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Doyen mondo sconosciuto che comanda il calcio!

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Segui il denaro. È il precetto cui ci si deve uniformare quando si fa giornalismo d’inchiesta, il filone da battere per comprendere ogni altra implicazione ta all’oggetto della ricerca. Nel caso del Doyen Group la ricerca del filone to ai capitali è non difficile, di più. Perché è arduo persino trovare informazioni sul gruppo stesso, che dopo un avvio molto appariscente dal punto di vista comunicativo ha scelto il low profile. Ne ho fatto esperienza personalmente, durante i mesi in cui scrivevo il libro “ di rapina. Il lato oscuro del calcio globale”. Nei primi tempi della stesura ho avuto possibilità di consultare una serie di fonti riguardanti il fondo d’investimento. Fra queste c’erano una pagina di Wikipedia e il sito ufficiale del gruppo. Ma a partire da un certo momento è successa una cosa strana. La pagina di Wikipedia dedicata a Doyen Group è sparita dal web. Per qualche tempo ne è sopravvissuta traccia cercandola nella forma degli “Articles for deletion” di Wikipedia, ma adesso ne rimane soltanto versione piena di omissis e scarabocchi elettronici.

Quanto al sito web, ne sopravvive una homepage dalla presentazione dinamica oltre la quale non è possibile andare. Stesso destino per il sito www.doyenlamerica.com, lo spazio web dedicato all’America battezzato Doyen Brazil. Dissolto. Ci sarebbe anche una divisione più recente, la Doyen Capital LLP. Ne esiste una pagina su Linkedin (LEGGI QUI), e lì trovate l’indirizzo di un ulteriore sito: www.doycap.com. Ma con sconforto nuntio vobis che se provate a cliccare sul link rimediate un altro buco nell’acqua.

Il mio gestore di telefonia fissa mi dà questo messaggio: Il sito che cercavi potrebbe essere non disponibile o non più esistente. Ricerca le informazioni di cui hai bisogno nel web.

Ardua impresa trovare notizie sul gruppo. Per fortuna ebbi l’accortezza di salvare la pagina di Wikipedia quando era attiva. È grazie a quella che possiamo avere riferimenti sulla holding cui fa capo Doyen Sports Investments.

Quanto ai finanziatori del fondo, si sa quasi nulla. Un articolo pubblicato a luglio 2013 da Bloomberg (LEGGI QUI) cita due nomi. Uno è quello del turco Fettah Tamince, boss della catena degli Hotel Rixos nonché imprenditore nel campo dei massmedia attraverso lo Stars Media Group, soggetto estremamente influente nell’area a cavallo fra Europa e Asia.

A proposito di Tamince vanno segnalati due rilievi. Il primo: è molto to al presidente della repubblica Erdogan. Il secondo: a aprile 2013 il 50% dello Stars Media Group è stato venduto alla SOCAR, la compagnia petrolifera di stato dell’Azerbaijan (LEGGI QUI). Giusto tre mesi prima il Ministero del Turismo azero aveva concesso una sponsorizzazione, tuttora in corso, all’Atletico Madrid, cioè uno dei club più doyenizzati in circone. Coincidenze, ovvio.

L’altro finanziatore è un miliardario kazako naturalizzato turco, Tevfik Arif, fondatore del colosso del settore immobiliare Bayrock Group nonché socio di Donald Trump. Di Arif si sono occupati due volte i rotocalchi. A maggio di due anni fa il suo trimalcionesco matrimonio in Sardegna, con tanto di Billionaire aperto anticipatamente e in , fu carne da gossip per qualche giorno.

Ben più imbarazzante la disavventura di fine settembre 2010, quando Arif venne arrestato al termine di uno spettacolare blitz in elicottero della polizia turca sullo yacht Must Ataturk. Che è un monumento della Patria e viene concesso in affitto dal a quei ricchi sfondati che possano permetterselo. Arif lo noleggiò per una festa privata con altri imprenditori dell’Est Europa. Il blitz, armato da motivi mai chiariti, portò all’arresto dei partecipanti al party con accuse che le notizie stampa di allora illustrarono come molto gravi. Come riferisce questo articolo del New York Daily News, alla festa partecipavano 9 “modelle” provenienti dalla e dall’Ucraina, pagate fra i 3.000 e i 10.000 dollari, due delle quali minorenni. La vicenda darà luogo a un da cui Arif uscirà assolto.
Certo, è suggestiva la prospettiva che a un tavolo di CdA siedano l’uomo del party sull’Ataturk e il sultano del Bunga Bunga.

Tutto ciò è quanto si sa di Doyen Group, la holding cui fa capo Doyen Sports Investments. Notizie scarne e lacunose. Possibile che i finanziatori siano soltanto i signori Arif e Tamince? Ci sono altri capitali? E se sì, da chi e da dove provengono? È possibile chiedere una mossa di trasparenza, nel momento in cui la divisione calcistica di Doyen Group s’appresta a sbarcare nel calcio no?

* di Pippo Russo da calcio.com