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Diego al Dorados: perchè sospetti sul Cartello di Sinaloa?

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di Flor Berenguer - Maradona è malato, è un drogato. Durante il in lo spettacolo è stato deplorevole”. Con queste parole la stampa cana ha accolto il Pibe de , da qualche giorno nuovo allenatore del ‘Dorados di Sinaloa’, squadra di seconda divisione che ha nel suo palmares solo la Coppa del co del 2012.
Un annuncio che ha spiazzato, perché appena da maggio era presidente onorario della Dinamo Brest. Ma anche per l’offerta di una realtà che non a che fare con il grande calcio.
Il Dorados è un modesto, terzultimo in campionato, di un luogo noto per il Cartello di Sinaloa, potente organizzazione di trafcanti di droga, guidata per 15 anni da Joaquin Guzman, meglio conosciuto come il Chapo, attualmente in carcere negli Stati Uniti e prima dell’arresto considerato uno dei personaggi più pericolosi e ricchi del mondo (nel 2011 la rivista Forbes lo inserì nella lista degli uomini più facoltosi al 41º posto con un patrimonio stimato sui 14 miliardi di dollari).

SOSPETTI. Perchè Maradona ha accettato? In co si sospetta che la proprietà del Dorados abbia mi stretti con il narcotrafco. A capo del c’è Jorge Alberto Hank, glio di Jorge Hank Rhon, imprenditore e politico, ex sindaco di Tijuana dal 2004 al 2007 per il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), sotto accusa nel 2017 per e mi di suoi collaboratori con la criminalità organizzata.

L’ingegnere, come ama farsi chiamare, gestisce una rete di casinò e un cinodromo ed è considerato dalla gente del posto come un benefattore, non un personaggio pericoloso e controverso nonostante abbia avuto problemi con la giustizia perché in casa custodiva un arsenale da 80 armi e migli di munizioni.
E’ un mecenate, sempre pronto a scendere in campo per i più bisognosi; con il sorriso sulle labbra che non ama incursioni nella sua vita.

Come scrive Repubblica, ​il cronista Hector ‘The Cat’ Felix, fu assassinato nel 1988 da due guardie del corpo di Hank, mentre indagava sui suoi presunti mi con i baroni della droga.

ESCOBAR. Non è la prima volta che Maradona ha a che fare con il mondo dei narcos. A inizio Anni Novanta fu invitato in Colombia da ​Pablo Escobar, per giocare una partita privata a La Catedral, il suo carcere personale, insieme a René Higuita.
Accettò senza sapere che la richiesta arrivava da uno dei più pericolosi criminali della , mandante ed esecutore di migli di omicidi, uomo potente che oltre alla droga amava l’Atletico Nacional de Medellin, da lui nanziato.

E , come lui, era riuscito a trionfare sulla povertà.