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Festival dalla A alla Z: cosa ricordare del 67° Sanremo!

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A come ANGELI DI RIGOPIANO. Gli eroi del soccorso e del volontariato diventano protagonisti al festival. Il dolore, la solidarietà, la vita strappata alla : standing ovation all’Ariston e picco di oltre 16 milioni di in tv.

B come BELLEZZE. Nel senza vallette sfilano però figlie, nipoti, mogli, fidanzate di: Anouchka Delon, Annabelle Belmondo, Marica Pellegrinelli, Tina Kunakey Di Vita. Quota ‘bellezze in Riviera’ rispettata.

C come CROZZA. ‘Maria e Carlo, Carlo e Maria’: è suo il tormentone del festival. Li propone come premier incaricati, suggerisce il ‘sanremellum’ per le elezioni, graffia Renzi e il Vaticano. Solo l’ultima sera abbandona il più rasserenante collegamento per riprovare il brivido del palco dopo le contestazioni del 2013.

D come DANCE. L’Ariston balla con il medley di hit anni ’80 in omaggio a Giorgio Moroder, leggenda della disco music.

E come ERMAL META. Terzo posto in classifica, vittoria nella serata cover con l’intensa Amara Terra Mia di Domenico Modugno, Premio della Critica: è il vincitore morale dell’edizione 2017.

F come FERRO. L’Ariston immerso nel buio, l’occhio di bue a illuminare una toccante cover di Mi sono innamorato di te, in omaggio a Luigi Tenco a 50 anni dalla , il volto commosso di Tiziano restano uno dei momenti più belli di questa edizione.

G come GIORGIA. Un ritorno da fuoriclasse: canta il nuovo sino Vanità e un medley delle sue hit, avventurandosi in virtuosismi da grande jazz, volando sulle note a dimostrare che sul piano vocale sono poche in grado di reggere il confronto.

H come HIROKI HARA. Chi era costui? Gli del festival lo scoprono in apertura della seconda serata: colombe, carte, coltelli si combinano con la tecnologia creando gli effetti ‘magici’ tipici di questo illusionista giapponese.

I come IERI, OGGI E DOMANI. Un festival che festeggia i 67 anni, che ha ritrovato smalto e vola oltre il 50% di share di media e che non ha paragoni nel mondo. E per il dopo Conti “ora sono cavoli amari”, per dirla alla Fiorello. W il festival.

L come LP. Porta all’Ariston il contributo della sua personalità fuori dagli schemi, interpretando le hit Lost on You e Other People. E ingaggia una gara di fischio con Conti.

M come MIKA. Da straordinaria entertainer, entusiasma con una performance che sconfina nel musical, dialoga con l’orchestra giocando a interpretarne in fraseggi, omaggia il suo idolo George Michael e lancia il suo messaggio ‘arcobaleno’, a favore delle diversità. Da applauso.

N come NAZARENO TV. Il brand Conti-de Filippi va al di là del connubio Rai-, allargandosi a Sky e Discovery. E’ il festival delle larghissime intese.

O come OSPITI. Di un po’, vecchi leoni e giovani talenti, intrattenimento puro e temi sociali, il ‘six pack’ di Raoul Bova e la campagna contro il bullismo: la formula ‘all inclusive’ è la versione contiana del nazional-popolare.

P come PORTACHIAVI a forma di Carlo Conti. L’invenzione di Maria De Filippi è il gadget del festival 2017. Va a ruba tra pubblico, giornalisti e fotografi, ma non è in vendita. Edizione itata invece per Carlitos, l’Oscar di che Maria regala a Carlo prima di salutare .

Q come QUEEN MARY. Il bacio con Robbie Williams, il terrore della scala, la camminata alla C’è posta per te. E poi il garbo nel dare voce agli ospiti, la misura nel raccontare le storie, dagli angeli di Rigopiano all’ostetrica dei record, e una sapiente dose di ironia. Il ‘format de Filippi’ lascia il segno a : nostra signora della tv porta il suo stile all’Ariston. Peccato soltanto per quel male ai piedi.

R come RE CARLO. Ha deciso di abdicare: più avanti potrebbe tornare, intanto il Carlo IV non ci sarà. Ma è lui l’imperatore di : ha centrato ancora un’edizione record, in perfetta sintonia con ‘queen Mary’. Professionista ineccepibile, mantiene l’aplomb anche quando i rumors lo danno in partenza per . Il segreto? Al mattino niente rassegna stampa.

S come SCIMMIA. Vince Francesco Gabbani. Vince la scimmia ballerina. Vince l’a e l’ironia filosofica, in un festival dove il buonumore nelle canzoni stenta un po’. E come SPACCO – Vertiginoso quello di Diletta Leotta che arriva in top rosso e gonna sontuosa a parlare di cyberbullismo. Il web si infiamma: look ‘stonato’ o rivendicazione orgogliosa del ‘corpo delle donne’ contro il voyeurismo?

T come TOTTI. E’ il mattatore del festival. Gioca a fare il presentatore, si presta all’intervista paradossale di Carlo e Maria, si concede una gaffe anche su Ilary… “Ha fatto The Voice”. Sicuro? “Boh, poi glielo chiedo”. Irrita i si della Lazio suggerendo come brano preferito del festival il ‘Piccione’ di Povia. Finale in gloria con le pallonate in platea. E con il pallone autografato che diventa oggetto di culto.

U come UNICEF. Porta sul palco l’orchestra dei Reciclados de Cateura, che emoziona e commuove con veri e propri strumenti musicali ricavati dai della discarica di Asuncion, in Paraguay. Resterà la loro lezione: anche dai può nascere la poesia. E resterà la di Celeste, 10 anni, che grazie ai concerti è riuscita a comprare una casa alla sua famiglia.

V come VIRGINIA RAFFAELE. Quest’anno è una Sandra Milo in versione pantera super svampita in rosso fuoco. Ma un po’ fa rimpiangere Donatella Versace e Carla Fracci.

Z come ZECCHINO D’ORO. Volevo un gatto nero, 44 gatti, Il Valzer del moscerino, Il caffè della Peppina: il medley del Piccolo coro dell’Antoniano è un tuffo nell’infanzia. E come ZUCCHERO – Torna all’Ariston per la prima volta da superospite, a fare pace con un festival che non lo ha mai premiato. Il duetto virtuale con Pavarotti resterà negli annali.