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E fu Foot-ball: da Spensley a Spansley, le maglie dei miti contro la violenza !

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di Paolo Paoletti - Era il 1896 quando un inglese, colto e romantico, certamente in cerca di avventure, sbarcò a Genova con l’idea di eare il nuovo gioco che stava stregando il mondo.
E fu Foot-ball!

Perchè andare agli albori del calcio in Italia, dopo che la morte in Via Novara ha acceso la miccia esplosa anche all’Opico in -Novara e perfino nella Dotta Bologna dove hanno preso ad insulti razzisti il giovane Moise Bioty Kean, vercellese di colore, 18 anni e carta di identità pari agli imbecilli che lo hanno perseguitato e disgustato nell’esordio nella Coppetta Italia?

Perchè per curare e battere l’ottusa violenza che sta distruggendo il calcio moderno con l’araccio mortale del business, serve parlare, diffondere, promuovere cultura e storia del foot-ball, quando l’ideale poteva più dei soldi! Ed una certezza coltivata proprio a Genova: la bellezza può salvare anche questo calcio!

Spensley, brand che ci riporta al calcio vero, parte dal simbolo del football… la maglia; pulita di patch, sponsor e scritte, tutti gli elementi del calcio ‘traviato’, recuperando e scommettendo su storia, icone, simboli del culto di tutti i veri tifosi, lucidi, innamorati delle radici.

Spensley usa il termine inglese, ispirandosi alla cultura UK, terra da cui partì il medico che nel 1893 fondò il ‘Genoa Cricket and Football Club’, dando vita al calcio in Italia.
Da allora fu un fiorire di nuovi club, in tutta Italia, da nord a sud, sopratutto nelle città di mare, dove i porti erano naturali ed improvvisate arene del nuovo gioco che prendeva a calci una palla di cuoio!


Poths era stato trasferito a Napoli da un anno, portando con sè molte delle sue abitudini inglesi e una passione straordinaria per il foot-ball, che in madre patria giocavano dal 1847 e oramai conosciuto in tutta .

Lorenzo Bertorello, Maurizio Mons e Davide Fiz, fondatori di Spensley fanno rivivere il calcio di inizio Novecento, mission utilissima a fronteggiare la deriva della mala-educazione iva che ha distrutto il gioco più bello del mondo…

“Il nostro progetto ruota intorno alla bellezza. Cerchiamo di riportare bellezza ed estetica nel football, che sembra averla smarrita. La maglia è il simbolo dell’appartenenza ad una comunità iva: ci pareva giusto partire da lì. Ripulire la maglia da scritte varie, riscoprire il giusto tono dei colori in cui gli appassionati si riconoscono, far splendere stemmi e ricami, significa il più delle volte ritrovare una bellezza che esisteva e attende di essere svelata”.

La visione di Spensley sta ridando alla maglietta da calcio lo splendore che merita.
Il brand porta il nome di James Richardson Spensley: omaggio al medico inglese o al club più antico d’Italia?

“Entrambe e di più. Spensley fu anche teosofo e quindi ricercatore spirituale; rappresenta il mito della fondazione, che ci è molto caro. Nell’inizio di ogni cosa risiede una magia unica, un’emozione creativa che contribuisce a dare senso all’esistenza. Chiamarci Spensley significa anche rendere omaggio a questa bellissima energia vitale e cercare di viverla quotidianamente”.

La Spensley ha riprodotto tante maglie del Genoa, ma anche Swansea, Hellas, Empoli, Pescara e Catania. Pmamente uscirà la maglia storica dell’Avellino: da dove arriva l’ispirazione, l+’atto creativo?

