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Francesco, 42° sotto le stelle: la sua vita abbracciato dal Colosseo!

'UN CAPITANO' AL COLOSSEO, ECCO L'AUTOBIOGRAFIA DI TOTTI

di Romana Collina - Capitano al Colosseo: Roma abbraccia Francesco Totti, 25 anni in giallsso festeggiati nel giorno del suo 42° con l’autobiografia in una serata-evento nel monumento simbolo della città eterna.
Come eterna vuole essere la vita giallssa dell’ex n.10…
“Presidente della Roma? In futuro perche no…”, ha detto Er Pupone al via alla serata. In cui Totti è stato mattatore sul palco prima col sindaco Virginia Raggi scherzando sulla sui suoi trascorsi da studente…”io e te nella stessa ? Io ci andavo poco, ecco perche non ci siamo incontrati”; poi con Rosella Sensi, Daniele , Marcello Lippi e Walter Veltroni.
Anfitrione Paolo Condò, coautore del libro edito da Rizzoli. sotto le stelle, abbracciato dal Colosseo.

Totti celebra il suo 42/o compleanno da ultimo gladiatore, presentando l’autobiografia davanti a una ristretta cerchia di invitati. C’è ovviamente la sua famiglia, ma anche la sindaca Raggi e l’ex primo cittadino Veltroni, Marcello Lippi e Cesare Prandelli, i compagni con cui ha vissuto la cavalcata in Germania nel 2006. Undici anni dopo è arrivato il ritiro, il ruolo al fianco del ds Monchi e un futuro ancora da scrivere. “Diventare un giorno presidente della Roma? Perché no, ma il futuro non lo so prevedere – spiega all’Ansa -. Quello che è certo è che cercherò di fare sempre il bene di questo club, da presidente, vicepresidente o anche semplice collaboratore”. “Adesso fare da tramite tra società e giocatori è il ruolo che mi si addice di più, poi nella vita può succedere” aggiunge, sottolineando che l’autobiografia è stata scritta “per parlare di Francesco, dell’uomo più che del calciatore. Come definisco il libro? Piacevole”. Anche se non a tutti è piaciuto. Franco Baldini ad esempio sembra sul punto di lasciare il comitato esecutivo della Roma per alcuni passaggi. “Ma io non speravo nelle sue dimissioni, spero non si arrabbi nessun altro. Non ho fatto questo libro per togliermi sassolini. Ho scritto la verità, non cavolate”.

Dall’infanzia in via Vetulonia a quel “speravo de morì prima” legato al giorno dell’addio al calcio. Totti si confessa al sta Paolo Condò. Sfogliando le cinquecento pagine Francesco ripercorre i primi passi col pallone, l’ammirazione in per il Milan di Sacchi (“la squadra più esaltante che abbia mai visto, l’unica nella quale fantasticavo di giocare”) e il no all’offerta monstre del Real Madrid nel 2005: “Mi offre 12 milioni di euro all’anno e una gestione mista dei diritti d’immagine. Non andrò perché non è la mia storia. La mia storia è Roma”. Una storia infinita in cui incrocia l’amore (Ilary Blasi), il successo professionale (su tutti nel 2001 e nel 2006), ma anche rapporti difficili da gestire. Tra questi quello con Cassano, “un uomo puro, spontaneo ai limiti dell’autolesionismo” messo al muro assieme al fidato Vito Scala quando gridò a Franco Sensi “Brutto avaro, spendi i tuoi maledetti e compra qualche campione”.

Il filo che lo lega a Spalletti (“il dobermann” secondo la definizione di Buffon presente nel libro) è invece riannodato in due capitoli in cui se ne leggono di tutti i colori. Totti definisce il toscano come “un grande allenatore, forse il migliore che abbia avuto”, rivelando conversazioni private sul filo del rasoio come quelle riguardanti la cacciata da Trigoria (“Vigliacco, adesso che non ti servo più mi rompi il cazzo, eh? Sei tornato qui con una missione, portala a termine!”) e il successivo faccia a faccia dopo la gara con l’ in cui “perdo le staffe anch’io e ci devono separare in quattro perché altrimenti ce le daremmo di santa ragione”.

Pepato anche il confronto dialettico con Franco Baldini che, ricorda Totti, “è il consulente più ascoltato da ”, e che nell’estate del 2011 rivelò all’allora capitano “Guarda Francesco, se fosse per me io ti venderei”. “Baldini mi considera il male della Roma perché, a suo parere, condiziono troppo l’ambiente” scrive Totti nel libro, arrivando a definire “La rivelazione dell’assassino” il momento in cui Baldini nella riunione avuta a Londra dopo il ritiro dal calcio gli confessò “Sono stato io, Francesco, a farti ritirare. Ho voluto e sostenuto Spalletti perché sapevo che la pensava come me”.