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Eccellenze di Napoli: Giustiniani, dalla ‘G’ al Regio decreto del 1825…

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di Paolo Paoletti – Nella famiglia dei ceramisti Giustiniani, già attivi a Napoli nel do XVII secolo come riggiolari, spicca la gura di uno dei suoi più importanti rappresentanti: Nicola Giustiniani.
Nato a Cerreto Sannita nel 1736, si trasferisce a Napoli nel 1752 e già qualche anno dopo rappresenta una gura di rilievo nel panorama della gulina campana. Grazie all’estro e alla creatività palesati nelle sue opere, in particolare riggiole, si ritrova presto il soprannome di ‘Nicola Pensiere’, o ‘Pensiero’ o ancora ‘Bel pensiero’.

Nel primo periodo izza maioliche di gran pregio, dall’inconfondibile stile cerretese, oggi purtroppo poco documentate, dove spicca una superba qualità pittorica, e di cui si hanno testimonianze in due ‘mattonelle’ rmate e datate 1758, oggi al Landesmuseum Joanneum di Graz. Negli anni successivi izza altri importanti pavimenti destinati a nobiliari di Palermo (1761), a conferma della notorietà che ormai può vane anche “al di là del faro”.
Si pensa che verso la ne del terzo quarto del Settecento sia ormai pienamente attiva a Napoli la “gulina Giustiniani” in Via Marinella ritratto nella foto (Il palazzo di via Marina a Napoli, sede della gulina Giustiniani (Donatone 1991, p. 70), scattata prima che l’edicio fosse abbattuto nel 1956).

La pregevole qualità dei suoi manufatti gli vale la direzione di una manifattura di maioliche in area marchigiana presso il Convento di S. Angelo in Texello ad Ascoli Piceno, dove si trasferisce insieme al glio Michele tra il 1789 e il 1790, quando difcoltà tecniche a lui non imputabili (fonti dell’epoca citano difcoltà di approvvigionamento idrico), lo inducono al rientro a Napoli.

NOTA 1. Due riggiole rafguranti rispettivamente Satiro auleta e gura muliebre” e facenti parte del pavimento (poi scomposto) nella Cappella di San Giacomo della Marca, Chiesa di S. Maria La Nova a Napoli (tra la ne XVIII secolo e gli inizi del successivo), sono state pubblicate in Rotili 1991, tav. II, pag. 29 e in Mosca 1963, p. 129.

Dovendo convivere artisticamente e tecnicamente con la produzione della Fabbrica Ferdinandea (NOTA 2 – per quanto quest’ultima utilizzi soprat, ma non mente, la più nobile porcellana), tra l’ultimo decennio del XVIII secolo ed il primo del successivo, riesce comunque a sperimene nuove tecniche, quali ad esempio quella dei ‘forni a muffola del Patt ad alto calore’ per la izzazione di terraglie dalla pasta ne, comunque robuste ed enti.

A partire dagli anni del Settecento la produzione, comunque diversicata e suddivisa tra forme vascolari, plastiche e riggiole in maiolica, rispetta le tendenze stilistiche del periodo, fortemente rappresentate nei de vascolari da temi neoclassici, spesso correlati a quanto emergente dai famosi scavi archeologici. Tuttavia, accanto ad una produzione caratterizzata da espressioni pittoriche di elevato livello qualitativo, diciamo pure “di lusso”, non mancano prodotti dai de più sobri, talvolta ridotti all’essenziale, o lasciati volutamente senza decorazione alcuna, destinati all’uso comune del vissuto quotidiano.

Relativamente alla produzione plastica va sottolineato un aspetto piuttosto importante. In letteratura compaiono molte statuette e piccole sculture in terracotta, maiolica, prive di marca, attribuite no al recente passato, e con decisa certezza, alla Fabbrica Ferdinandea, per apparenti analogie con opere certicate del suddetto opicio. L’autorevole pensiero del Donatone muove da diverso tempo in altra direzione: secondo lo studioso bisognerebbe “rivedere tale produzione perché particolari sintomi, in corso di studio, potrebbero ascriverne a Nicola Giustiniani la paternità” (Donatone 1991, p. 75).

Secondo Luigi Mosca (Mosca 1963, p.150) , tesi condivisa e confermata successivamente da Mario Rotili (Rotili 1981, p. 20), Nicola ha tre gli Geremia, Gaetano ed Antonio, dal primo dei quali nascono i prosecutori materiali della manifattura, tra cui Biagio Giustiniani.
Ancora una volta è il Donatone (Donatone 1991, pp. 76 e 88) a rivedere e fornire un quadro ben diverso, certicato da inconfutabili fonti d’archivio da egli reperite. I gli di Nicola, padre prolico che scompare nel 1815, sono almeno otto e tra questi risulta Biagio (glio quindi e non nipote come sostenuto dal Mosca), destinato a pore avanti la manifattura con eccellenti risultati nei primi decenni del XIX secolo, dal 1818 al 1830-36 quando due suoi gli, Salvatore e Antonio iniziano ad esporre a l nome (1830), assumendo le redini dell’opicio dal 1836 (Donatone 1991, p. 77, da fonti risalenti a G. Novi e P. Carafa di Noja, vedi bibliogra).

Le zuppiere Giustiniani, marchiate con la ‘G’ incussa in corsivo, sono prodotte probabilmente prima del 1825.
Nel Regno di Napoli un Regio decreto del 1825 istituiva la bollatura obbligatoria da parte dei fabbricanti di terraglie, maioliche, porcellane ed altro, indicando chiaramente e per esteso il nome della manifattura. Ecco perché si è propensi ad assegnare ad un periodo antecedente tale data, opere marcate con sigle, monogrammi, iniziali e simili.