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Fiducia, vince Napolitano. Silvio all’angolo, Letta detta il cammino!

>>>ANSA/LETTA, NIENTE RICATTI HO MAGGIORANZA POLITICA E NON CADO

di na Collina - Ora basta: il ”quotidiano gioco al massacro non sarà più tollerato”. Basta perdere tempo, si governi e per il bene del paese si facciano le riforme e si facciano con la piu’ ampia maggioranza possibile. Poi si vedrà come si comporteranno i partiti alla prova dei fatti. Passata la buriana, in un modo che non ha sorpreso più di tanto il Quirinale, Giorgio tano tira le somme della giornata con una nota durissima con la quale definisce vinti e vincitori, alza una vera e propria saracinesca a protezione di agguati prossimi venturi (confermando così, seppur indirettamente, che sono temuti pericolosi colpi di coda) e indica nella ”fermezza” l’arma vincente che ha permesso al premier Enrico Letta di fare propria questa ennesima sfida.

Naturalmente il presidente ha accolto con soddisfazione – riferiscono fonti parlamentari – il fatto che i suoi reiterati appelli alla stabilità siano stati accolti e torna a concentrarsi sui problemi concreti del Paese con un occhio alle prossime delicate scadenze parlamentari. A partire dalla riunione della Giunta del che dovrà decidere – tra soli due giorni – sulla del , fino al voto che ci sarà in aula il prossimo 14 ottobre.

Angelino Alfano, ma anche Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lon, hanno partecipato alla riunione dei cosiddetti ‘dissidenti’ del Pdl. Al termine, i ‘quasi fuoriusciti’ smorzano i toni. Cicchitto: la nascita di nuovi gruppi “è tutta da vedere”. Di scissione dice, non si e’ parlato. “Non abbiamo esaminato questo termine, nemmeno lontanamente – ha detto lasciando la riunione -. Non avremo un atteggiamento scissionista – ha aggiunto – ma nemmeno di appiattimento”. Contemporaneamente si e’ svolta a palazzo Grazioli una riunione tra Silvio e diversi big del Pdl. A via del Plebiscito sono arrivati Raffaele Fitto, Saverio no, Mara Carfagna, Renata Polverini e Gregorio Fontana. L’incontro – a quanto si apprende – servirà per fare il punto della situazione anche alla luce della riunione in corso tra i cosiddetti dissidenti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

IL FILM DELLA GIORNATA – Tra le 12, quando Sandro Bondi scandisce in Aula ‘fallirete’, e le 13,30, quando Silvio si arrende e, con un sorriso tirato, annuncia il sì al , è racchiuso tutto il senso di una giornata che, senza enfasi, il premier Enrico Letta definirà storica. Per la prima volta, infatti, il è costretto a ripiegare e a cedere sovranità alla decisione imposta da Angelino Alfano, il delfino considerato come un figlio che ha ucciso il padre.

Una politica che rafforza il perchè ora, chiarisce Letta, la ”maggioranza politica” varrà più di quella numerica. Il incassa la fiducia sia al (235 sì, 70 no) sia alla Camera (435 sì, 162 no). Ma i numeri non servono a raccontare la svolta politica della giornata che segna la spaccatura, ai limiti dell’implosione, di un partito, il Pdl, dove per anni Silvio ha deciso destini e scelte politiche. E al tempo stesso rilancia l’azione del delle larghe intese, limitato e ostacolato da veti e ultimatum dei partiti di maggioranza.

Letta non si fa sfuggire l’occasione per affondare il colpo e spuntare l’arma della : ”Ora basta con i ricatti, tanto si è dimostrato che il non casca”. La notte non era servita al a sciogliere i dubbi. L’ex premier affida a Panorama la conferma che ”non darà mai l’avvallo” al ma arriva al lasciando spazio a retrce: ”Sentiamo Letta e decidiamo”.

Nel suo vento a Palazzo Madama, in realtà, il premier non lascia molto spazio ad aperture: ”L’Italia corre un rischio fatale, dipende da noi sventarlo”, avverte Letta che però chiarisce che qualsiasi voto per il non prevede baratti. ”La vita del va distinta dalla vicenda giudiziaria di ”.

Il premier non arretra di un millimetro, forte delle 23 firme in calce alla mozione dei dissidenti del Pdl a suo sostegno. Alfano ha fatto i conti e in aula li mostra al premier: 25 ri voteranno la fiducia, 24 sono per l’uscita dall’aula, 32 si esprimeranno per la sfiducia. Gli stessi numeri, seduto sul suo scranno, ha . L’ex premier decide così di fare una prova di democrazia e di far decidere il gruppo che vota all’unanimità contro il . Ma poco dopo è direttamente Silvio ad annunciare il colpo di scena, prendendo la parola in Aula: ”Ho deciso sì per il paese ma non senza travaglio”.

I ri restano a bocca aperta, Enrico Letta si gira verso Alfano: ”E’ un grande”, scuote la testa sorridendo. Chi non la prende affatto bene sono i due ri Pdl, Vincenzo D’Anna e Lucio Barani, che si dissociano dalla decisione. E Sandro Bondi, sconfessato in diretta televisiva: ”Zanda fa bene a trattarci con un tale disprezzo. Io sono una persona perbene e non mi unisco a una tale compagnia”.

Ancora non è chiaro se Angelino Alfano e i dissidenti di Camera e andranno fino in fondo, sancendo con gruppi autonomi la scissione del Pdl – in serata la decisione resta in stand by – o se, dopo la vittoria di oggi, le colombe puntano a prendersi la golden share del partito ammazzando i falchi. Ma il Pd non vuole ignorare il dato politico, puntando ad avere più voce ora nella maggioranza: ”Da domani non si può tornare a ieri. No al logoramento, no al tira e molla, no al ricatto e all’instabilita”’, avverte il segretario Pd Guglielmo Epifani.