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Dalla Spagna l’invasione Doyen, i padroni del calcio abitano a Malta.

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La Spagna è la linea di minor resistenza per Doyen Sports Investments.
Un quadrante dell’Europa e del suo in cui le condizioni contingenti e un sistema di ree molto permissivo consentono di radicare una presenza, e di avviare l’evangelizzazione al verbo delle TPO che progressivamente investa le principali leghe continentali. La strategia fin qui ha pagato, e questo va riconosciuto con onestà. Perché Spagna e Portogallo sono i Paesi ideali per gli gnomi dell’economia parallela del globale, e per diverse ragioni.

Del rapporto fra Doyen e il spagnolo ho illustrato alcuni aspetti nella prima puntata di questa inchiesta (http://www.mercato.com/news/pippo-russo-un-mistero-di-nome-doyen-prima-parte--parte-dal-658075).
E quanto la Spagna sia cruciale per le strategie del fondo maltese è esplicitato nella sezione numero 1 del sito di Doyen Sports Investments (DSI), intitolata About us (http://www.doyensports.com/en/doyensports.html).

Il terzo capoverso del testo di presentazione in lingua inglese recita… “La Spagna ha funzionato come un punto d’accesso nel mercato dello sport attraverso l’Atletico Madrid, il Getafe e lo Sporting Gijon, in ragione del prestigio e della qualità del spagnolo. Il nostro supporto ha rapidamente raggiunto altri club spagnoli, così come altri club nel mondo, specialmente in Portogallo e Brasile”. Dovendo poi illustrare un po’ più nel dettaglio i motivi per cui la Spagna sia stata scelta come centro nodale da DSI, essi sono presto detti. In primo luogo, la Liga appartiene alla cosiddetta Top Five delle leghe calcistiche europee, con ciò che ne consegue in termini di giro economico-finanziario e esposizione mediatica. Secondo, si tratta di uno fra i campionati più indebitati al mondo.

Fece clamore la notizia (http://www.elconfidencial.com/deportes/futbol/2013-03-12/el-futbol-espanol-acumula-una-deuda-de-3-600-millones-de-euros-752-a-hacienda_378279/) che due anni fa parlò di una massa debitoria, prodotta dalla Primera e dalla Seguda Liga, da 3 miliardi e 600 di euro, dei quali 720 verso Hacienda, il Ministero delle Finanze spagnolo. In seguito a due anni di cura dimagrante l’ammone del debito è sceso a “soltanto” 2 miliardi e 757 milioni di euro (http://futbol.as.com/futbol/2015/04/02/primera/1427938764_383002.html). Ovvio che, in condizioni del genere, qualunque club sia assoggettabile al primo che si presenti con un pacco di spiccioli per tamponare le emergenze. Infine, last but nost least, c’è la figura del presidente della Liga, Javier Tebas Medrano. Un avvocato dello sport che negli anni recenti ha avuto come clienti numerosi club di Primera e Segunda. Tutti quanti assistiti nel beneficiare della Ley Concursal, una procedura che consente di evie il fallimento sottoponendosi a amministrazione controllata. La lista di questi club è davvero lunga (http://futbol.as.com/futbol/2012/07/28/mas_futbol/1343456824_850215.html), e desta parecchio imbarazzo se si pensa che poi questi club votano Tebas come presidente della stessa Lega cui toccherebbe sorvegliare sui loro sforzi di risanamento. C’è un tantinello di conflitto d’interessi, ma proprio un bruscolino.

