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Comcast offre 25 mld per Sky! C’è anche Fox. Mediaset-Vivendi è causa.

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di Nina Madonna - Sempre più in salita l’accordo tragiudiziale tra e Vivendi.
Ieri a Milano prima udienza della causa intentata da per il mancato perfezionamento del contratto d’acquisto di Premium.
Il giudice Vincenzo Peroziello aveva concesso alle parti il tempo per trovare un’intesa ed evie la causa. Tempo scaduto lunedì con un nulla di fatto e l’annuncio ufciale che la mediazione è fallita.

Ora è tutto in mano al giudice e i tempi sono quelli della giustizia ordinaria, per cui la pma udienza è stata ssata per il 23 ottobre. Quindi in teoria c’è ancora tempo per trate. Un accordo stragiudiziale è sempre possibile, ma Vivendi deve fare i conti non solo con le chiusure di ma anche con gli equi in Tim, che al momento non consentono certezze. L’ultimo accordo proposto vedeva nel gruppo telefonico, e in particolare nella joint venture con Canal+, uno snodo chiave sia in termini industriali sia per gli impegni economici previsti. Il varo della j-v si è rivelato però più complesso e soprattutto a oggi non c’è più certezza che si riuscirà a fare. Intanto la stampa francese inizia a dubie dei piani del presidente di Vivendi, Vincent Bolloré nei media. Ieri il quotidiano Le Monde ha parlato di “Scacco al progetto di ‘Netflix latino’ di Vincent Bolloré”. Dopo la rottura con “questa volta è nita”.

Sempre il Corriere della Sera in edicola oggi riporta un’altra importante notizia del mondo delle tv. Comcast, il più grande operatore via cavo degli Stati Uniti con sede a Philadelphia, vuole accelerare l’integrazione tra tv e Internet. Offerti 22,1 miliardi di sterline (25,1 miliardi di euro) per il 100% di . “Ma siamo disponibili a chiudere l’operazione anche con il 50% più un’azione”, ha fatto sapere l’amministratore deto Brian Roberts. Il suo concorrente, al momento, è Rupert Murdoch. Il titolare di Fox ha già in portafoglio il 39% di e sta cercando di raggiungere la maggioranza, mettendo sul piatto 10,50 sterline per azione. Comcast, ora, rilancia con 12,50. Molto interessante il tabellino degli azionisti. Il blocco più consistente è quello di 21 Century Fox, poi si apre una sequenza di grandi fondi, con quasi il 26% del capitale. Nell’elenco spiccano il 6,18% degli svizzeri di Ubs (Investment Management), il 4,58% di The Baupost Group di Boston, il 3,16% dei britannici di Hsbc Global Asset Management. Il flottante in Borsa è pari al 35% del monte titoli. C’è poi la variabile politico-istituzionale: l’antitrust britannico ostacola la scalata di Murdoch, sostenendo che con il pieno controllo di il tycoon australiano avrebbe troppa influenza sui media.

Il duello su rientra nello scontro tra i big delle telecomunicazioni e dell’intrattenimento. La scossa parte dagli Stati Uniti dove Comcast, in particolare, nel 2011 aveva acquisito la Nbc Universal, un nitore di network televisivi e di . Oggi su un totale di ricavi pari a 80 miliardi, circa 25 provengono dall’entertainment. Il 16 novembre scorso il ‘Wall Street Journal’ aveva scritto che gli americani erano pronti ad acquisire una parte di 21 Century Fox: la divisione , le tv via cavo e tutta la parte del business internazionale. Ma si inserì la Walt Disney che alla ne concluse l’affare versando 66 miliardi di dollari. La famiglia Murdoch conservò ‘Fox News’, la tv che sostiene Donald Trump con spirito militante, Fox broadcast network e i canali sportivi. Murdoch, dunque, decise di ridimensionare il business, concentrandosi sulle news e lo sport. Logico, quindi, il tentativo di consolidarsi in questi due settori, blindando il controllo su . Comcast, però, respinta a novembre, rispunta ora con un diretto e con un’apertura internazionale. La società può cone su circa 29 milioni di abbonati alle sue piattaforme, tra le quali Xnity. Ma anche questa formula si sta avvicinando alla saturazione: i ricavi complessivi della pay tv stanno calando e la stessa Comcast nell’ultimo trimestre ha registrato un passo indietro delle sottoscrizioni. ne porterebbe in dote 22,4 milioni (4,8 milioni in Italia). Si prola una partita a tre, perché Disney non resterà a guardare. Le ipotesi sono le più diverse, compresa la spartizione o la cogestione del gruppo britannico.