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Djokovic lo ha inventato il Diavolo, anche in Australia!

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di Francesco Marangolo - Novak Djokovic ha vinto per la 5a volta, gli n Open battendo Andy Murray per 7-6 6-7 6-3 6-0.
Per il 27enne serbo, numero 1 del , è il 49° titolo in carriera, l’8° in uno Slam.
E’ la 16a volta, in 24 sde, che Nole batte Murray, numero 6 del ranking e alla 4a nale a Melbourne, dove non aveva mai vinto.
Il match, durato tre ore e 39′, ha subito una ruzione di pochi minuti durante il secondo set per l’invasione di campo di un uomo che protestava contro la na in materia di immigrazione.

Per quanto ci si sforzi, per quanto si impegnino energie intellettuali, la denizione data da Panatta resta la più puntuale nella propria causticità: “Il lo ha inventato il diavolo”.
Stamattina, orario italiano, si è giocata la nale degli n Open, in scena sono andati Andy Murray e Novak Djokovic, quest’ultimo vincitore di quattro titoli slam in terra na. Diciamocelo, non è stata una partita che passerà alla storia per il piacere che i nostri occhi hanno percepito nel guardare quelle tre ore e trentanove minuti di gioco; sono due grandi giocatori, sia chiaro, ma, non è stata di certo, tra le loro sde, quella memorabile. Complice anche il periodo di transizione che sta vivendo il (i due grandi fenomeni dell’ultimo decennio ci stanno dicendo il loro addio sportivo, e si tratta di due dei più grandi ti di sempre, quindi la sensazione di abbandono è forte) e la nascita di nuovi ottimi giocatori (Dimitrov e Kirgiyos per dirne due che hanno dato grande prova nel torneo padre, ovvero Wimbledon), è come se, vedere l’ennesima nale giocata tra i fab four (Federer, , Djockovic, Murray) cominci ad annoiare enormemente.
Urge novità, freschezza, mporaneità; anche da parte di chi ha amato incondizionatamente uno dei quattro suddetti.
Tornando alla nale: il primo set scivola via in modo prevedibile, tanto che si arriva agevolmente al tie break. Paiono mostrarsi le prime avvisaglie di ciò che caratterizzerà i set successivi: nti (o comunque accentuati) infortuni al solo scopo di innervosire l’avversario, errori da ambo le parti in modo quasi dilettantistico (soprat dal lato dello scozzese). Il set se lo aggiudica il serbo, ma pare esserci un discreto equio, nonostante Nole, no alla seminale, avesse perso un solo set no a quel momento (ed in seminale contro Wawrinka, tra l’altro). Nel secondo si comincia a fare sul serio: Murray dimostra di non aver sentito il colpo e comincia a martellare; vince i primi due giochi, prendendo il break, senza sbagliare quasi niente. Ma non è merito suo, anzi. Djockovic prende una piccola storta, all’inizio del set, ma lamenta dolori più forti di quelli che la scena dell’infortunio, o pseudo tale, suggerirebbe. Sembrerebbe addirittura dire a Becker di non riuscire a continuare. Questo porta Murray a spingere il più possibile. Poi,di cui la frase su citata di Panatta, il serbo vince un punto lungo ma soprat articolato; cosa che un giocatore sul punto di dare forfait non fa. Da quel momento Lo scozzese entra in crisi, non vince più un punto e perde quattro giochi di seguito. È nita, sarebbe consono pensare. Per niente.
Murray, che non è il più solido (almeno mentalmente) dei grandi giocatori degli anni, comincia a giocare ogni punto, e recupera, certo che recupera. Si riprende il break ed arriva anche ad un set point prima del tie break; tie break che però, alla ne, arriva. E lo vince lo scozzese, anche in modo netto.
L’inizio del terzo sembra una fotocopia del secondo: Nole che lamenta dolori, Murray vince due giochi, il serbo si riprende e recupera. In apparenza Murray sembra reggere meglio il contraccolpo psicologico di vedere l’avversario sul punto di ritirarsi in una nale di slam; invece così non è. Sul tre a due per Djockovic lo scozzese non ne inla più una: perde nove giochi di seguito, gli sei sono quelli del quarto set, che se lo aggiudica il serbo e vince il torneo.
Non particolarmente avvincente, dicevamo. Ed un sei a zero in nale di slam non è mai un bel vedere; come non sono un bel vedere i giochetti sugli infortuni al solo ne di innervosire l’avversario, e questa è una cosa che facevano anche i grandi, sia chiaro: dal maestro del genere Mcenroe a Nâstase. E teniamo conto del fatto che solitamente è lo stesso Murray ad usare questo espediente, anche se lo fa più come alibi personale che come arma, a dirla tutta. E la differenza tra i due, forse, è stata proprio questa. Come ha detto Lo Monaco durante la telecronaca: i ti che perdono entrano in campo con due borse, una con l’asciugamano, il grip, gli integratori; l’altra è quella degli alibi.

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