Comunque sia, fra i tanti aspetti per cui Tebas è noto vi è quello di essere “partidario”, cioè sostenitore, del ruolo che le TPO e i fondi d’investimento possono esercie nel . Per questo motivo egli organizza giornate di studio e convegni in cui ci si sforza di dimostrare quanto questi soggetti siano indispensabili per il futuro del (l’ultimo, tenuto a Madrid lo scorso aprile, ha visto Doyen e il suo CEO Nelio Lucas protagonisti assoluti http://www.efinanza.it/2015/04/09/tpo-doyen-lucas-forum-liga/), e ha promosso assieme al collega portoghese Luis Duque un ricorso presso la Commissione Europea contro la messa al bando di fondi e TPO da parte della (http://www.efinanza.it/2015/04/09/tpo-doyen-lucas-forum-liga/).
L’azione di concerto portata dalle due leghe iberiche contro il divieto ci conduce verso il Portogallo e l’analisi dei motivi per i quali si tratta di un paese strategico per gli interessi di Doyen. Anche in questo caso, si fa presto a spiegare. C’è innanzi che la Liga portoghese è una delle più importanti fra quelle europee di seconda fascia. Ma a cone davvero nella scelta di Doyen è il fatto che il Portogallo sia non soltanto uno spazio calcistico privilegiato per le scorribande finanziarie di qualsiasi tipo, ma che sia anche il paese d’Europa in cui la formula del fondo d’investimento costituito per l’acquisizione dei diritti economici di calciatori è stata battezzata, e successivamente strutturata grazie all’ausilio di robusti player della finanza. È stato così per il First Portuguese Football Players Fund (http://en.wikipedia.org/wiki/First_Portuguese_Football_Players_Fund), e successivamente per i due sciagurati fondi istituiti dal Benfica (Benfica Ss Fund http://en.wikipedia.org/wiki/Benfica_Ss_Fund) e Sporting (Sporting Portugal Fund http://en.wikipedia.org/wiki/Sporting_Portugal_Fund) col supporto tecnico e finanziario del Banco Espirito Santo.

L’ambiente ideale per Doyen, in un paese dove i fondi agiscono nel senza nemmeno provare a nascondersi. Infatti al primo affare ufficiale condotto dal fondo maltese in Portogallo viene dato ampio risalto comunicativo. Anche perché esso viene izzato col Porto, club quotato in borsa e per questo obbligato a informare di qualunque propria operazione finanziaria l’autorità nazionale di controllo del mercato azionario. E proprio dalla comunicazione ufficiale di quell’affare data alla Comissão do Mercado de Valores Mobiliarios (CMVM, la Consob portoghese) emergono delle stranezze. Il testo (http://web3.cmvm.pt/sdi2004/emitentes/docs/FR36931.pdf), datato 27 dicembre 2011, riferisce della cessione dal Porto a Doyen dei diritti economici su due calciatori acquistati il 15 dello stesso anno e provenienti dallo Standard Liegi: Eliaquim Mangala e Steven Defour. Doyen acquista il 33,33% di entrambi, pagando 2.647.059 euro per Mangala e 2.352.941 per Defour. Ma non è . Il comunicato informa che il Porto s’impegna a riconoscere a una società chiamata Robi Plus il 10% di un futuro trasferimento dei due calciatori. E quanto paga Robi Plus per avere diritto a questo futuro 10%? Zero euro. I misteri su questa bizzarra clausola, per cui il Porto non incasserà più del 56,67% dalla futura cessione dei due calciatori, si svela poco a poco. La Robi Plus Ltd è una “letterbox company” con sede a Londra, e il suo amministratore è un ticinese che si chiama Maurizio Delmenico e risulta inserito in oltre 400 consigli d’amministrazione. Ma scavando ulteriormente si scopre (http://sportmagazine.levif.be/sport/foot-international/exclusif-d-onofrio-detiendrait-10-de-defour-et-mangala/article-normal-253265.html) che il vero uomo forte di Robi Plus è l’italo-belga Luciano “Lucien” D’Onofrio. Cioè, quello che non più di dello scorso dicembre il mensile francese “So Foot” ha definito “il Mendes 1.0” (http://www.sofoot.com/luciano-d-onofrio-le-mendes-10-193306.html), intendendo così indicarlo come l’uomo di mercato più potente del periodo fra gli anni Ottanta e Novanta.

