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Diego e Pablo, nel ’93 una partita in carcere ma niente di più!

Maradona-Orejula

Il metodo di Escobar era perfetto per ottenere consenso popolare e, nel frattempo, riciclare enormi quantità di denaro. Escobar finanziava le squadre di Medellin, compreso quel Nacional. Era amato e a volte osannato dal pueblo povero dei quartieri che lui sosteneva e finanziava.

In Colombia il narcotraffico iniziò a interessarsi di negli anni settanta, soprattutto per il riciclaggio di denaro sporco. Non c’è niente di nuovo, i nel mondo del sono stai e saranno sempre tanti, pertanto inutile negare il me tra e denaro, tra e narcotraffico.

Così il può essere sfruttato per ottenere un pò di tutto, soddisfare capricci e comprare consensi. Gli anni ottanta videro la vera e propria esplosione del cosiddetto “narcofútbol”, con i principali cartelli della droga colombiani coinvolti nella proprietà dei più importanti team del l paese.

Il narcotrafficante probabilmente più famoso di sempre, negli anni ottanta, è uno degli uomini più ricchi del mondo. Escobar finanziava le squadre di Medellin, compreso quel Nacional. Era amato e a volte osannato dal pueblo povero dei quartieri che lui sosteneva e finanziava. Addirittura Escobar si consegnò alle forze dell’ordine per farsi imprigionare in un carcere di lusso fatto costruire apposta da lui stesso, la Catedral, dove era tutto fuorché prigioniero.

Riuscì addirittura a far venire lassù al carcere mezza colombiana di per una partitella, nel 1993, prima del mondiale americano dove i colombiani erano dati per favoriti. C’erano Higuita, Asprilla, Herrera, Valderrama e Andrés Escobar. La storia incrociata di Escobar e proprio lì nella Catedral nel dicembre del 1991. scontava la di due anni per essere risultato positivo alla cocaina nei test anti-doping, quando venne avvisato dal suo agente, Guillermo Coppola, che un importante signore colombiano era intenzionato a pagarlo una cifra considerevole per esibirsi in un’amichevole con altri giocatori sud americani, tra cui Renè Higuita.

Diego in Colombia era già famoso così come in tutto il Sudamerica sin da quando con la maglia dell’Argentinos Juniors faceva impazzire i propri sino all’interessamento da parte dei famosi fratelli Orejuela, signori del cartello di Calì, e finanziatori della prima squadra del capoluogo colombiano.

accettò la proposta del suo amico e agente, senza farsi troppe domande. Ma quando arrivò a Medellin e fu scortato in una prigione circondata da centinaia di guardie, le sue certezze traballarono: “Che succede? Vogliono arresmi?”.

Il luogo in cui Diego fu accompagnato porta un nome che in Sud America tutti conoscono: La Catedral, il carcere personale di Pablo Escobar. Quel pomeriggio il campione argentino partecipò a una partita nel campo privato della prigione: le squadre erano composte dagli uomini di Escobar, da una parte e dall’altra il famoso portiere Higuita. Finita l’amichevole, gli ospiti vennero ringraziati con una festa che El Pibe de , a distanza di
anni, ricordava ancora bene: “C’erano le ragazze più belle che aia mai visto nella mia vita, ed eravamo in un carcere! Non ci potevo credere. La mattina dopo fui pagato e lui mi salutò con affetto”.

Ma il problema è che quasi sempre anche le figure più importanti della mitologia criminale di spessore umano hanno ben poco così l’incontro si concluse con il il piacere voluto e pagato per il re dei narcos di avere il più forte giocatore di tutti tempi a casa e per di aver conosciuto il misterioso signore colombiano.