ULTIM'ORA

Fuoriclasse gentiluomo: Gay, angelo caduto dal cielo, tornato in Paradiso!

g-scireasg1233-2560x1707

“La prima volta che stette con me a un raduno della nazionale Under 23, pensai ‘questo è un angelo piovuto dal cielo’. Non mi ero sbagliato: solo che lo hanno rivoluto indietro troppo presto…”. Il giorno in cui morì a 36 anni il campione più corretto che il italiano aia espresso, il 3 settembre 1989, la metafora più calzante alla sua gura di fuoriclasse dal volto umano fu quella di Enzo . Per il Ct ‘Mundial’, che con le parole scolpiva sulla pietra, Scirea era tornato ‘maledettamente anzitempo’ da dove era partito, in Paradiso.

Ma la retorica connaturata a un eroe ivo gentiluomo non deve oscurare la caratura calcistica di un giocatore che – oltre a essere persona perbene, modello di comportamento e modestia – era un fuoriclasse. Un Beckenbauer, per intendersi, senza l’orgoglio intellettuale del tedesco che si faceva chiamare Kaiser Franz giocando (e parlando) sempre a petto in fuori. Scirea no, lui anzi quasi mai parlava. E se gli capitava di peccare di orgoglio dopo una delle tante vittorie andando a festeggiare lo scudetto con i compagni di squadra della Juve, nel rientrare a casa alla prime luci dell’alba, incontrando i primi operai che per la strada si affrettavano verso le fariche della , si copriva il volto con il bavero della giacca per il pudore: a suo padre, anche lui operaio, non saree piaciuto vedere il glio in giro a quell’ora. E per la verità non piaceva neanche a lui: quando raggiungeva il suo amico Tardelli a Tirrenia per le vacanze, ed erano già personaggi affermati, di sera dopo una cena in giardino si mettevano a giocare a nascondino con le mogli.

da Cinisello Balsamo era schivo, infatti, educato e corretto anche in campo: mai espulso o squalicato, nonostante di mestiere facesse il difensore, ‘libero’ come si chiamava allora con termine coniato da Gianni Brera e reso universale dalla bellezza del suono e del concetto. Difensore, poi…: sì, chiudeva i varchi in maniera magica, ma era bravissimo anche a far ripartire l’azione, retaggio di un passato remoto da centrocampista avanzato. Nell’azione del secondo degli azzurri nella nale mondiale del 1982 contro la Germania, quello di Tardelli, Scirea è il giocatore italiano più avanzato e tocca la palla due volte, una di tacco. D’altra parte era elegante, sul campo si muoveva a testa alta, usciva palla al piede dalla difesa e intuiva il gioco prima degli altri.

La Juventus lo aveva preso dall’Atalanta e in bianconero Gaetano diventò leggenda vincendo 7 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa Campioni, quella dell’Heysel, la Coppa continentale, la Coppa Uefa, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa europea. Con la Juventus giocò 563 partite ufciali, segnando 24 . Campione del mondo con la Nazionale nel 1982 al Bernabeu, Scirea era rispettato perno dai rivali.

Piansero in tanti quando arrivò la terribile notizia della sua morte in un incidente stradale in Polonia, sulla superstrada Varsavia-Katowice. Ci era andato per studiare il Gornik Zabrze, avversario in Coppa Uefa della Juve di cui era diventato viceallenatore. Era domenica sera, Sandro Ciotti lesse la notizia dell’Ansa in diretta tv e Tardelli, che era ospite in studio, si sentì male. Si sentì male con lui tutta Italia, per un personaggio impensabile nel football di oggi, contrassegnato da creste e tatuaggi, ma decisamente anomalo anche allora. Tra le sue giocate eleganti, i suoi , i suoi tanti successi, si secano anche gesti ieratici: quando in un orentina-Juventus i calciatori delle due squadre cominciarono a spintonarsi dopo un brutto scontro a centrocampo, Scirea raggiunse il gruppo dei litiganti e con sguardo fulminante disse loro: ‘Vergognatevi, in tribuna ci sono le nostre mogli, i nostri gli e i che ci stanno guardando’: la rissa cessò all’istante. Insomma, come spiegò con un’altra metafora indovinata Trapattoni, Scirea era “un leader, con indosso il saio”. E in tempi di leader che indossano solo il prolo facebook, la nostalgia si rafforza.

Devi essere iscritto per commentare

Login

Leave a Reply