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Fallimento Pep: mercato, gioco, big…addio Premier!

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di Mary Bridge - Una pesante scontta, con un doppio signicato. L’addio alla , con quattro mesi d’anticipo, e il di , sul quale ormai non ci sono dubbi. Il momento è delicato, il futuro sembra segnato. Almeno a sentire le parole dello stesso Pep, pochi minuti dopo il 4-0 subito dal suo Manchester dall’Everton: “Dieci punti dal primo posto sono tanti, forse troppi da recuperare. Pensiamo piuttosto al secondo posto che è più vicino. Ho chiesto ai giocatori di non guardare la classica, di concentrarsi su un match alla volta. A ne stagione tireremo le somme, giocatori e allenatore”. Un’altra uscita discutibile, da parte di un allenatore completamente nel pallone. Che in due settimana ha prima ammesso di pensare al ritiro, poi ha gettato la spugna nella corsa al . Una dichiarazione da perdente, in antitesi con la squadra che guida, una delle più ricche e attrezzate d’Europa, con un valore complessivo di oltre 600 milioni di euro, costruita per eccellere in tutte le competizioni.

I MOTIVI. non è più il migliore al mondo, non è più un allenatore che fa la differenza. E c’è più di un segnale che supporta la tesi. L’uomo della revolucion Barcelona ha commesso tanti, troppi errori, di ogni natura. Non ha saputo adate il suo credo calcistico ai ritmi e all’intensità della , ha fatto scelte di discutibili: la bocciatura preventiva di Hart e l’acquisto di Bravo, l’assenza di un vice Aguero e il mancato arrivo, ina aggiunta di Stones, di un difensore centrale, considerando i problemi cronici di Kompany. Poi la gestione bizzarra della rosa – chiedere a Yaya Touré, prima spedito nel dimenticatoio poi titolare o a Delph, contro l’Everton lasciato in panchina con Zabaleta adattato centrocampista centrale.

FUTURO INCERTO. è a un bivio: andare via a ne stagione, cercando un nuovo progetto tecnico dove poter esprimere liberamente la sua losoa, o aggiornare il suo credo, adattandolo a un campionato, quello inglese, nel quale avere un miglior possesso palla non è sinonimo di successo. Il tempo stringe, serve una reazione, serve ritrovare tranquillità e . C’è una stagione da salvare, c’è uno scettro da riprendere.