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De Magistris delira, faccia funzionare Napoli!

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di Paolo Paoletti - “Sono orgogliosamente napoletano sempre, nella gioia e nel dolore, con i nostri difetti ed i nostri pregi. La nostra Città e il popolo napoletano sono stanchi delle ingiustizie. Ci riprenderemo quello che ci avete levato, conquisteremo quello che ci spetta. Nulla di più di ciò di cui abbiamo diritto”.
E’ un delirante il giorno dopo Fiorentina-Napoli. Un sindaco di Napoli, che da Facebook irrompe tra le polemiche di Inter-ntus, a mascherare il ko azzurro a Firenze ed il probabile addio ai sogni .

Sono napoletano anch’io caro Sindaco, e mi occupo di da 40 anni. Mi permetta quindi di dire come stanno le cose sul a Napoli, perchè ciascuno è giusto che parli di quel che sa.
Orsato ed il disastro fatto in Inter-, non può essere un alibi per Fiorentina-Napoli. Atteggiamento aduso alla politica.

Girando in città, questa mattina, la delusione profonda dei napoletani non offusca la lucidità necessaria per commentare il tracollo di Firenze: il Napoli doveva vincere, comunque andasse a San Siro, non ci è riuscito. Per evidenti limiti, tecnici, tattici, morali, mentali!

Molte colpe hanno anche e proprio tutti i napoletani che si sono lasciati andare all’euforia della vittoria di . Battere la , seppur dopo anni e per la prima volta allo um, non vale e non può valere una stagione. ‘
Convincimento’ invece espresso da molti concittadini che rappresenta il limite della città, curva su se stessa ed un provincialismo di cui bisogna liberarsi. Condizione possibile solo con grandi imprese che proiettino noi tutti in un nuova misura fatta di progetti da realizzare e realizzati, non di fanfare che suonano al comando di chi specula sul tifo per la squadra di .

Tifare è essere di parte per definizione. Lasciamo questo ruolo ai 50.000 del San Paolo: Napoli ha 1 milione di abitanti nella sola cinta cittadina, ed è loro che bisogna rivolgersi per ragionare lucidamente ed impegnarsi per realizzare.

La città come Lei sa ha bisogno di : lavoro, scuole, strade, sicurezza, equità, libertà, coraggio. Sopra quello di esprimersi per ciò che serve ai napoletani, non per ciò che fa comodo a pochi napoletani.

Avere a cuore le sorti del Napoli , nel suo ruolo di primo cittadino è ‘imporre’ a De Laurentis di fare uno o nuovo o comprare il San Paolo, investire in un centro ivo che sia volano di flussi finanziari con ricasco sul territorio comunale non a Castelvolturno, rilanciare il settore le che tanto rappresenta per gli adolescenti a rischio, ed i talenti napoletani che dovrebbero esplodere a Napoli non in altre città.

Se riuscisse in questo, avrebbe già fatto per Napoli ed il a Napoli. Senza bisogno di inutili banalità sugli arbitraggi, gli inciuci di palazzo, il dei grandi gruppi industriali del nord.
Napoli ha già vinto 2 scudetti ed un trofeo in : dimostrando che è possibile vincere anche contro il Sistema, combattendo il Sistema da dentro e stando alle regole del gioco.
Quelle che De Laurentis stesso accetta in Lega e Figc. Ma ancor di più avendo accettato di far parte della squadra di Andrea Agnelli nella Eca. Perchè gli fa comodo personalmente, non per combattere la causa-Napoli.

Diciamo la verità, il cuore dei napoletani non c’entra. Ed è superficiale indossare i panni del vittimismo, che non ci appartengono. Il maltolto, noi napoletani, lo subiamo tutti i giorni anche da Lei e la sua amministrazione vivendo in una città per molti versi invivibile ed incivile.

La dignità del popolo napoletano, infatti, non si misura dai risultati della squadra di , ma dal coraggio di affrontare la realtà, nella verità.

‘W Napoli, sempre!’ è stato il titolo di uno show da me ideato e condotto nel febbraio 1985, dove al Cinema-Teatro Metropolitan accorsero oltre 1700 persone. Allora fu chiesto a Maradona e Ferlaino di vincere lo .
Forte di quel consenso popolare, mi feci portavoce di un movimento che costrinse l’Ingegniere a chiamare Italo Allodi, il meglio del management calcistico dell’epoca. E con lui arrivarono Ottavio Bianchi, Garella, Giordano, Pecci, Renica, il primo anno. Mosse che portarono il 3° posto. Le successive, dritte dritte allo !
Il primo, quello si storico, che nessuno altro successo offuscherà.

Italo si presentò all’Hotel Royal da solo e realizzò quanto promesso: in 2 anni. E fu.
Non so dove lei fosse, in quel tempo. Magari ancora studente del Liceo Pansini al Vomero.
Ma la storia dice che solo competenza, serietà, un minimo di finanza e sopra tanto spessore specifico, riescono a realizzare vittorie che incarnano l’interesse di tutti.

De Laurentis non lo vuol capire.
Fare il Sindaco è anche far intendere a chi opera in questa città che l’interesse collettivo è più importante di quello personale. Alibi a parte.

Si adoperi!