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Cambiano i diritti tv: più soldi alle piccole, una partita in chiaro!

Milan-Palermo - Serie A Tim 2011/2012

di Romana Collina - Cambia la legge Melandri sui diritti tv: ci hanno lavorato il sottosegretario Luca Lotti, braccio destro di , e le due deputate Pd Lorenza Bonaccorsi e Daniela Sbrollini, che è anche responsabile sport e welfare del partito di maggioranza. Il governo dovrebbe fare un decreto per stabilire che la quota eguale per tutti passerà dal 40 al 50 per cento (gli altri criteri di ripartizione-bacino d’utenza, storia sportiva, ecc.-li stabilirebbe la di serie A) mentre le due deputate hanno presentato alla Camera una proposta di legge “Nuove disposizione in tema di commercializzazione dei diritti sportivi televisivi” che presentiamo in esclusiva.
Le due deputate sono poi pronte a discutere del progetto col mondo dello sport: ma non sono gradite pressioni…

Nella introduzione è scritto: “Il dei diritti audiovisivi sportivi assume da sempre un ruolo decisivo non solo per la vita e la sopravvivenza del mondo del , ma anche per la tenuta e lo sviluppo del delle comunicazioni. Per questi motivi, nel 2006, il ministro dello Sport Giovanna Melandri aveva deciso di procedere a una riforma strutturale portandola a compimento in tempi brevi, sia pure attraverso un iter legislativo complesso (legge de 19 luglio 2007 n. 106 e conseguente decreto legislativo 9 gennaio 2008 n. 9): la riforma prevedeva, da una parte, la centralizzazione dei diritti sportivi in capo alle leghe e, dall’altra, un sistema di regole per la commercializzazione in linea con i principi comunitari. In una situazione di crisi economica, come quella che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni, il ritorno alla vendita centralizzata ha prodotto un ottimo risultato: ha generato per le casse della di Serie A un aumento di oltre il 70% delle risorse rispetto al 2010 (siamo arrivati a circa 1.300 milioni). A cascata ne hanno beneficiato le categorie professionistiche inferiori, il dilettantistico e il basket “. E prosegue così: “Il decreto Melandri ha quindi avuto il merito di “imporre” alla (e, a cascata, alle società sportive) il pieno e puntuale rispetto dei princìpi di trasparenza, equità e non discriminazione nella vendita (centralizzata) dei diritti televisivi, a vantaggio della concorrenza tra gli operatori della comunicazione”. Ma allora perché si cambia? E’ presto spiegato: “A ciò non è corrisposta, invece, una crescita del a valle, quello cioè delle comunicazioni, da sempre e ra ingessato da una dialettica scarsamente competitiva tra gli operatori nazionali e non aperto alle nuove realtà multinazionali e globalizzate. Tali criticità sono peraltro dimostrate dalla recente istruttoria dell’Autorità garante della concorrenza e del , conclusasi qualche giorno fa con l’accertamento di un’intesa restrittiva della concorrenza tra operatori della comunicazione e organizzatore della competizione (procedimento I790). Mantenendo lo status quo degli ultimi trent’anni, la normativa di settore non ha purtroppo concesso spazi a nuove e più efficaci dinamiche concorali. L’assimetria del delle comunicazioni e le mirate strategie di marketing hanno delineato un “terreno di gioco” in cui, attualmente, specie in riferimento al a pagamento, solo due players – Mediaset e SKY – si sono fino ad oggi contesi i contenuti migliori, i c.d. premium, tra i quali sono annoverate le partite di di Serie A. La difficoltà di nuovi players a entrare nel nazionale e concorrere con SKY e Mediaset non ha consentito, e non consente ra (come dimostra il procedimento I790 dell’AGCM), dinamicità al . Abbiamo ora l’occasione di creare nuove opportunità di per tutti quei soggetti che operano su piattaforme diverse da quella televisiva o provengono da un ambiente diverso e facilitarne l’ingresso…”.