D’Onofrio era vicepresidente dello Standard Liegi fino a poche settimane prima che il Porto acquistasse Mangala e Defour dal club belga. La solita coincidenza. Ma ciò che spicca più d’ogni altra cosa è che D’Onofrio è radiato come agente di calciatori, a causa della lista di malefatte di cui trovate traccia nell’articolo di “So Foot” e nella pagina di Wikipedia a lui dedicata (http://fr.wikipedia.org/wiki/Lucien_D%27Onofrio). Ma ciò non gli impedisce di continuare a izzare affari nel , in giro per il mondo. Anche in Portogallo, dove ha speso gli ultimi due anni della carriera da calciatore con la maglia del Portimonense. Della strana vicenda di Mangala e Defour, e del ruolo che D’Onofrio ha nell’affare izzato con Porto e Doyen, si occupa “Cash Investigation”, il programma d’inchiesta di France 2 che dedica all’economia opaca del una puntata intitolata “Foot business: enquête sur une omerta” (https://www.youtube.com/watch?v=yy6Nxjt-roU). Uno dei sti che conducono l’inchiesta prova a incrociare D’Onofrio per le strade di Liegi con l’intenzione di chiedergli delucidazioni sull’affare, e lui (come si può vedere nello spezzone riportato in questo link (http://www.sudinfo.be/809703/article/sports/foot-belge/standard/2013-09-12/luciano-d-onofrio-ex-standard-prend-la-fuite-devant-un-journaliste-enquetan) reagisce dandosela indecorosamente a gambe.

La fine è nota. La scorsa estate Mangala è stato ceduto al Manchester City per una cifra giudicata unanimemente spropositata: 40 milioni di euro. Ma si sa com’è, il Manchester City è uno di quel club che volentieri danno retta al vecchio slogan di Lotta Continua: pagherete caro, pagherete . Doyen prende il suo 33,33%, Robi Plus il suo 10%, e alla fine sono tutti contenti. Suscita meno clamore il fatto che Defour torni in Belgio all’Anderlecht, cioè il club che è diventato il nuovo punto di riferimento belga del D’onofrio (http://www.walfoot.be/fra/news/lis/2013-12-12/donofrio-lie—larrivee-de-defour–anderlecht).
Insomma, l’ex Mendes 1.0 è ufficialmente rientrato in pista. Legittimandosi addirittura come broker d’affari ai massimi livelli. Nei giorni a cavallo fra marzo e aprile ha fatto parte di una missione economico-diplomatica che ha visto un gruppo di imprenditori belgi recarsi in Qa, Dubai e Abu Dhabi in missione diplomatico economica. A capeggiare la missione c’era la principessa del Belgio, Astrid, e molti hanno storto il naso nel vedere una rappresentante della casa regnante viaggiare assieme a un personaggio come Luciano D’Onofrio (http://www.lameuse.be/1252843/article/2015-03-31/luciano-d-onofrio-present-aux-cotes-de-la-princesse-astrid-au-sein-de-la-mission). Lui era lì in quanto amico e consulente di François Fornieri (http://www.rtbf.be/info/regions/detail_liege-un-consultant-de-luxe-pour-la-societe-mithra?id=8927089), patron dell’azienda farmaceutica Mithra, specializzata in medicina ginecologica (http://www.mithra.com/en/). Dal canto suo, D’Onofrio ha giustificato la sua presenza con le solide reni personali e di affari costruite in quella ricchissima area del Medio Oriente. E si sa come recitava quel vecchio aneddoto di Gianni sullo stalliere del re. Che può anche divene lo stalliere della principessa. Incidentalmente c’è da sottolineare come, da qualche tempo a questa parte, calciatori belgi come Lestienne e Mpoku siano stati acquisiti dal club qaiota dell’Al Arabi per poi essere girati in Italia, rispettivamente al Genoa e al Cagliari. Ma forse sto divagando. C’è invece poco da divagare su una notizia bella fresca: giusto lunedì scorso il riemergente Luciano D’Onofrio è stato rinviato a giudizio presso il Tribunal Correctionel di Liegi per questioni legate al suo periodo da vicepresidente dello Standard Liegi (http://www.rtl.be/sport/football/football-belgique/affaire-du-standard-de-liege-luciano-d-onofrio-renvoye-devant-le-tribunal-correctionnel-720751.aspx). Un galantuomo è per sempre.
Ma vi sete chiedendo cosa c’entri tutta questa vicenda di D’Onofrio con Doyen Sports Investments e gli affari del fondo maltese in Portogallo. Nulla, a parte Mangala e una certa tendenza a considerare gli affari come una giustificazione sufficiente per ogni promiscuità. Era solo un modo per raccone la prima mossa portoghese di Doyen sul mercato dei calciatori. E dopo un inizio così promettente e “intenso”, immaginate un po’ come possa essere stato il seguito. Ne parleremo la prossima volta.

*Pippo Russo per mercato.com