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In fila per Veronesi: morto sereno, ha rifiutato le cure.

Veronesi: cittadini in coda per ultimo saluto a Milano

di Nina Madonna – Lunga la a Palazzo Marino, sede del di , per la camera ardente di Umberto Veronesi.
Sopra la bara di legno scuro c’è un cuscino di rose rosse e ai piedi una foto dell’ ministro e oncologo, in cui sorride.
Il di Giuseppe Sala ha portato per primo il suo saluto alla famiglia.

In coda già prima dell’apertura della camera ardente, alle 11, i cittadini che vogliono pore l’ultimo saluto all’oncologo, scomparso all’età di 91 anni. In coda in piazza della Scala anche alcuni pazienti dell’ ministro che hanno ricordato in particolare la sua “umanità e la sua sensibilità” nel rap con i malati.

“In fondo lui che ha sempre predicato l’eutanasia, cioè il diritto di non soffrire, in qualche modo non ha voluto essere curato alla ne”. Lo ha spiegato Alberto Veronesi, glio di Umberto, ricordando le ultime ore di vita del padre a margine della camera ardente. “Non ha voluto essere ricoverato, non ha voluto nessun prolungamento, ha voluto andarsene e questo è stato inevitabile. Se n’è andato in maniera naturale – ha aggiunto – Nessuno pensava che ci saree stato un decorso così rapido, pensavamo addirittura di festeggiare i suoi 91 anni il 28 novembre. Invece, adesso, ricordiamo l’ultimo in cui ha raccontato tutta la sua vita”, ha concluso.

Giuseppe Sala ha ricordato il sup morale e medico, che Umberto Veronesi gli ha dato quando ha dovuto affrone il cancro alcuni anni fa. “Quando ho avuto la diagnosi di cancro mi ha rassicurato perché alla ne una persona malata ha bisogno di essere rassicurato dalla medi – ha ricordato a margine della camera ardente – Mi sentivo molto protetto, lui in questo era veramente molto bravo. Mi ricordo quando mi disse: ‘Questo è il mio numero di telefono quando hai bisogno chiamami’ – ha proseguito – io ero una persona qualunque, non che ora non lo sia. E’ questo che fa la differenza”.