“Fino ad oggi-prosegue il testo- i diritti audiovisivi degli eventi sportivi erano ad appannaggio dei proprietari delle piattaforme distributive. Il soggetto che trasmetteva, e trasmette ancora oggi, le partite del Campionato di era, ed è, il proprietario della piattaforma distributiva, satellite o digitale terrestre (SKY, RAI, Mediaset). Occorre oggi agevolare gli editori, non proprietari di capacità trasmissiva intervenendo, ad esempio, sugli obblighi di must carry, che oggi impongono all’operatore di rete di trasportare i canali televisivi di altri fornitori di contenuti. Il Decreto Melandri aveva individuato il problema, ma il favor previsto all’articolo 13 (accesso a qualunque piattaforma di terzi a condizioni eque, trasparente, non discriminatorie ed orientate ai costi) è stato concesso soltanto all’organizzatore della competizione (la ) e non agli editori, che non si possono dunque appellare al Decreto Melandri per trovare spazio in . L’articolo 11, così come ora modificato al comma 7, estende il favor anche agli assegnatari non in possesso del titolo abilitativo. In questa maniera tutti possono partecipare… Innanzi, nella procedura di vendita è opportuno, per renderla più snella, avere un solo interlocutore (come l’UEFA con la Commissione Europea). La scelta non può che ricadere ovviamente sull’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, proprio perché si parla di comunicazione e di rapporti tra operatori della comunicazione (articoli 6, comma 6, e 19), mentre si lascia all’altra Autorità, quella della Concorrenza e del , il compito di vigilare sul comportamento dei protagonisti del settore con i poteri con con la legge 287/90….”. Un altro aspetto importante, dopo gli anni del monopolio-Infront. “per dare ancora più trasparenza al sistema, si disciplina il ruolo dell’advisor, e cioè di quel soggetto che opera per conto dell’organizzatore della competizione come consulente strategico e operativo per la vendita dei diritti audiovisivi sportivi. Si impongono così due iti: uno verticale, e cioè il divieto di svolgere lo stesso ruolo per due diversi organizzatori della competizione, uno orizzontale, e cioè il divieto di commercializzare, mentre si svolge il ruolo di advisor, i diritti di archivio e di sponsorizzazione con i club. E’ evidente che identico divieto deve essere imposto agli operatori della comunicazione, che tendono a spingersi in rapporti e relazioni che non competono loro. A tal fine, si è toccato anche il sistema della mutualità generale, evitando che i che la di Serie A mette a disposizione di tutti siano direttamente indirizzati alle leghe professionistiche sottostanti e non invece intermediati da strutture terze. Si eina così la Fondazione. Si prevedono risorse per corsi di formazione sull’etica dello sport e per l’Autorità Anti per prevenire e reprimere il fenomeno delle scommesse illecite. Un cenno finale merita quella che può risultare una vera e propria rivoluzione del mondo del : un evento in diretta e in chiaro, come prevede il modello attuale del spagnolo. Il valore del non può essere pregiudicato dal solo fatto che una partita a giornata possa essere trasmessa in chiaro. E’ sufficiente vedere quel che accade alla Champions League, dove la vendita chiaro/pagamento ha generato, e genera, maggiori ricavi. I tempi sono oggi maturi per ripercorrere quella strada anche a livello nazionale: la partita viene trasmessa certamente anche a pagamento (non si può impedire l’acquisizione di tutti i diritti del campionato da parte di un unico operatore, come accade da anni sul satellite), ma la contemporanea diretta in chiaro avrebbe una funzione fortemente promozionale per l’immagine del nazionale”. Inoltre, una parte dei diritti tv, dalla stagione 2018, sarà destinata “alla copertura integrale degli straordinari delle forze dell’ordine impegnate all’interno degli impianti sportivi dove vengono disputati gli eventi delle competizioni dallo stesso organizzate”.