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Don Aniello da Ciro: i garanti non lo sono!

Don-Aniello-Manganiello

di Nino Campa - “Chi dovrebbe tutelare il calcio non lo fa. Non possiamo fare nta di niente. Il calcio vero non esiste più”. Ecco perchè ci sono storie tristi come quella di Ciro Esposito, morto per andare a vedere una partita di calcio o come quella dell’Oratorio Don Guanella, nale regionale per l’accesso in Promozione giocata ad Avellino.

‘Fratello, se per me il sole si oscurerà, ti prego di vivere per me’: con le parole di una canzone che da ragazzo cantava in oratorio, don Aniello Manganiello saluta Ciro Esposito, durante l’orazione funebre che la famiglia del ragazzo ucciso gli ha chiesto di tenere nel corso del funerale con rito evangelico.

Il sacerdote, impegnato per la lità a Scampia con la sua associazione ‘Ultimi’, non ha conosciuto di persona Ciro, ma lo ha incontrato “attraverso i racconti dei parenti e la ricostruzione del momento in cui è stato ferito, morendo da eroe, per proteggere altre persone”.

Quello che ha colpito don Aniello del ragazzo e della sua famiglia è “la religiosità, il senso di pacicazione iore che predispone le persone al bene, fondamentale per costruire animi e persone pacicate”. In particolare, è rimasto impressionato dalla mamma di Ciro.
“Quella donna mi ha evangelizzato in questi giorni con il suo perdono”, racconta il sacerdote che la denisce “un esempio vivente del Vangelo della misericordia”. ‘Ti prego ricordati di vivere per me’ – spiega, il senso della sua omelia vuole dire questo: “Ciro non ha pensato a se stesso, ma agli altri. Era un ragazzo gioviale, aperto, generoso. E’naturale, in alcune situazioni, vivere momenti di e di vendetta, ma bisogna fare spazio alla razionalità e alla riflessione. L’invito che Ciro fa alla mamma e a tutti noi è a bandire la perchè non è quella la strada per dare un volto nuovo alla nostra città”.

Scampia “è già vessata e ”. L’unica risposta possibile per noi napoletani “è il perdono, la capacità di controllare le pulsioni disordinate per costruite una città diversa”. E’ possibile farlo “solo costruendo reni vere, armoniche, paciche”.
E’ questa la via di scampo secondo don Aniello, che rivolge anche un appello ai si. “Ho letto su facebook alcuni commenti che mi hanno lasciato allibito. Sono frasi orripilanti e piene di odio. Le ho cancellate dal mio prolo. La via del cambiamento – ribadisce – non è la , ma il perdono che genera pacicazione, incontro, collaborazione, lavoro per costruire qualcosa di importante insieme”.

L’amore del Signore, conclude don Aniello, “si esprime attraverso le persone pacicate come la mamma di Ciro”.

Ma si innerba raccontando che “i ragazzi di Scampia sono stati vittime di episodi di razzismo pesantissimi domenica scorsa, in occasione della nale regionale per il passaggio in Promozione tra Virtus Avellino e Oratorio Don Guanella, giocata sul campo del rione San Tommaso di Avellino a porte chiuse per inagibilità del campo, ma tutti hanno fatto nta di niente. Ora siamo stu”.

Don Aniello è presidente della squadra da lui fondata a Scampia 20 anni fa. Il sacerdote, che della battaglia per la lità ha fatto da anni la sua missione. Al funerale di Ciro sarà l’occasione per parlare di quanto accaduto con il presidente del Coni Giovanni .
Per gli episodi di domenica don Aniello se la prende innanzitutto con l’arbitro “che avrebbe dovuto sospendere la partita e invece non ha riportato nulla dimostrando una grave irresponsabilità”.

Ha aspettato oggi per denunciare gli episodi perché attendeva una reazione da parte della giustizia iva. Reazione che non c’è stata, spiega. “Nessun cenno ai , ma solo una multa di 400 euro per i petardi, lanciati a decine. Ci sono state frasi pesantissime e gesti volgarissimi. Un’accoglienza sconcertante”, racconta ancora don Aniello. “Che cosa vogliamo fare di questo calcio? Chi dovrebbe tutelarci non lo fa. Non possiamo fare nta di niente”.

Soprattutto sui campi di periferia!