mentalità del calcio tricolore. Se voluta o frutto di coincidenza, questo è difficile a dirsi. Sta di fatto che se una volta a vincere lo era molto spesso la squadra con la migliore difesa, l’impressione è che quest’anno la rea possa essere riscritta e a festeggiare possa essere chi ha l’attacco più forte. Sarà davvero così sino alla fine?