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Ora Fuori le ‘carogne’ anche ai funerali.

Genny 'a carogna al funerale di Ciro Esposito

di Paolo Paoletti – Un funerale non può essere una vetrina per mettersi in bella mostra. Smettimola con questa farsa del finto sentimento e le lacrime di coccodrillo.
Il rispetto per Ciro e la famiglia parte dal rispetto dei ruoli. Fuori da queste occasioni che non hanno niente a che vedere col cordoglio, presidenti colpevoli di strafregarsene della sicurezza negli stadi, che fanno i capipopolo, istituzioni che vendono per l’accondiscendenza all’illegalità. Anche i capi delle forze dell’ordine – non i poliziotti che come Raciti ci rimettono la vita – che non vogliono imporre ai padroni del vapore del i iti della decenza iva.
Io sto con chi non si fa comandare da nessuno, con chi vuole andare allo stadio e guardare seduto e in pace un partita a prezzi giusti, o seguirla in senza ascole le bugie di telecronisti prezzolati. Io sto con chi esplode la passione dentro e l’educazione fuori, chi pensa che vincere o perdere non è la stessa cosa e c’è sempre una colpa se si vince o si perde che nessuno paga. Io sto con la normalità che è requisito primo dell’eccellenza, che il in Italia ha venduto agli interessi di pochi presidenti.
Ho cominciato a giocare a pallone a 10 anni, all’oratorio dei fratelli La Salle di Torre del Greco. Mi noono emissari della Fiorentina e del Milan, i quali offrirono 13 milioni a mia madre per pormi a Milanello. Ebbero una parta in faccia perchè i ragazzi devono educarli i genitori.
Vultaggio – commissario federale – mi premiò come “più piccolo e interessante calciatore” del Primo Torneo Città di Napoli, 1967. Anche Coverciano mi fu proibito con la stessa motivazione.
Ho continuato nella SSCNapoli con Giovanni Lambiase, maestro di vita prima che istruttore; Sentimenti IV e Gianni Di Marzio che mi convocò per il ritiro della Primavera al mitico centro Due Palme di Agnano.
Dal 1978 al 1992 ho scritto di e di , lasciando La Reblica per passare dietro una scrivania della società: mi illudevo di poter cambiare qualcosa. Già impossibile negli anni Novanta, oggi il è una farsa che tutti accettano e nessuno combatte. Fa comodo, girano tanti soldi.
Gli arbitri non c’entrano, o pochissimo. Come è ridicolo addossare al messicano Moreno2 l’einazione in .
Il è morto, lo hanno ammazzato i presidenti, in primis Berlusconi. E i giornalisti che dovrebbero essere i garanti della verità, fanno parte del bottone. Così anche la morte di Ciro, non è stata la prima e non sarà l’ultima. Invece di immergersi nell’acquario della fiera delle vanità sulla pelle degli altri, facciamo tutti un mea culpa e cominciamo a fare pagare ad ognuno le proprie colpe. Chi resta? Meglio pochissimi ma buoni.

Ansa, la cronaca - Anche Genny De Tommaso, detto ‘Genny a carogna’, rende omaggio a Ciro Esposito, il giovane morto per gli scontri a Roma lo scorso 3 maggio. Oggi si è recato in piazza Grandi Eventi a Napoli dove nel pomeriggio è in programma il funerale del giovane il tifoso del Napoli. La sera della finale di Coppa Italia all’Opico, De Tommaso era a capo della nei concitati momenti successivi agli incidenti nei quali rimase colpito Ciro. Secondo le testimonianze fu lui tra i primi a soccorrere il giovane ultrà dopo l’aggressione.

A Scampia la piazza intitolata a Ciro Esposito – La piazza dei grandi eventi a Scampia ha appena ‘cambiato nome’. Al suo posto i hanno sistemato una ga con la scritta “Piazza Ciro Esposito”. Anche in piazza, come alla camera ardente sono numerose le corone di fiori.

Commozione alla camera ardente – E’ rimasta aperta tutta la notte la camera ardente all’Auditorium di Scampia per Ciro Esposito, morto mercoledì a Roma a causa delle ferite riportate durante gli scontri che hanno preceduto la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina lo scorso 3 maggio. A vegliare la bara sono rimasti il padre Giuseppe, la madre Antonella e la fidanzata Simona. Oggi Napoli, dove è stato proclamato il lutto cittadino, gli darà l’ultimo saluto. La mamma di Ciro Esposito, Antonella Leardi, è all’Auditorium della Municipalità di Scampia a Napoli dove si trova la camera ardente allestita per il giovane tifoso. La donna, che si era allontanata per qualche ora dopo la veglia notturna, è stata accompagnata in auto fino alla soglia dell’ingresso. Una volta scesa, è stata abbracciata da alcune donne che stavano entrando nella camera ardente. Lei ha ricambiato il saluto con commozione ed è entrata nella sede della Municipalità. Continua incessante il flusso di persone che vogliono dare l’ultimo saluto al giovane tifoso. Molti i cuscini e le corone di fiori, tra cui quelli inviati da altre tifoserie. A quelli giunti ieri, al momento, si è aggiunta una corona inviata dalla tifoseria della Nord del Brescia.

C’è anche la corona dei assaliti prima della finale di Coppa – Tra le corone di fiori esposte all’ingresso della camera ardente c’è anche quella del Club Napoli Milano Partenopea, gruppo di che – secondo le ricostruzioni fatte fino a oggi – furono assaliti a Tor di Quinto prima della finale di Coppa Italia e che Ciro avrebbe cercato di difendere. A salue il giovane tifoso, anche una squadra di giovanile di Marianella, quartiere della periferia Nord di Napoli.

Le sciarpe dei sulla bara – La bara è ricoperta da sciarpe del Napoli e ai piedi del feretro sono sistemati i fiori portati dalla gente in visita alla camera ardente. Sono già a Napoli, le delegazioni delle tifoserie di Genoa, Catania e Siena. Mentre nel primo pomeriggio, sono attese in piazza quelle di Lazio, Fiorentina e Bo Dortmund. I funerali si svolgeranno, con rito evangelico, alle 16.30 in piazza Grandi Eventi a Scampia dove è stato predisposto un gazebo che accoglierà il feretro e dove è stato sistemato uno striscione su cui campeggia la scritta ‘Sempre con noi’.