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Ritiro punitivo, caos Roma, Sosa in pole!

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di Romana Collina - Di nuovo in ritiro, come a settembre, dopo la sconfitta subita a Bologna. Altro che passi in avanti, la Roma continua a essere una squadra difettosa, e il pareggio di Cagliari costringe la società a riavvolgere il nastro del tempo, riproponendo la soluzione del rifugio dentro Trigoria “a tempo indeterminato”, per guardarsi in faccia, anche a muso duro.
Per il club sono i giocatori i principali responsabili del trend stagionale negativo; l sono sul banco degli imputati.

“Disgrazia, disonore, disgusto”. Tre semplici parole che suonano a morte per Di Francesco!
Pallotta ha commentato da Boston la rimonta del Cagliari in 9 contro 11.
E’ furioso dopo le sconfitte con Bologna e Spal.
Nonostante la posizione in classifica e i risultati negativi in campionato, Pallotta preferisce mettere il destino del tecnico nelle mani di Monchi.
Presidente e direttore sportivo avranno comunque un colloquio per chiarire la posizione di Di Francesco ora più in bilico che mai.
Probabile il a tempo della fiducia, ovvero fino alla gara col del 29 dicembre. Se la Roma non cambierà decisamente rotta Eusebio potree anche saltare.

Resta da capire cosa succederee in caso di . I nomi candidati alla successione sono due: Vincenzo Montella e Paulo Sousa.

Ride, amaro. La smorfia di Di Francesco a 3 secondi dal gol di Sau in Cagliari-Roma è già virale. C’è chi si domanda per quale motivo (eufemismo) sorrida, e chi spera sia l’ultima scena di una stagione deprimente. Eusebio è a -22 dalla ntus, oggi 8 dicembre.
Inutili le preghiere alla Madonna, la Roma è malata: poca continuità, deficit di personalità, troppi , progetto già naufragato.
Ma tra i mali c’è anche il tecnico.

CERTEZZE SMARRITE. Oggi Di Francesco ha montato e smontato le poche certezze con cambi discutibili. Non aveva l’imbarazzo della scelta, ma aver scelto di mandare in campo un giocatore formato anni ’60 come Pastore e aver deciso di difendere l’1-2 togliendo Zaniolo per Juan Jesus è stato un suicidio tattico-caratteriale.
È stato il fiato offerto della carica di un Cagliari già spinto dal suo blico.
Di Francesco ha riconosciuto gli errori definendoli ‘relativi’ rispetto al deficit mentale della squadra. Dando colpe a tutti tranne che a se stesso. Ma Eusebio da qualche tempo è nervoso, con un rospo in gola che non sa se sputare o mandare giù.

LONTANO DA SQUADRA E CITTA’. Gli errori individuali DI Francesco li ha sottolineati ad ogni partita. Una modalità che non è piaciuta a qualche senatore, anche se a dire il vero il distacco tra squadra e tecnico è nato dopo la cessione di Strootman. In quel momento Eusebio ha scaricato mediaticamente uno di l, uno del gruppo. E questo non è piaciuto. Pure le iniziali idee tattiche dell’allenatore però sono state rigettate tanto è che Di Francesco ha cambiato modulo dopo il ritiro punitivo e il confronto con De Rossi e compagni. Le cose non sono migliorate e Di Francesco dopo ogni sconfitta ha rimarcato sempre più gli errori dei singoli, e (quasi) mai i suoi. Così il tecnico umile del Sassuolo che aveva portato la Roma alla storica semifinale di è diventato agli occhi di Roma come arrogante. E non accompagnato da vittorie. Di fatto quasi antipatico. La maggior parte dei si chiede la sua testa anche perché il quarto posto potree allontanarsi domani a -7. Una distanza già difficile da colmare. Qualche alibi c’è: le cessioni illustri, i tanti infortuni (che DiFra attribuisce pure ai medici) e una panchina corta e di poca qualità nonostante i tre fronti. Sette punti nelle ultime sette partite e un bottino misero di 2 punti contro Bologna, Spal, Udinese, Cagliari e Chievo però gridano . E non ci sono alibi che tengono.

DUI. Su Di Francesco poi pesano i tanti dui di gran parte della dirigenza. In primis del suo presidente Pallotta che si è detto “disgustato” in un paio d’occasione e che pure oggi avrà rotto qualche sedia nella sua casa di Boston. James aveva pensato di cambiarlo già dopo la sconfitta di Bologna, e Franco Baldini (suo braccio destro) era sostanzialmente d’accordo. In sua difesa però sono accorsi Totti e Monchi che lo hanno aiutato a rialzarsi in un paio d’occasioni. A far desistere, fin qui, Pallotta pure la carenza di alternative. Gli unici nomi possibili sono Montella e Paulo Sousa. Il primo non dispiace a Monchi che lo consigliò al Siviglia, il secondo è un pupillo di Baldini. Entrambi però vorreero un contratto di un anno e mezzo. Il che vuol dire: pagare lo stipendio di Di Francesco, pagare quello del nuovo allenatore e affidargli pure la prossima stagione. Per questo la dirigenza vorree resistere fino a giugno per poi provare il colpo Conte. O virare su altri progetti (occhio a Gasperini). Di certo però da qui a Natale Di Francesco rischia seriamente di non mangiare il Panettone.

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