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Fuccillo spiega la Roma: è 4a forza?

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E’ un piacere leggere l’amico Mino Fuccillo che scrive della sua Roma. Dopo un lungo tempo, con anni tristi per amici veri comuni e quindi per noi tutti, saluto il alle cronache sportive di Mino. A voi.

di Mino Fuccillo* – Se non vince, si perde soprattutto la Roma. Si perde il contatto ravvito con il quarto posto. Quarto posto che per la Roma è un obbligo. Per la orentina solo un sogno. Juventus primo livello, e Inter secondo livello. E al terzo livello Lazio, Milan e Roma per il quarto posto. Questo è oggi il !

Comincia dunque a renze al pomeriggio di un sabato e chi non vince si perde almeno in questa stazione la coincidenza per il quarto posto. Comincia con una Roma che deve, senza se e senza ma. E con una orentina che può, ma anche no. nisce che si perdono entrambe la vista ravvita sull’alta classica. nisce in pareggio, uno a uno. nisce uno a uno grazie ad un rigore che la Roma (Olsen) forse non commette ma che la Roma (Under) si merita.

nisce uno a uno grazie a Florenzi che ritrova e ripesca la partita ma non la squadra. Uno a uno che per la Roma è un guaio, che sa di declassamento in atto. Per la orentina è un ascensore in classica mancato, ma nessun guaio e nessun vero dolore. nisce con una Roma che recupera la partita che sembrava andata. Ma lascia anche una tremenda impressione: che sia in formazione, già formato, per lei l’anno peggiore da svariati anni. nisce con la orentina che fa un punto che fa salute, umore e che non cambia il ruolo in classica. nisce con la Roma fulminata da un calcio di rigore che c’era e anche non c’era, vai a misurare. Ma che la Roma si è meritata in pieno di averlo contro quel calcio di rigore: quando fai quel che ha fatto Under appoggiando verso l’area al centravanti avversario, allora un rigore contro te lo meriti.

Era cominciata con la Roma schierata senza e Manolas e quindi con il retro pensiero di tutti che lì dietro sarebbe stata dura per Juan Jesus e Fazio. Dura contro Chiesa folletto veloce e Simeone centravanti vero, anche se mini. Tutti pensano al peccato originale della Roma nell’estate vendite/: aver creduto di avere una gran difesa senza averla davvero. E quindi ci si prepara da parte giallorossa (in campo in tenuta bianco sporco) a tremare là dietro. E invece non si trema là dietro, anzi va non c’è male, quasi bene. Là dietro. Quelle che tremano sono là davanti le colonne di gelatina tremebonda dei cosiddetti “esterni alti”. La Roma deve fare i conti, conti in decit, con la brillante evanescenza di El Sharaawy e l’acerba, strutturalmente acerba maturità di Under. Con pesi così sulle ali non si vola. Basta un Kluivert a fare un po’ meglio. Con pesi così sulle ali…In mezzo al campo il vaporoso Zaniolo e il levigato . Bastano e non bastano. La Roma è tutta così. Come Dzeko. Che c’è e non c’è.

Comunque comincia. E cerchi invano un presagio dopo che si è cominciato. Un presagio Gerson che di gran voglia la toglie a Dzeko al primo minuto? Un presagio Dzeko molle nel pallonete su Lafont al minuto 3? Un presagio El Sharaawy che va a giro…fuori porta? Un presagio Chiesa che corre e sballa nel tiro? Un presagio Simeone che la sparacchia a lato? Non succede quasi nulla per una mezz’oretta. Nulla può far presagire quel che Under sta per fare (se non una profonda e intima conoscenza della fenomenologia romanista, ma questa è altra storia…). Dopo il rigore…deus non vult. La Roma tira, deus devia la palla sul palo viola. La Roma se ne trova due in area viola col pallone pure lui lì, deus li confonde entrambi. Prosegue che deus del calcio si stufa di non volere versus Roma. E quindi al dodicesimo minuto del secondo tempo si frappone tra Chiesa e Simeone che…la metto dentro io, la metti dentro tu? orentina grazia la Roma, era due a zero fatto. Da quel momento non che proprio la Roma risorga, ma almeno ricammina, risale. E alla ne pareggia per piede di Florenzi. Giusto così, nessuno dalla cintola in su della Roma meritava di essere lui a rmare il pareggio.

orentina: 14 reti fatte in casa, tre subite. E 16 punti in classica. E una discreta difesa, buona soprattutto in Vitor Hugo. E buon Veretout. E buon Gerson. E buonisimmo Chiesa. E nessuno male, neanche malaccio. Che vuoi di più? Bhe, era venuta voglia di volere qualcosa di più. La Roma si sgancia dal treno ed è quella che si chiama crisi. La orentina si perde un appuntamento con una miss. Peccato, ma non era destinata a danzarsi con la .

* da calcio.com

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