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Il Fisco vuole Leo a processo: Mondiale resa dei conti.

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di Oscar Piovesan - Non è stata la sua migliore stagione, servirebbe un nale fantastico.
La Spagna vuole processarlo per frode scale. L’Avvocatura dello Stato per l’Agenzia Tributaria spagnola, ha chiesto al magistrato titolare dell’inchiesta, aperta a il rinvio a giudizio per tre reati scali commessi fra il 2007 e il 2009 e l’evasione di 4,1 milioni di euro al sco. La richiesta è in contrasto con quella di archiviazione presentata il 17 giugno scorso dalla Procura di , dopo il ‘pagamento riparatore’ di 5 milioni di euro, per saldare il debito e le dichiarazioni dei redditi complementari presentate da Messi per gli esercizi 2010 e 2011.

Nell’inchiesta, avviata a giugno del 2013, il giudice istruttore accusa Leo Messi e il padre di aver simulato la cessione dei diritti d’immagine del calciatore a società ubicate in paradisi scali. In tre anni, il campione argentino avrebbe ricevuto 10,1 milioni di euro in diritti, dei quali avrebbe omesso di dichiarare almeno 4,1 milioni.
E se, secondo la Procura, Leo Messi “non intervenne nel processo decisionale”, per l’Avvocatura dello Stato deve rispondere penalmente di tre reati contro il sco. Sarà il giudice istruttore a decidere se fa sedere l’attaccante argentino sul banco degli imputati.

Per Lionel il in è la resa dei conti: compirà 27 anni quasi come Diego Maradona quando trascinò l’ al trionfo di ’86. Adesso tocca alla Pulce, che avrebbe voluto essere decisivo già nel 2010 in Sudafrica, e invece lasciò il campo piangendo a dirotto dopo lo 0-4 dei di nale contro la Germania. L’allenatore era Maradona, che adesso sprona l’erede calcistico ma cerca di non mettergli troppa pressione addosso spiegando che ”se non vinciamo i Mondiali, cerchiamo di non dare la colpa a Messi”.

Leo a sua volta sdrammatizza, dice che “in fondo ci sono stati molti giocatori considerati tra i migliori senza aver mai vinto un ”, ma poi ammette che il 13 luglio si vede in campo al Maracanà a giocare la nale, ”e ovviamente spero di vincere”. Intanto è lo scchio di milioni di brasiliani, che vedono come il fumo negli occhi, o con autentico terrore, l’eventuale successo degli arci-rivali. Oltretutto il per Messi, che tra infortuni muscolari e problemi con il sco spagnolo ha vissuto mesi tribolati, sarebbe anche il modo giusto per riprendersi il Pallone d’Oro strappatogli da Cristiano Ronaldo.

Sarebbe il quinto trofeo, e insieme alla anche il momento della denitiva consacrazione nell’Opo dei fuoriclasse, accanto a Pelè e Maradona. Così nalmente zittirà chi confronta la serie impressionante di trion e ottenuta con i colori del al rendimento non sempre reare in maglia albiceleste (37 e 84 presenze). Ma non sempre un campionissimo basta per vincere, una mano dovrà darla anche la ‘Seleccion’ del ct Sabella, mai vogliosa come quest’anno di cucirsi la terza stella sulla maglietta.