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De Paola e Oreggia, ecco la verità…

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di Paolo Paoletti - Premetto. Paolo De Paola è un amico, ci conosciamo dal 1984 che per gli anziani di questo mestiere vuol dire tanto. A Napoli tutto.
Ho seguito il siparietto di Irma d’Alessandro, altra conoscenza ‘datata’, su Italia Uno con i direttori di Corriere dello e Tutto.
Oreggia è stato mio ospite in radio ma non ho il piacere di conoscerlo.

Su Juve-, imperversa una battaglia di ere. Comunque bugiarda.
Oreggia spiega il titolo ‘Campionato falsato!’ del Cor con interessi di campanile. Vero.
Falso il fantasma degli indicenti negli stadi istigati da titoli come questo. Allo Stadium è accaduto di tutto già durante Juve-: “30.000 euro di multa alla Juve perché alcuni sostenitori bianconeri hanno colpito con uno schiaffo dalla tribuna un componente la panchina della squadra ospite, oltre che per lancio di bengala e uso di laser”.

Cose vergognose che purtroppo continueranno ad accadere a Torino come altrove. Almeno n quando, e chi gli succederà, non troveranno il coraggio di fare come la Tatcher: piazza pulita anche contro i club!

Paolo De Paola, ammette che il dovere di un giornalista è dire la verità. Ne sono sinceramente felice.
Ma tra omissioni e interessi editoriali, tutti mentono.

A Tutto ndano Agnelli-Elkann, cioè la Juventus. Non è attendibile. Quando il padrone chiama, Oreggia come tutti i direttori di quel giornale rispondono.
Direttore di Tutto lo è stato anche Paolo De Paola, ottimo giornalista ma pur sempre al servizio degli interessi del padrone bianconero.

Al Corriere difende il dei lettori d’area.
Chiesi proprio io nel 1992 a Italo Cucci, allora al posto che oggi ha De Paola, attenzioni per il Napoli in tal senso.
Avevo scelto l’avventura della direzione delle PR e dell’Organizzazione generale della SSC Napoli.
Una esperienza che mi ha segnato profondamente, impedendomi di tornare indietro: troppe cose ho saputo e scoperto del mio ambiente.

Candido Cannavò, amico personale di Ferlaino, garantiva la copertura della Gazzetta, Il Mattino era troppo debole per battaglie nazionali.
Restava il Corriere dello … Italo era ed è un amico.

La Juve ha rubato tanto, vincendo la ‘sudditanza psicologica’ – chiamiamola così – molti scudetti.
Ma spesso, non sempre, era la più forte. Ed il riguardo degli arbitri va sempre ai più forti.
Conviene a tutti.

E’ stato così per Inter e Milan, che hanno avuto sempre santi in Paradiso.
Come si può immaginare che Berlusconi non influenzasse gli arbitraggi?
Giornali, tre tv non si fanno per caso. Da Premier poi, tutto era implicito. Il trionfo del non detto.

Moratti per il quinquennio che portò al Triplete si attrezzò con Telecom di Trochetti Provera: tenevano sotto controllo telefoni e telefonini di tutti. Ovvia arma di ricatto.

Fu Massimo Moratti a scegliere Rossi, Commissario gc, scoppiato Calciopoli.
Marotta, quindi, farebbe bene a non citare nemmeno i 2 scudetti cancellati dall’albo d’oro alla Juventus, sarebbero molti di più.
E fanno ridere quelli che ngono di scandalizzarsi per ciò che ha detto Totti: pura verità, valsa anche per la degli Anni -Sensi: protetta da Andreotti e dalle banche.

Gli arbitri oggi sono scarsi, ma hanno sempre condizionato le partite a favore dei potenti. La legge è semplice: pesce piccolo, mangia pesce grande…
Juve- ha misurato quanto grande sia diventata la . La misura non è ancora sufciente, perchè la balena Juventus non può ancora accettare l’alternanza del potere.

Probabilmente sono puliti solo gli scudetti di Cagliari, Verona e Samp. Mantovani ci sapeva fare, ma Vialli-Mancini bastarono per il break. E Vuja Boskov seppe brillantemente fare ‘relazioni’, da zingaro del calcio qual era. Gigirriva e Scopigno erano simpatici a tutti. Bagnoli non se lo lava nessuno e quando si accorsero era troppo tardi.

Perno il piccolo Napoli, divenne grande grazie al potere. Neanche Maradona bastava…
Il primo fu benedetto da Gianni Agnelli che aveva interessi su Bagnoli e la ridestinazione dell’Italsider. Che stiamo ancora spettando…
Il secondo scudetto fu vinto grazie a Cesare Gussoni (la mente) nel 1985 nominato designatore degli arbitri di , carica che avrebbe mantenuto no al 1990, prima dell’avvento di Paolo Casarin. Le braccia e i schietti di Pairetto e Lo Bello jr operarono.
Per un tempo Lanese che, a seguito della diaspora siciliana, fece poi squadra con Silvio Berlusconi.

Bravi, niente rispetto a Casarin, Agnolin, Collina ultimo dei grandi.
Ancora meno nel confronto con Concetto Lo Bello e Gonella che rubò al Napoli il primo sogno scudetto. La classica era: Milan 32; Inter 31; Napoli 29; Juventus 25; Bologna 23; Cagliari e 22 eccetera…

Ventuno marzo 1971, , gol di Altani al 41′ contro l’Inter… 2-1 alla ne, con rigore inventato su Mazzola che Panzanato neanche sorò.
Sandrino tra il primo e secondo tempo era entrato nello spogliatoio dell’arbitro, per dire… “Arbitro, lei sta favorendo il Napoli, si dia una regolata perché qui nisce male”.
Una minaccia? Come vogliamo chiamarla? Solo arroganza del potere…

E’ stato sempre così. Pesaola vinse uno scudetto a renze: gran de squadra, ottimo allenatore ma Artemio Franchi di dov’era e chi era?
Basta!
Caro Paolo, sai bene come funziona. Neanche mi interessa esprimermi su Tutto..il Cor, invece, mi sta a cuore: non sta bene che sia sponsor ufciale di club ( e Napoli).
E la verità va detta sempre, non solo per Juve-.
Se la vogliamo la verità sugli arbitri del , parliamone approfonditamente. Magari con dibattito pubblico.

Con amicizia, aspetto.

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