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Gigi si racconta: “Ignorante in un paese bigotto e bachettone”.

Gianluigi Buffon (5)

di Antonella Lamole – Il ragazzo, l’uomo, il marito, il padre di famiglia, il portiere, il fuoriclasse. ‘La Repubblica’ racconta Gianluigi Buffon. Che ha appena vinto il terzo di la con la e si prepara all’ennesimo Mondiale, sintesi della propria vita più della carriera gloriosa.

‘Boia chi molla’, il numero 88 che evoca Hitler, il diploma di ragioniere comprato, le scommesse clandestine, il goal-non goal di Muni in -, la gaffe ‘meglio due di un morto’…
“Ho fatto molti errori – dice – sono stato ignorante e l’ignoranza non è una giusticazione, ma bisognerebbe saper perdonare la gioventù. Ci sono dichiarazioni che non rinnego, quella sul di Muni per esempio, sarei ipocrita”.

Il caso scommesse emerso prima degli Europei del 2012, lo costrinse a difendersi dai fucili puntati: “Ma sono ben diverso dal descritto. Il gioco ha sempre rappresentato e continuerà a rappresene un piacere e uno svago. In il concetto di gioco d’azzardo resta tabù. Si preferisce l’associazione gioco-dipendenza-rovina. Siamo un paese democraticamente giovane, ma bigotto e bacchettone con il vizio del luogo comune”.

Tra i ricordi c’è anche quello, doloroso ma appartenente al passato, della depressione. “Era la stagione 2003-2004 – riavvolge il nastro Buffon – La era senza obiettivi. Mi sentivo solo come mai prima, non ero danzato, mi rincoglionivo davanti a net. Sono precipitato nel vuoto, non riuscivo a ghermirmi. Nel letto mi stringevo la testa alle ginocchia e piangevo. Non mi hanno salvato né il né l’analista. Ho cominciato a leggere, a visie mostre d’arte, a essarmi a quanto accadeva nel mondo. Tre mesi dopo assaporavo i primi frutti di un mio personalissimo Rinascimento”.

Gli anni sono 36. Buffon, che sa bene che una carriera di calciatore non dura in eterno, si denisce “un uomo sereno con una moderata paura dell’avvicinarsi dello stop. Ma penso che dopo sarà felice perché potrà studiare il cinese e amare le persone care che lo hanno avuto poco accanto. Non farà l’allenatore”. nché è in campo, però, chiede una sola cosa alla : “Che accetti il mio ruolo di leader e non mi chieda di fare la riserva. Non sopporterei di se in panchina”.