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Sì a Letta in 8 punti: l’Italia è cambiata?

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di na Collina - Letta al ha chiesto la fiducia sugli 8 punti che servono all’Italia, eccoli.

1. LA RIPRESA. “L’Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale, sventare questo rischio dipende da noi, dalle scelte che assumeremo, dipende da un sì o un no. Per non mettere a repentaglio la ripresa e per non far sedere nuovamente l’Italia sul banco degli imputati”.

2. VIVERE O MORIRE. “Il è nato in Parlamento e , se deve morire, deve farlo qui in Parlamento”.

3. NUOVA MAGGIORANZA. “La maggioranza è cambiata ora ci sono nuovi numeri. Mi ha portato qui la convinzione che era meglio cadere piuttosto che arrivare a una soluzione di basso profilo. Il rispetto della libertà della persona è la base della democrazia. Non ne posso più di sentire lezioni di morale da chi perché qualcuno ha cambiato idea”.

4. LE SENTENZE SI RISPETTANO. “Il Paese è stremato dai conflitti di una politica ridotta a continui cannoneggiamenti ma e ripiegata su stessa. Ora basta con la politica di trincea, concentriamoci su ciò che dobbiamo fare. Sulla vicenda si è creata una situazione insostenibile, i due piani non possono essere sovrapposti. La nostra repubblica si fonda sullo Stato di diritto e in uno Stato di diritto le sentenze si rispettano e si applicano, fermo restando il diritto intangibile alla difesa che è concesso a un parlamentare come a qualsiasi altro cittadino, senza leggi ad personam né contra personam”.

5. SPREAD POLITICO. “Dal ’92 a oggi ha avuto solo tre cancellieri mentre da noi ci sono stati 14 governi, un altro spread che pesa eccome. Mandare il a casa, dice significherebbe contrarre l’orizzonte, rinviare le misure per la ripresa e sedersi di nuovo sul banco degli imputati in Europa e nel mondo. Mandare via il , insiste, significherebbe rinunciare a una riforma delle istituzioni che non è stata mai così a portata di mano – “12 mesi da oggi” – Senza dimenticare che in caso di crisi potremmo scivolare verso elezioni che consegnerebbero il paese a una situazione di ingovernabilità, per colpa di una legge elettorale che non è in grado di indicare un vincitore. Ma non è solo la possibilità (e la necessità) di ammodernare la Costituzione e cambiare il Porcellum a sconsigliare la crisi.

6. TAGLI ALLO STATO. “L’Italia è ora avviata a una graduale ripresa, abbiamo alle spalle un incubo, abbiamo perso otto punti di Pil e un milione di posti di lavoro, ora abbiamo l’obiettivo di una crescita dell’1% nel 2014 e superiore negli anni a venire. L’Italia rispetterà i vincoli europei e resterà sotto la soglia del 3% dell’indebitamento. Per farlo punterà alla riduzione della spesa pubblica con un piano che verrà affidato al nuovo commissario per la spending revie Carlo Cottarelli, dirigente del Fondo monetario .

7. IVA E IMU. “Lavoreremo al calco delle tasse: in primo luogo quelle sul lavoro sia dal lato delle imprese sia su quello dei lavoratori. Sull’aumento dell’Iva si procederà ad una revisione complessiva delle aliquote”. Per l’Imu sarà confermata la rotta fin qui seguita”.

8. COSE FATTE. “Siamo stati tutt’altro che il del rinvio. Nel 2014 l’Italia assumerà la presidenza dell’unione Europea. La pma voltà sarà tra 15 anni. Non possiamo permetterci di far tacere o mancare la voce dell’Italia. Non possiamo avere un’influenza in Europa senza credibilità o credibilità con un voto poco meditato aperto ad un pungente e vergognoso rimorso”.