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Cuba dimentica la Revoluciòn: addio ai Castro, eletto Miguel Diaz-Canel!

Cuba Castro Brothers Photo Gallery

di Pachito Guevara - Miguel Diaz-Canel è stato eletto presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri dall’Assemblea cubana.
Diaz-Canel, il primo capo di Stato cubano dalla Rivoluzione del 1959 che non porta il cognome Castro ed è nato dopo la Rivoluzione stessa, era l’unico candidato per questi incarichi ed è stato eletto da 603 dei 604 deputati del Parlamento unicamerale dell’Avana presenti.

Finisce l’era dei Castro a Cuba. Il Parlamento dell’Avana ha eletto il successore di Raul alla presidenza, un voto che ha chiuso 60 anni di prima di Fidel e poi del fratello, ma che difficilmente risolverà le contraddizioni dell’isola, stretta fra la necessità delle riforme e la fedeltà al modello comunista.

I 605 deputati dell’Assemblea eleggeranno membri del Consiglio di Stato, compreso il presidente del massimo organismo dirigente dello Stato cubano. Raul Castro (86 anni) non è candidato alla rielezione, in applicazione del limite imposto dal suo stesso per gli incarichi elettivi. Ma è stato lui stesso a scegliere il suo probabile successore: Miguel Diaz-Canel (57 anni), attuale primo vicepresidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri.

Questo passaggio di consegne ideato da Castro – che manterrà comunque il suo incarico di segreio del Partito Comunista – ha una doppia nza simbolica: Diaz-Canel, infatti, diventerà il primo leader cubano che non appartiene alla famiglia Castro e che è nato dopo la Rivoluzione del 1959. Al di là del ricambio generazionale, però, non è ancora chiaro quale sarà la linea politica che sceglierà Diaz-Canel, che malgrado la sua rapida ascesa nelle gerarchie ne del resta un dirigente di basso profilo, scarso carisma e posizioni poco note. L’erede dei Castro dovrà affrone questioni cruciali per il futuro di Cuba e del suo , dopo lo stallo delle riforme lanciate da Raul a partire dal 2008, quando assunse la leadership dopo le di Fidel. Lo sviluppo di un settore privato di microimprese, i cosiddetti “cuentapropistas”, è congelato dallo scorso agosto, mentre il Pcc riflette su come controllare una realtà economica che è allo stesso tempo il motore della modernizzazione del paese e un’abiura dei principi stessi del collettivismo della Rivoluzione.

I tempi però stringono, perché il vuole evie che il collasso del Venezuela – il chavismo è sempre stato l’alleato fedele del castrismo – finisca per causare una simile a quella del ‘periodo speciale’ successivo al dell’Unione Sovietica, che costituisce ancor oggi un brutto ricordo per la maggioranza dei cubani. Come se non bastasse, l’implosione venezuelana è stata accompagnata dalla fine del disgelo fra Cuba e Usa, lanciato da Barack Obama ma frenato da Donald Trump e compromesso ancora di più dal misterioso affaire dei diplomatici americani e canadesi colpiti da strani malanni neurologici all’Avana. Diaz-Canel dovrà inoltre affrone in tempi brevi riforme promesse da tempo, in primis quella dell’unificazione moneia fra il peso cubano (Cup) – con il quale vengono pagati gli impiegati dello Stato, cioè la stragrande maggioranza dei cubani – e il peso convertibile (Cuc), che un dollaro.

Una cosa almeno sembra certa: una presidenza Diaz-Canel non rappresenterà una speranza reale di apertura politica a Cuba, malgrado i pressanti appelli di organizzazioni come Amnesty national, per la quale il cambiamento al vertice dell’Avana costituisce “un’opportunità storica per rafforzare i nel paese”. Fra le scarse testimonianze disponibili sulle posizioni di Diaz-Canel, infatti, non mancano le dichiarazioni di fedeltà al sistema del partito unico, la denuncia di ogni forma di dissenso come attività sovversiva finanziata dall’estero e una visione del settore privato come complemene a quello statale, ma ugualmente pianificato e controllato dal .