ULTIM'ORA

Dai mecenate all’entertainment: i DeLa rovinano.

presidenti_a_secco_ogni_gol_costa_oltre_240_mila_euro

di Paolo Paoletti - Il problema del calcio italaino è il mancato passaggio dal mecenatismo al calcio aziendale.
L’ultimo è stato Moratti che ha investito nell’Inter 1 miliardo di euro. raggiunto il Triplete che mai nessuno in Italia aveva vinto, avrebbe dovuto sbaraccare e ricominciare. ma i mecenati italiani sono stati sempre prima
MOratti è stato l’ultimo vero mecenate del . Oggi ci si rivolge agli stranieri: Roma, Inter, Parma in serie A: Bologna e Bari in serie B.
Il crollo di competitività dei nostri club è pari all’incapacità di trasformare il mecenatismo in aziendalismo.
Solo la Juve, dopo 3 anni pessimi dopo Calciopoli, ha capito e fatto ciò che c’è da fare: investimento di 500 milioni di euro per campioni, manager, stadio, strutture, settore giovanile… e sono arrivati 3 scudetti in 3 anni e la testa della classifica anche con Allegri.
ci ha messo 2 anni per capire la serie A, ed ora è sulla buona strada,
De Laurentis non sa ciò che dice: lui non ha mai vinto lo scudetto quindi non sa come si fa e rifiuta chi saprebbe farlo.
Lotito è come De Laurentis spende i soldi dei , ma lui per lo meno s’è accollato una barca di debiti.
Berlusconi ha fatto bello e cattivo tempo con i soldi di Mediaset ma la cuccagna è finita e Barbarella sta ridisegnando il Milan come una azienda: Casa Milan per stringere il rapporto con la gente, con main sponsor partner per il nuovo stadio. Passi importanti, il resto verrà quando Galliani lascerà.
All’appello mancano Thohir e i Della Valle per la crisi d’identità che attraversano Inter e . Travagli lunghi…

C’è stato un tempo – scrive Marco Iaria sulla Gazzetta – in cui la Juventus aveva lo stesso fatturato del Real Madrid, l’Inter quello del Bayern. In 10 anni il calcio è diventato globale, industria di entertainment. Germania e Spagna hanno capito, in Italia no.
I big club italiani non hanno capitalizzato il ‘campionato-più-bello-del-mondo’, all’estero il calcio ha cambiato pelle.

I ricavi in picchiata enumerano il declino del .
Real, Bayern, Barça, Manchester United, City, Psg, sono lontanissimi. Noi fuori dall’élite.
Tra Juventus-Milan-Inter e le ‘Quattro’ che incassano di più nel mondo c’è una voragine.
Nel 2003/04: il Manchester United era primo con 259 milioni di entrate. Seguito da Real 236, Milan 222, Juve 215, Barcellona 169, Bayern e Inter 166.
Nel 2013-14: Real 548 milioni, Man Utd 541, Bayern 487, Barcellona 485. Il salto è nel vuoto poi arriva la Juve con 280, Milan 250, Inter 161.
Il , che ha pari dei nerazzurri nel mondo, appena 110 fissi!

Spagnole, inglesi, tedesche crescono a ritmo stupefacente: Blancos e Red Devils hanno raddoppiato giro d’affari, Bavaresi e Catalani lo hanno triplicato!
In Italia c’è da vergognarsi: Juve +30%, Milan +13%, Inter addirittura -3%.

TV E BASTA. Dal 2010 in Italia i diritti tv sono venduti collettivamente. Rovescio della medaglia: eccessiva teledipendenza che ha illuso di poter vivere di rendita senza altre fonti di ricavo. Nel commercio è ‘Product Extension’: inventi nuovi modi di far soldi.
La Juve è l’unica a crescere, superate le scorie di Calciopoli: nel 2003-04 incassava dal botteghino 18 milioni, scesi a 12 nell’ultima stagione all’Olimpico. Oggi incassa 49 mln, quattro volte tanto, con attività collaterali.
Il Milan ha lavorato bene nel commerciale passando in 10 anni da 53 a 80 milioni: operazioni su misura per i partner.
Il ha perso perfino il 20% del pubblico al , mai accaduto nella del club!!!

All’estero fanno e sanno far meglio.
La diffusione dell’inglese a favore del Manchester, l’aiuto delle banche per le spagnole, l’economia tedesca per il Bayern… fattori non decisivi ma non trascurabili. Le differenze sono troppe però per dimenticare le responsabilità dei presidenti italiani che in questi anni in Lega e Figc hanno distrutto il .

