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Copa: Edu Vargas, scartato a Napoli, trascina il Cile in finale!

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di Oscar Piovesan - Dottor Jekyll e mister Hyde: Edu Vargas non è il primo, non sarà l’ultimo camaleonte del calcio.
Brutto anatroccolo in Europa e bomber implacabile in Sudamerica, Edu resta oggetto misterioso per il . Non per il Cile: la doppietta al Perù ha spinto la Roja in finale di Copa America!

Il Cile sogna in finale. A Santiago, 2-1 al Perù trascinato dalla doppietta di Vargas, 25enne attaccante appena rientrato al dopo il prestito al Qpr. Ai peruviani, in dieci dal 20′ per l’espulsione di Zambrano e furibondi con l’, non basta un’autorete di Medel.
I cileni sono vicini al sogno: vincere la Copa. Ci proverà la Roja, contro la vincente di Argentina-Paraguay, in cui Messi per la prima volta sente vicino un trionfo con la Seleccion!

Edu lo aspetta senza paura, in Nazionale ha segnato 20 in 30 partite. I 3 in 28 presenze col , sono l’incubo da cui stare lontano.

Rompicampo impossibile più che per le sue prestazioni in azzurro, per l’incredibile rendimento con la maglia del Cile, di cui è trascinatore come è forse meglio di Vidal e Alexis Sanchez.

Di proprietà del , Vargas ha realizzato 20 goal in 38 partite giocate con la Roja del Sudamerica, meglio di tutti i cileni del calcio. Diversi pesanti, come quello alla Spagna nel Mondiale in o gli ultimi 4 in Copa America – di cui è – che lo rilancia in ottica mercato.

La sensazione è che per il sia giunto il momento: ora o mai più, quando di ripresenterà un’occasione migliore?

Il destino di ‘Turboman’ sarà lontano da . Avventura nata male e proseguita peggio, rap difficile da rilanciare così come lo è stato dopo i prestiti al Germio e al Valencia. Il cileno non si è mai ambientato in Italia, poco sostenuto da e gli allenatori che lo hanno avuto e non scelto.

Edu resterà nella per il benvenuto di Mazzarri: “Non lo conosco, non so chi sia ,è un investimento voluto dalla società”… gestione suicida di un giocatore non grandissimo ma non da buttare. Le condizioni peggiori possibili.
, pure lui, si è limitato a bocciarlo, ritenendolo inidoneo al suo sistema di gioco.

A avrebbe dovuto sostituire Lavezzi, con cui ha diviso lo spogliatoio per alcuni mesi prima della partenza del Pocho. Convivenza che non ha portato i risultati sperati. Ha to in particolare con gli altri sudamericani del gruppo – da Zuniga a Gargano -, senza però mai integrarsi realmente nell’ambiente. Tanto per rendere l’idea delle sue difficoltà, già soltanto la lingua ha rappresentato e continua a rappresentare un problema.

A scanso di equivoci, è bene chiarirlo: il male di Vargas non è il . Con le maglie di Gremio, Valencia e Queens Park Rangers – per un totale di 30 mesi in prestito – ha brillato soltanto a sprazzi: 17 reti in 84 presenze, tra poche luci e tante ombre, in sti peraltro molto differenti tra loro.

Il problema di Vargas sembra essere essenzialmente… Vargas. Rientra in quella delicata categoria di giocatori in grado di esprimere il proprio potenziale soltanto in determinati sti. “In centravo la porta con ogni tiro, ho fiducia”, ha spiegato Turboman dopo la doppietta al Perù. La parola chiave è proprio quella: fiducia. Sincera, incondizionata, convinta fiducia.

Il aspetta qualcuno che quella fiducia voglia concedergliela. Dato per scontato che Vargas non rientrerà nei piani di Sarri (anche alla luce del pregresso) l’obiettivo è fare cassa pesante. La Copa America ha servito un’occasione inaspettata a Giuntoli, che nella sua prima estate in azzurro dovrà brillare nelle cessioni quanto negli acquisti.

In un mercato caratterizzato da quotazioni stellari rispetto agli ultimi anni – dai 20 milioni per Bertolacci ai circa 40 per Kondogbia -, non è follia ipotizzare di recuperare i 12 milioni investiti su Vargas nel 2012 (e già in piccola parte rientrati prestito dopo prestito).

La finale di Copa America potrebbe essere l’occasione definitiva: sogna con il Cile.