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La Radio, novant’anni fa: e l’Italia cambiò.

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di Paolo Paoletti – Novant’anni, la radio resta fresca e affascinante! Fu strumento di propaganda del fascismo: annunciò l’avvio e la fine della seconda ; consentì agli italiani, prima della tv, di imparare la nostra lingua, di conoscere la grande musica e il grande teatro.
Sperimentò i primi varietà, ritrovo degli intellettuali, lavoratorio di una nuova modo informazione e spazio di protesta.

Il successo della tv, poi del web, potevano distruggerla…invece ancora oggi, in tempi di bulimia mediatica, la radio è viva: fedele compagna dei nostri giorni.

Nacque il 6 ottobre 1924: Signori a tutti buonasera… è la violinista Ines Viviani Donarelli a dare l’annuncio del concerto inaugurale. Maria Luisa Boncompagni fu la prima signorina ‘buonasera’ quando, in pieno Ventennio, la prima voce esce dall’invenzione di Guglielmo Marconi.
La Rai non c’è ancora, la concessionaria è l’Unione Radiofonica Italiana (poi Eiar) a Napoli con la mitica sede di Palazzo Singer.
L’Agenzia Stefani era l’unica fonte di notizie.

Con le cronache del regime, negli anni ’30, nasce la diretta e lo invade le case gli italiani: Nicolò Carosio racconta i trionfi degli Azzurri di Vittorio Pozzo costretti alla camicia nera, nel ’34 e ’38. Ed Olimpici nel 1936. Anni d’!
C’è anche Niccolò, nel ’59, quando parte ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, trasmissione immortale che raggiunge 25 milioni di ascoltatori, con Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Beppe , Nando Martellini.

Tutti figli della radio, come Nunzio Filogamo, che nel ’34 lancia ‘I quattro moschettieri’: “Cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!”.

Pioniere dei presentatori, dal ’51 conduce conduce le prime quattro edizioni del di Sanremo, trasmesse solo in radio. Dal ’55 in diretta tv. Anni in cui la radio apre a nuovi generi: il 7 maggio ’45, Jader Jacobelli dà per primo in la notizia dell’Italia liberata.

Francesco Cossiga è il primo collaboratore non militare della radio postbellica, Giulio Andreotti gli farà compagnia.
Nel ’49 nacque la Rai negli studi di via Asiago, un simbolo dell’Italia che rinasce.

Con l’arrivo dei tre Programmi Nazionali, nascono Radiosera, primo Gr moderno, le rubriche di approfondimento, tra cui ‘Ciak’ di Lello Bersani, il varietà con ‘Il Rosso e il nero’. Emergono Enzo Biagi, Sergio Zavoli e dal ’58 Indro Montanelli racconta la storia del nostro paese. Enzo Tortora conduce, invece, il primo contenitore, ‘Il signore delle 13′. Muovono i primi passi Alberto Sordi, con i personaggi di Mario Pio e del Conte Claro, e Franca Valeri con la sua Signorina Snob. L’intrattenimento conquista le case: nel ’66 arriva ‘Gran Varietà’, per anni appuntamento della domenica mattina per le famiglie. Poi tocca a ‘La corrida’ di Corrado. La programmazione culturale trova il suo apice nel ’73 con le ‘Interviste impossibili’, realizzate da intellettuali come Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Italo Calvino. Sono anni in cui la censura è ancora forte in Rai, mentre persino Radio Vaticana trasmette brani vietati come ‘Dio è morto’ di Francesco Guccini.

La metà degli anni ’70 è uno spartiacque: sulla scia delle rivolte studentesche, inizia l’epoca delle radio libere, celebrate nel film di Ligabue ‘Radiofreccia’. E’ l’Emilia Romagna la patria delle prime stazioni, le più innovative, ma presto è un boom. Molte emittenti sono connotate politicamente, come Radio Popolare a Milano (dove negli ’80 nasce la Gialappa’s) e Radio Onda Rossa a Roma, la cui storia è legata a doppio filo a quella sinistra extraparlamentare. In Sicilia Peppino Impastato paga con la vita lo spirito di libertà di Radio Aut, che utilizza per scagliarsi contro i mafiosi della sua città. Emerge anche Radio Radicale, che si afferma come servizio pubblico alternativo alla Rai.

Lo stile delle radio libere è tutto nuovo, meno ingessato e libero dal controllo governativo. Anche la Rai è costretta ad allinearsi alle nuove tendenze, che già avevano fatto breccia con Radio , in grado di trasmettere dall’estero. ‘Alto Gradimento’, e prima ancora ‘Bandiera Gialla’, trasmissioni con cui Renzo Arbore e Gianni Boncompagni rivoluzionano il modo di fare radio, sono figlie di questo clima. Con ‘Chiamate Roma 3131′ la Rai apre anche alle telefonate degli ascoltatori.

La partecipazione del pubblico è centrale nelle radio libere, che spesso sono proprietà di cooperative e si reggono sul lav dei volontari. Quello spirito negli anni si perde, la programmazione diventa più commerciale. La musica è essenziale per riempire i palinsesti e proprio in radio, come dj, iniziano la carriera star come Vasco Rossi o Jovanotti. Si affermano emittenti come Rtl 102,5, Radio Dj, Radio 105, Rds e trasmissioni come ‘Lo Zoo di 105′, ‘Deejay chiama Italia’, i programmi di Amadeus e Albertino, capaci di miscelare canzoni e intrattenimento, o come ‘La Zanzara’ e ‘Un Giorno da pecora’, irriverenti e ironiche. Così la radio continua a vivere, attirando tanti ascoltatori (secondo le ultime stime sono 35 milioni in Italia), molti ssimi. Un pubblico che le tv generaliste vanno invece pian piano perdendo.

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