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Dal 2018 Champions ad invito: che schifo!

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Il ha perso quel briciolo di credibilità che gli restava. La nuova Champions azzera il risultato sportivo e l’aginismo, privilegiando la partecipazione ad invito che fica il senso stesso dello sport!

ntissimo sarà De Laurentis che ha sempre pianto per i soldi della , il secondo posto che garantisce gli stessi che vanno ai vincitori.

L’anticipazione della Gazzetta dello Sport a firma Fabio Licari svela ipiano per la Champions 2018-19 che modificherà organizzazione e filosofia della ‘competizione’.
A determinare i partecipanti, infatti, non saranno più solo i risultati dei campionati nazionali, ma il principio dei ‘meriti storici’ l’esatto contrario del merito su cui lo sport è fondato.

CIAO POVERI, SOLO RICCHI. Per l’ennesima volta l’ agisce per rinforzare le federazioni più ricche e i più potenti, contro le federazioni minori.
Cancellata la vecchia Coppa dei Campioni, dove accedevano solo i vincitori dei campionati nazionali con la sola eccezione dei campioni in carica, l’ ha costruzito un sistema sportivo sulla diseguaglianza.

Tutto chiaro nel 1999-2000, quando viene deciso che i campionati più in alto nel ranking, i più ricchi, possano portare fino a 4 squadre nella fase a gironi della Champions.

Ancora una volta a scapito dei paesi meno potenti. E in più ci si mette un timido tentativo di riequio da parte di Michel , che ritocca appena la formula dei preliminari per dare qualche chance in più alle federazioni di medio valore. Una mossa vissuta dalle big del europeo come un affronto, intanto che la formula avviata nel 1999-2000 mostrava due crepe mai eliminate. La prima: nella fase a gironi si assiste a troppe partite prive di significato, non nobilitate nemmeno dalla possibilità di ripescaggio in Europa League. La seconda: nonostante ogni sforzo, niente può garantire che i di maggior seguito delle federazioni più ricche accedano alla Champions. Il fattore campo e il principio del merito sportivo continuano a esercitare un peso importante. Insopportabile, per chi vuole la Champions come un surrogato della Super Europea, cioè una chiusa d’ispirazione nordamericana in cui il business e lo spettacolo sono princìpi reatori che vengono prima dello sport. E dunque, ecco che puntuale si ripresenta il meccanismo: viene fatta correre voce di un progetto di Super calcistica europea, e subito l’ corre ai ripari facendo ulteriori concessioni. Era successo a fine anni Novanta, e subito dopo è arrivata la riforma della Champions. Stavolta l’innovazione consiste in una sorta di wild card concessa ai portatori di “meriti storici”, ma rimasti fuori dalla qualificazione causa demeriti sportivi. Per intenderci, il Manchester United che nella stagione 2013-14 concluse la er al settimo posto, e dunque non guadagnò nemmeno l’accesso all’Europa League, con la formula della Superchampions si vedrebbe garantita la partecipazione al torneo. Il tutto sulla base dei “meriti storici”. Un elemento che merita qualche riflessione.

ADDIO MERITO. In realtà si tratta di una definizione data dal giornalista della Gazzetta, che mette il termine “storici” fra virette accanto a “meriti”. Ma il senso è esattamente quello, e non ci sarebbe da stupirsi se alla fine la formula scelta dall’ replicasse quella di Licari. E però qui sta il punto: che diamine vuol dire “merito storico”? Sta a significare che quanto è stato fatto nel passato vale come privilegio per il presente, indipendentemente da quello che è il risultato del campo. Il che, in termini concettuali, è l’esatto contrario del merito e della meritocrazia. Specie nello sport, il campo dove più che altrove vale il principio dell’achievement. E’ questo un termine inglese che in italiano traduciamo male, non riuscendo a trasmetterne per intero il significato. Sta per “successo, conquista”, e porta con sé l’idea che qualsiasi o vada guadagnato attraverso la dura prova del campo. E specie nello sport il campo ti a una o più volte, ma poi alla volta successiva devi dimostrarti di nuovo all’altezza ripartendo da zero. Ciò che hai conquistato in un momento precedente può valere per la gloria personale e per la storia, ma non certo essere un surrogato dei successivi demeriti. E dunque, il concetto di “merito storico” è un totale nonsenso. Soprattutto nello sport, di cui il “merito storico” è la negazione. Ma all’ sono disposti a tutto pur di non veder fare la secessione ai ricchi. Pure a sacrificare lo sport.

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