“Quando lavoriamo con un Club, è meraviglioso il momento in cui andiamo a scovare le maglie che a noi paiono più belle nella sua storia, incrociandole con la storia dei giocatori che le hanno indossate. Per poi disegnarle cercando di dar loro qualcosa di speciale, uno stile, che le renda non solo un omaggio al passato ma anche qualcosa di bello, di autentico, da indossare nel presente. Direi che il filo conduttore è proprio la costante ricerca di uno stile. Senza dimenticare mai la dimensione umana delle storie che andiamo a toccare. Tra tutte, la commozione nel sentire le parole di ringraziamento del figlio di Memo Prenna alla conferenza stampa di presentazione della collezione storica del Catania Calcio.

James Richardson Spensley realizzò il suo sogno, quali sono i sogni di questa azienda?

“Vogliamo esplorare e spaziare nelle molteplici connessioni tra calcio e arte. Chi cerca la bellezza incontra l’arte, ed è un incontro graditissimo! Stiamo lavorando alla creazione di bandiere più arazzi che drappi da : piccole opere d’arte da appendere alle pareti di casa, di un Club o di un locale pulico. Stiamo esplorando anche il fumetto, mezzo di narrazione visiva della storia di una squadra e dei grandi giocatori del passato”.

Grandi idee. Che a Napoli sperimentarono per primi un gruppo di giovani pulicitari pulicando ‘W Napoli sempre’ storia del primo scudetto azzurro! Ormai introvabile… e da rieditare!
A Genova invece le bellissime maglie storiche Spensley si trovano a Palazzo del Principe o per vie brevi sul sito spensley.it molto cliccato.

Poi magari, passando per i carruggi dove quel pioniere inglese approdò per fondare la prima squadra di calcio, s’incontrano Lorenzo, Maurizio e Davide: persone, sognatori, innamorati del calcio vero, puro, e l’ambizioso progetto di ricreare un ponte tra la modernità e la passione di fine Ottocento.

Lorenzo accoglie in Spensley con la gentilezza d’altri tempi.
La filoso del brand emerge nel gesto di una mano sulla spalla, nello sguardo e tono di voce.

Maurizio, è l’eleganza vintage: curatissimo nei dettagli e sguardo romantico.
In Spensley disegna le maglie. La sua mente ha i colori delle vecchie Koh-I-Noor giallo ocra, creando figure mitologiche riammodernati.

La strada, invece, è l’ambiente dove Davide si esprime appieno.
Trasferisce ai clienti concept e modo di intendere l’aigliamento ivo di Spensley.
Viaggiatore, ha sperimentato tutti i modi di approccio per conoscere nuove persone, nuove culture. E’ un moderno couch-surfer: ospita e viene ospitato, ricco di vissuto in giro per il mondo.

Spensley è il Made in Italy che onora il fascino del dettaglio.
E la creazione della maglia da calcio storica passa sempre dalle finiture: plus di prodotto, che ti rende uni

Ma è il concept ad elettrizzare…
Quando Lorenzo s’immerge nei vecchi di calcio va alla ricerca del mito, dell’uomo, del calciatore che per decenni ha reso unica una maglia.

Come quando chiudi gli occhi e rivedi Rivera, Mazzola, Bulgarelli, Gigirriva, Juliano, Sivori e Altafini, il grande … e non hai più un’età.
Tornando un sognatore che almeno una volta nella vita, allo ha immaginato di scendere in campo e diventare un campione.
Realizzare il gol della vittoria e rendere quella domenica speciale.

Come Gigi Meroni, la farfalla, funambolo del Genoa e del di Nereo Rocco che vide finire la sua vita proprio all’esterno dello di , investito da una macchina.
Su quella storia, quel tragico anneddoto, quella maglia granata non è più una semplice maglia da calcio.
E’ la maglia di un mito, un brivido.

This is foot-ball. This is Made in Italy
e la fine di un’incontro ‘fuori del tempo’, immaginando Lorenzo, Mons e Davide andare allo vestiti con le loro magliette storiche, eleganti, fascinose, uniche.

Non di sole urla vive il tifoso. C’è bisogno di tempo per vincere uno scudetto. Meno per riscoprire il mito di un campione immortale.
Uno di quelli cui Spensley ha studiato per inventare la pma maglia.

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