STADI, CHI PAGA? Nel 2003-04 il Bayern incassava dallo stadio appena 22 milioni, meno delle milanesi.
Nel 2005 ha inaugurato l’Allianz Arena, uno dei massimi esempi di polifunzionalità. La società che lo gestisce, controllata al 100% dal club, fattura 49 milioni. Attenzione non dalla biglietteria ma da tutto il resto: eventi, area vip, ristoranti, parcheggi, ecc.
Il Bayern mantiene così la sua vocazione popolare: 15 euro per assistere in piedi alle partite senza trascurare il business…

Milan e Inter incassano da San Siro più o meno di 10 anni fa un decennio fa più 6 milioni a testa dal fatturato di MIStadio, che non figura nei bilanci consolidati.
De Laurentis, invece, litiga con il Sindaco De Magistris per la ristrutturazione dello stadio che vorrebbe gratis e in esclusiva, non si capisce perchè. Vende abbonamenti di a 280 salatissimi euro (14.736 euro a partita, ma con la Juve ne costa 30 mentre altre volte li vende anche a 5 euro, fregando gli abbonati!!!), non investe 1 euro per il settore giovanile. Rompe le scatole a tutti i giocatori con i diritti di immagine che nell’ultimo bilancio hanno prodotto appena 2.2 mln…

Il Bayern è volato a 145 e si appresta a portare la capienza dell’Allianz a 75mila posti. Far andare sempre il cervello, i club da imitare si comportano così.
In Spagna sono pronti progetti faraonici per Bernabeu e Camp Nou, che hanno già fatturati record: da 62 a 140 milioni per il Real, da 58 a 147 per il Barça negli ultimi 10 anni (compresi 20 milioni ciascuno dalle quote dei soci).
I Castigliani intascano 42 milioni dall’Area um, grazie a 245 palchi e 4.696 posti dotati di ogni comfort. Sotto la presidenza Perez non sono stati spesi soldi solo per Zidane e Bale ma anche per ammodernare l’impianto con ben 200 milioni!

Il tifoso del Barcellona fa un’esperienza unica: cimeli del museo, store da 2.100 metri quadrati…bar, ristoranti, palestre, vita sociale floridissima animata dalla polisportiva… In un anno il museo del Camp Nou ospita 1,5 milioni di visitatori, quello della Juve 200mila.
Che significa? Il Barça incassa 30 milioni dai tour, i bianconeri – unico esempio in Italia – appena 4.

BUSINESS. Lo sfruttamento del marchio, dentro e fuori i confini nazionali, esprime la differenza tra loro e l’Italia.
Il Manchester United, leader di ricavi commerciali con 236 milioni, è stato il primo a internazionalizzarsi.
Un processo lungo, pari all’espansione della er League che a partire dalla scissione del 1992 esporta il format er, alimentato da strategie individuali: a Londra c’è un ufficio con 80 persone per la distribuzione capillare del brand.
Nel frattempo è stata aperta sede a Hong Kong e presto anche a New York. Il passaggio è obbligato cui non derogano le spagnole e il Bayern, che nei prossimi mesi sbarcherà anche a Shanghai.

Lo United ha una peculiarità: penetra il in modo ‘verticale’ con aziende regionali (costruttore cinese, banca turca, colorificio giapponese, birra thailandese… Al pari il management dei Glazer ha sottoscritto contratti favolosi con i colossi mondiali: Chevrolet, sponsor di maglia ha pagato un o d’ingresso di 46 milioni, e in questa prima stagione sborsa 56 milioni con un +2,1% ogni anno.
Aon è comunque rimasto nel club griffando i campi di Carrington e il materiale di allenamento per 20 milioni annui. Dad 2015-16 Adidas sostituirà Nike con un minimo garantito di 95 milioni più royalties.
De Laurentis ecco cosa significa internazionalizzare…

GLOBETROTTER. Il merchandising è notevole per fidelizzare i /utenti. Lo United conta oltre 200 licenziatari in 120 Paesi: si produce tutto dalle tazze alla biancheria, per 5 milioni di pezzi venduti ogni anno, di cui 1,5 milioni di maglie gara.
È un circolo virtuoso: più ti conoscono, più ti vogliono, più ti pagano.
Nel 2013-14 i tour e le partite amichevoli hanno portato ai Red Devils 14 milioni contro i 3 dell’Inter.

E l’anima da Globetrotter come fa il Real che fattura all’estero 114 milioni su 548 sopperendo alle difficoltà del spagnolo.
Ronaldo qualche giorno fa con tutta la squadra hanno fatto festa al Caffè Merengue di Dubai…
Se il Barcellona, dopo aver profanato la maglia blaugrana coi Qatarioti, ora si fa sponsorizzare pure l’interno a 4 milioni da Intel, il calcio globale succhia dalla nazione d’origine quanto il Bayern che arriva a ben 223 milioni di ricavi commerciali. Con soci-sponsor come Adidas, Audi e Allianz. Ma grazie anche a un legame indissolubile con la propria gente: la regola antiscalate del 50%+1 resiste al tempo. E ognuno ha saputo trovare la sua strada.

Tranne noi e i De Laurentis di turno!

Devi essere iscritto per commentare

Login

Leave a Reply