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Cento anni di Gino, Intramontabile. Se ne ricorda solo RaiUno!

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di Serena Paoletti - Ha un secolo, è ancora vivo! Il 18 luglio 1914, nasceva Gino Bartali, uno dei campioni più amati d’. La Rai rimanda in onda la miniserie “Gino Bartali, L’intramontabile” ore 21.20, RaiUno.

Una dedica alla vita del grande ciclista no e sullo sfondo delle sue vittorie ive e dei suoi drammi personali – come la morte del fratello durante una corsa – i fatti più importanti della storia d’ del Novecento: gli anni del Fascismo, gli orrori della guerra, la rinascita e l’entusiasmo degli anni Cinquanta.

La carriera del corridore più amato d’ si chiuse nel 1954, dopo clamorosi trionfi tra cui il Tour De France nel 1948.

Pierfrancesco Favino lo ha fatto rivivere…“Bartali è stato il primo personaggio protagonista che mi hanno offerto. Ho tappezzato una stanza con le sue foto e mi ci sono chiuso dentro. L’ho studiato per sei mesi e ho fatto 5mila chilometri in bici. Volevo capire cosa vuol dire pedalare su una bicicletta che pesa 17 chili”.

Al fianco di Favino, Nicole Grimaudo preta la moglie Adriana e Simone Gandolfo nei panni dell’eterno rivale Fausto Coppi.

LA STORIA. Venuto al mondo prima della prima guerra, ha attraversato la seconda senza smettere di sognare, sudare e vincere: il primo Tour nel 1938, il secondo 10 anni più di, esempio di longevità inaudita.
Ci ha accompagnato nella ricostruzione del dopoguerra, al nostro fianco negli anni del boom, presente quando in saltavano per aria piazze, treni e stazioni, arrivando con noi fino al nuovo millennio, il Duemila.
Brontolava, con voce impastata dalle troppe sigarette, per avvertirci che era tutto sbagliato, “l’è tutto da rifare”.
Come dargli torto.
“Per l’ ho fatto ciò che ho potuto”, diceva. E davvero gli sembrava di non aver fatto niente di speciale, niente che altri non avrebbero fatto al suo posto.

Uomini come Gino Bartali sono rarità, e se non altro per gli 86 anni passati con noi. Da Intramontabile.
La leggenda se l’era presa Coppi, con la morte troppo precoce per un morso di zanzara…intatto, giovane per sempre, irraggiungibile.
“Se n’è andato nell’unico posto dove non posso raggiungerlo”, disse Gino.

Per anni ci siamo accontentati di sfogliarne i successi, che pure di Bartali un fenomeno dello di ogni tempo. Non solo per lo : la sua vittoria al Tour salvò l’ dalla guerra civile, pronta a scoppiare per l’attentato di Togliatti.
Poi abbiamo scoperto una ancora più grande, che Gino non aveva mai raccontato neanche ad Adriana, sua moglie. Un trionfo di coraggio e umanità, durante la guerra, la Seconda.

Gli avevano chiesto una mano per salvare gli ebrei toscani dai nazisti, aveva offerto le sue gambe, nascondendo i documenti nel telaio della bici in staffetta da al Vaticano, e . Quando i fascisti lo fermavano al posto di blocco, lo riconoscevano e lasciavano andare… “mi sto allenando per il Giro d’”.
A casa, Adriana credeva facesse ‘il lungo’, l’ più duro, l’unica cosa che potesse non preoccuparla dei ridi.

Pochi anni fa, Andrea, suo figlio, si è ricordato di quelle buffe favole che Gino raccontava per farlo addormene: storie di biciclette, i tedeschi con i mitra, i buoni e di cattivi. Una bella fantasia, non poteva immaginare che era stato tra ‘I Giusti’, come Perlasca, Schindler, altri che le loro favole non le hanno raccontate.

Non era ente, Gino, era forte. Non era un eroe ntico, mangiava pagnotta prima della corsa e in bici spaccava le uova sul manubrio e buttava giù, sempre pedalando.
Per anni ha accettato di specchiarsi nel suo contrario: lui bigotto, Coppi bigamo, lui devoto, Coppi libero, lui antico, Coppi moderno.
Si sono rispettati sempre, uniti da passione e fatica.

Bartali pianse per la fine del suo altro, e per quarant’anni ancora è andato avanti anche per ricordarlo.
Oggi raccone ai piú chi è stato Gino Bartali è importante per l’orgoglio di essere ni, perchè vale sempre la pena faticare una vita per un sogno.
Tutti i traguardi sono uguali, se hai sudato per raggiungerli.

Sudate ragazzi, sudate.