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Addio Alfredo, calcio che non tornerà più!

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di Carmen Castilla – Il mondo del è vestito a lutto. Alfredo Di Stefano non ce l’ha fatta e dopo l’infarto che lo aveva colpito per le vie di Madrid, è morto all’età di 88 anni all’ospedale Gregorio Maranon. La leggenda del , presidente onorario del Real, era stato ricoverato in condizioni critiche sabato scorso all’ospedale di Madrid, dopo un arresto cardiaco che lo aveva sorpreso proprio nei pressi dello stadio Santiago Bernabeu. I soccorsi erano stati immediati e il cuore era ripartito. Di Stefano soffriva di problemi cardiaci dal 2005, anno in cui gli è stato applicato un pace-maker, e anche lo scorso anno aveva avuto un infarto.
Si trovava in gravissime condizioni dopo 18 minuti di arresto cardiocircolatorio subito all’uscita di un ristorante vicino lo stadio dove aveva festeggiato il compleanno.

“Tutti parlano di Pelè e Maradona, ma per me il migliore è stato Di Stefano”. Proprio Edson Arantes do Nascimiento riconobbe una carriera di soli successi. Alfredo Di Stefano ha vinto tutto, una leggenda: 2 Palloni d’Oro, 5 Coppe Campioni, 13 Campionati di cui 8 in Spagna, 1 Coppa continentale, 1 Coppa del Re e 2 Coppe Latine. Carriera da record.

Argentino, di Buenos Aires, si fa conoscere fin dal 1943 nel River Plate, lasciato solo per un breve periodo per giocare nell’Huracan, con cui vince due volte il campionato argentino. Lascia il River nel 1949 per passare ai colombiani del Millonarios, che porta 3 volte al successo in campionato. Poi un’amichevole tra Millonarios e convince i Blancos ad acquislo, riuscendo a resistere alla concorrenza dei rivali storici del . Così, nell’estate del 1953, inizia il momento d’oro della sua carriera nel Real, squadra alla quale resta per sempre to. Dal 1953 al 1964 disputa 396 gare ufficiali e segna 307 gol con la “camiseta” dei Blancos. Qui vince praticamente tutto quello che c’è da vincere. Il campionato è suo per ben 8 volte, le ultime 4 addirittura consecutivamente. E’ il padrone assoluto della Coppa Campioni, dove raggiunge la finale per ben sette volte, vincendola dal 1956 al 1960 e perdendo solo nel 1962 contro il Benfica di Eusebio e nel 1964 contro la Grande di Helenio Herrera. Durante la sua permanenza a Madrid crea con Ferenc Puskas una coppia formidabile e vince due volte il Pallone d’Oro, diventando nel 1959 il primo a fare il bis di questo ambito trofeo. Dopo la finale del 1964 lascia, ma non definitivamente l’amata Madrid, per chiudere all’Espanyol a 40 anni. Al termine della carriera da calciatore diventa allenatore. In panchina non ripete i successi ottenuti da calciatore, ma qualche soddisne se la toglie. Due campionati in Argentina, prima col Boca Juniors e poi nella squadra che l’aveva lanciato, il River Plate; quindi anche un campionato in Spagna e una Coppa delle Coppe nel . Ha allenato anche il suo Real, a cui è rimasto to fino alla morte, in quanto presidente onorario del . Se si vuole trovare un punto nero nella sua strepitosa carriera, è mancato il . Non tanto perché mai vinto, quanto perché mai disputato. Inizia nella sua Argentina, con la quale vince nel 1947 la Copa America (allora chiamata Campeonato Sudamericano de Futbol), ma nel 1950 l’Albiceleste si rifiuta di giocare il in e lui resta fuori. Nel 1956 diventa cittadino spagnolo e viene inserito nella nazionale della Spagna, ma qui due delusioni: la mancata qualificazione a Svezia ’58 e l’infortunio che lo tiene fuori nelle uniche tre partite delle Furie Rosse a Cile ’62. Ma in una carriera così gliela si può anche fare passare. Grazie Saeta Rubia.