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Dennis Bergkamp, quando disse sì ad un Napoli che non lo volle!

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di Paolo Paoletti - Quando lo conobbi in uno studio notarile di Amsterdam, non immaginavo che sarebbe diventato uno dei più grandi giocatori del dopoguerra.
Nel ’92, aveva 23 anni Dennis Nicolaas Bergkamp, nato ad Amsterdam nel 1969, attaccante olandese che ha fatto innamorare molti tifosi degli anni ’90. Era giovane e riservato, molto forse troppo per . Eppure mentenne l’impegno di decidere in 2 ore quale sarebbe potuto essere il suo destino, erede suo malgarado di Diego Maradona, il più grande!
Di Dennis oggi si ricorda il gol contro il Newcastle segnato a Londra 13 anni fa, il 2 2002, votato dagli “gol più bello di sempre in Premier League”.
Quella mattina di 23anni fa, non si sembro un predestinato ma un bravo ragazzo coin la voglia di conquistarsi il futuro.
Tenne con sè la borsa del che gli portai, chiese poco di e parlò meno di sè. Il suo manager diventò era Mino Raiola, allora solo un intermediario, presentatomi da Vincenzo Scotti, democristiano di .
Tornai a con un precontratto da 16 miliardi cui Ferlaino non volle dare seguito. E Dennis andò all’Inter.
Ecco la sua che mi stimola ricordi felici di un calcio giocato ancora da talentusi quanto timidi .

PANE E CALCIO. Dennis nasce in una famiglia di appassionati di calcio: il suo nome ne è la testimonianza, dato che viene chiamato così in onore di Denis Law, “The King”, attaccante scozzese che militò nel Manchester City, nel Manchester United e nel Torino, realizzando più di 250 reti in carriera. Sin dall’infanzia Bergkamp dimostra la sua attitudine per il pallone: il suo idolo era Glen Hoddle, attaccante ai tempi al Tottenham Hotspurs. Con due modelli del genere, il futuro del piccolo olandese non poteva che essere radioso. Come tutti i bambini nati ad Amsterdam, Dennis viene portato al centro sportivo dell’Ajax, dove subito capiscono di avere a che fare con un potenziale fuoriclasse, che abbina tecnica, intelligenza tattica e gran disposizone al sacrico. Compiuta tutta la trala nelle giovanili, nella stagione 1986-87 esordisce in prima squadra: il ragazzo parla poco, ma sono i gol ad interloquire per lui. Otto stagioni nei Lancieri, 185 presenze e 103 reti, una media fantascientica di un gol ogni 150 minuti. Vince tre volte di la il titolo di capocannoniere della Eredivisie, e con l’Ajax il palmares è di quelli importanti: una Eredivisie nel 1990, per due volte la Coppa d’Olanda nel 1987 e nel 1993, una Supercoppa d’Olanda sempre nel 1993, una Coppa delle Coppe nel 1987 e una Coppa UEFA nel 1992. Nel 1992 e nel 1993 si classica terzo e secondo nella classica del “Pallone d’Oro”: lo battono prima van Basten e Stoichkov, poi Roberto Baggio, non proprio gli ultimi arrivati.

DELUSIONE A MILANO! – Nell’estate del 1993 viene acquistato dall’Inter per 18 miliardi di lire, in coppia con il compagno di squadra Wim Jonk: all’epoca il italiano era il più ambito del mondo, e Dennis riuta nientepopodimeno che una proposta di Johan Cruijff e del Barcellona, per giocare con i nerazzurri. “L’Italia mi affascinava – dichiarerà in seguito – e nel Milan non volevo andare, perchè c’erano già Gullit e van Basten. Scelsi l’Inter, preferendola alla Juventus”. Purtroppo il periodo trascorso a Milano è il più buio della sua carriera: durante la stagione d’esordio non riesce ad andare in gol per ben sei mesi. Resta in Italia per due stagioni, prendendo tante botte e non riuscendo quasi mai ad esprimere appieno le sue qualità; contribuisce però attivamente alla vittoria della Coppa UEFA del 1994, competizione nella quale segna 8 gol in 11 partite. I rapporti con i compagni non sono buoni, soprattutto quello con il compagno di reparto Ruben Sosa, che lo chiama “Denise” per il suo carattere schivo e per il suo modo di “danzare” sul pallone. I tifosi presto lo scaricano, e Moratti è costretto a venderlo all’ per poco più di sette milioni di sterline: “Sarete fortunati se farà più di 10 gol!”, questo il monito che rivolge l’ex patron dell’Inter a Bruce Rioch, allenatore dei Gunners. Con il senno di poi, uno dei più grandi errori del Presidente del Triplete.

ARSENE’ IL PIGMALIONE – All’ le cose non sembrano andare diversamente: il 26enne timido olandese non è quello di Amsterdam. Con il 10 sulle spalle, il suo carattere dimesso e il suo silenzio, l’inizio non è dei migliori: la prima stagione in Inghilterra si chiude con undici gol all’attivo ma nessuno crede che Bergkamp possa davvero essere l’uomo della svolta. Nessuno tranne un allenatore alsaziano, che arriva l’anno dopo a Highbury: il suo nome è Arsene Wenger. Il francese comprende subito le doti tecniche di Dennis, e gli da’ le chiavi della squadra. Bergkamp ad ispirare, l’inglese Ian Wright e il connazionale Marc Overmars a buttarla dentro, e un gruppo di ragazzini “terribili” pronti a scatenare il panico nelle difese avversarie: i loro nomi sono Thierry Henry, Sylvain Wiltord, Robert Pires e Freddy Ljunberg, tre francesi e uno svedese.

L’IMMAGINAZIONE SUPERA LA REALTA’. Il 10 dell’ a Londra non gioca, “danza” sulle punte: 11 stagioni fantastiche, 315 presenze, 87 gol e centinaia di assist, 3 campionati inglesi, 4 FA Cup e 4 Community Shield conquistati. Un mago, capace di giocate sensazionali e di numeri di alta : chiedere a Dabizas, Montero o Ayala per informazioni. Con Dennis l’immaginazione supera la realtà, e i tifosi dei Gunners gli dedicano uno striscione, che campeggia ancora all’Emirates Stadium e che ironizza sulla di volare dell’olandese, recitante così: “Why flying if you can walk on water?”, ovvero “Perchè volare quando puoi camminare sull’acqua?”. Bergkamp come una divinità, fortissimamente Bergkamp. L’unico difetto? A volte bisognava fare a meno di lui per le trasferte più lontane, vista la sua fobia per gli aerei, sviluppata a causa di un nto “allarme bomba” durante un volo con i Gunners: fobia che gli vale il simpatico soprannome di “olandese non volante”. Con la nazionale olandese disputa 79 partite segnando 37 reti assestandosi al terzo posto dei goleador dietro a Robin van Persie e Patrick Kluivert. Il 22 luglio 2006 chiude la carriera agonistica disputando un’amichevole contro l’Ajax, giocata nel nuovo dell’: il primo match disputato all’Emirates Stadium.

OGGI. Dopo aver iniziato la carriera di allenatore delle giovanili dell’Ajax, oggi Bergkamp è dirigente del settore giovanile dei Lancieri e vice-allenatore di Frank de Boer in prima squadra. Sposato con Henrita Ruizendaal, ha quattro gli: le glie Estelle, Yasmin, e Saffron e il glio Mitchel. È rimasto molto amico di Marc Overmars, suo ex compagno. Se ha ripreso a volare? No, perchè mai. Lui cammina sull’acqua.