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Ferlaino a DeLa: mai Hamsik dal tifo, a Pistoia parlai io.

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di Nino Campa - Nella redazione de Il Mattino è arrivata una lettera anonima con proiettile e minacce di morte per Genny ‘a carogna.
La lettera accusa anche il Napoli e si minaccia di morte il telecronista di -Napoli in diretta su RaiUno.
Si legge…”Stai attento, avanzo di galera, hai le ore contate. Penserai che sia una semplice minaccia. Aspetta e vedrai. Morte agli ultras!!! Carogna, attento a te, ai tuoi familiari e a tutti quei coglioni che sono alle tue spalle!!!”.

“Anche voi della Società Calcio Napoli non siete esenti da responsabilità, così come i mass media che pubblicano solo ciò che fa loro comodo. Questa farsa è stata organizzata con l’assenso della federazione calcio e con la collaborazione dell’operatore tv della Rai. Vi seguiremo nei vostri spostamenti ed al momento opportuno colpiremo!! Che il tifoso napoletano ferito a Roma muoia presto!! Non dorma tranquillo nemmeno il cronista Tv. Ogni promessa è un debito”.

Disparate le ipotesi sul mandante della lettera.
La procura di Napoli ha deciso di rogare Hamsik. Giovanni Melillo, Pm in trincea contro le infiltrazioni camorristiche nel calcio, conferma che a Napoli esiste un forte legame tra ultrà e camorra.
è in silenzio, come tutto il Napoli. Solo Benitez si è lasciato andare ai compenti al pubblico del che suonano come un gesto di sottomissione ai tifosi tutti.

E’ sceso in campo anche Corrado Ferlaino che accusa della decisione di trattare con la curva.

Lei, tifoso del Napoli, mai più tornato al , ha visto la finale di Coppa Italia in tv…
“Certo, una gioia offuscata dal gravissimo ferimento di Ciro, cui va il mio abbraccio forte: un ragazzo tra vita e morte è agli arresti. La cosa fa riflettere”.

Ha visto Hamsik recarsi davanti alla Curva Nord dell’Opico per parlare con Genny ’a carogna.
«Una pazzia, una pazzia assoluta davanti alle tv di tutto il mondo, al presidente del Senato e al capo del , ai massimi rappresentanti dello sport italiano. Ma chi è stato quel folle che ha ordinato a un ottimo calciatore, peraltro non italiano, di parlare con un professionista del tifo? Quattordici anni fa, nello o di Pistoia con i tifosi parlai direttamente io”.

Perchè?
“Era la penultima giornata del campionato di serie B, vincevamo 1-0, di Schowch. I tre punti ci avrebbero dato la promozione. A dieci minuti dalla fine migli di tifosi entrarono in campo: partita sospesa e rischio sconfitta a tavolino. Non mandai il capitano a parlare, presi io il microfono e mi rivolsi ai tifosi: tornate sugli spalti, convincete anche i più riottosi, perché questa partita rischiamo di perderla e di compromettere la promozione. Mi ascoltarono”.

All’Opico non era la stesa cosa. Il silenzio per Ciro è stato cancellato da carta e l’Inno di Mameli è stato fischiatissimo.
«Sono stato presidente del Napoli per oltre trent’anni, a lungo dirigente di Lega e di Federazione…è stato un errore anche far suonare l’Inno dopo quanto era accaduto. Non lo suonino per le partite del Napoli o a Napoli, la città soffre tanto”.

Diventò Presidente nel 1969, è uscito dal calcio nel 2002: dal romanticismo al business, che ha riempito il calcio di veleni.
“La trasformazione ha riguardato la nostra società, non solo il calcio. La malavita, è presente nelle tifoserie è in molti altri ambiti. C’è chi cede alla camorra perché non trova lavoro a Napoli. Crisi che si contrappone al rilancio di o con l’Expo 2015…ma non può essere giustificazione”.

Ha frequentato a lungo gli e conosce le tifoserie: come si taglia questo legame?
«Solo con prevenzione. Io ascoltavo i dirigenti della Questura e isolavo in maniera decisa i tifosi violenti. Allora si trattava dell’uno per cento del . C’è una parte sana di tifosi che non può essere accomunata agli ultrà. Parlare male del Napoli e dei napoletani è diventata moda”.

Anche perchè qualcuno l’ha permesso pensando che il calcio sia solo business!