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Collina? Italiane penalizzate se Figc non conta!

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di Paolo Paoletti - Stefano Agresti ha scritto su Collina, individuandolo come ‘deus machina’ di tutti i guai che le italiane passano nelle coppe europee. Cita torti subiti nelle ultime tre settimane da , Milan, . Negli ultimi anni, sorte toccata un po’ a tutte le italiane in Europa: ricordate Dnipro-?
Bene, la storia di Collina arbitro ha certamente dei nei. Ed è anche una storia di poteri…
A gennaio 2017, l’ arbitro internazionale e designatore Uefa è stato nominato nuovo presidente della Commissione Arbitri della Fifa. Al posto dello spagnolo Angel Maria Villar Llona.
La Commissione Arbitri è il più alto organo della Fifa, stila la lista dei fischietti internazionali e sceglie i direttori di gara delle competizioni a livello mondiale, oltre a dettare la linea interpretativa sul regolamento e a proporne modifiche.
Lo svizzero Massimo Busacca è rimasto invece a capo del dipartimento arbitri, che ha funzioni operative.
Quindi bisogna capire l’influenza che certamente c’è sui fischietti internazionali.
Ma il nodo della vicenda sta nel fatto che la Federcalcio non conta più nulla.
Ai tempi di Franchi e poi Sordillo, il infatti era temuto e protetto, ascoltato e rispettato.
Su quella scuola sono cresciute le federazioni di Spagna e Germania, oggi le più potenti.
E di conseguenza le più protette dagli arbitri a livello di club.
Real e Barcellona per anni hanno avuto in Angel Maria Villar, presidente a vita della RFEF e vicepresidente ‘long time’ Uefa e Fifa, il più grande e potente sponsor. Villar è stato arrestato dopo il repulisti che ha spazzato via Blatter e Platini.
In Germania il settimanale Der Spiegel scopri la tangente del 2000 tra Louis-Dreyfus, comitato promotore del Mondiale in Germania e Fifa. Soldi – ufficialmente destinati a organizzare eventi in favore della assegnazione del Mondiale alla Germania mai svolti – ma usati per comprare voti in favore della candidatura tedesca.
La vicenda costrinse alle l’allora presidente della federcalcio tedesca, Wolfgang Niersbach, che era stato vice nel comitato promotore di Franz Beckenbauer, finito a sua volta nella bufera.
Questo è il calcio, da sempre, italiano e mondiale.
Sparare su Collina è superficiale e fuorviante. Sopratutto inutile.
La trovi nuovo potere, dando impulso al con regole che favoriscano non gli interessi dei presidenti, ma la competitività nazionale ed internazionale del movimento. E tutto cambierà!

Ecco l’articolo di Agresti.

Probabilmente la Roma a Barcellona avree perso lo stesso, però avree avuto il diritto di giocarsela alla pari: 11 contro 11. Invece gli avversari erano in 12, uno di loro aveva il fischietto: ed ha negato due rigori (uno eclatante) ai giallorossi. Dicono che gli arbitri subiscano il potere dei grandi club spagnoli, ma a noi sembra che la verità sia un’altra: quando vedono una squadra italiana, colpiscono!

Al Milan è stato impedito di tentare la rimonta sull’Arsenal, al quale è stato regalato un rigore mai visto; a Londra hanno provato a far fuori la , alla quale non hanno fischiato un penalty solare contro il Tottenham (purtroppo per loro, qualificata lo stesso).
Per ultima la : incredibile il fallo fischiato in area a favore del Salisburgo.

In Inghilterra come in Spagna oppure contro gli austriaci, insomma: siamo sempre penalizzati.
Da chi?
Dagli arbitri di Collina, viareggino di Bologna, capo della commissione dell’Uefa dove lo ha voluto Platini oltre che della Fifa. Un incubo per i nostri club.

Pierluigi Collina un tempo fischiava. Dicono il migliore al mondo, sicuramente il più conosciuto: merito delle sue qualità, certo, così come di una spiccata personalità e di un look inconfondibile.
Arbitrava con intelligenza, non d’istinto; gestiva le partite, non le lasciava giocare. Raramente commetteva errori clamorosi, perché era molto bravo, ma altri – il vecchio Agnolin, ad esempio – avevano probabilmente maggiore talento.
Gli ntini gli imputano uno perduto a Perugia, in una partita che non volle sospendere nonostante un nubifragio, però chi ha vissuto quei giorni da vicino, sa che non poteva fare altro per via dell’atmosfera infernale creata attorno al campionato da un precedente errore pro-bianconeri.

La Gazzetta dello , l’8 agosto 2005, rivelò che aveva firmato un ricco contratto con una casa automobilistica tedesca, ‘casualmente’ la stessa che all’epoca sponsorizzava il Milan. Gli avevano appena concesso la proroga straordinaria per arbitrare un’altra stagione benché avesse raggiunto il limite d’età.

Scoperto l’inghippo, anziché cacciarlo in malo modo, gli chiesero di scegliere tra il fischietto e il contratto. I

Meno di un anno più tardi, nelle intercettazioni di Calciopoli raccontarono di una telefonata di tal Meani, all’epoca sconosciuto tuttofare del Milan, il quale fissava un incontro notturno nel parcheggio del suo ristorante, da tenersi il martedì o il mercoledì, nei giorni di chiusura, perché nessuno potesse vedere.

Invitati? Galliani e, guarda un po’, Collina. Stagione 2004-2005. Anni dopo emersero altre intercettazioni, nelle quali si svelarono contatti telefonici diretti tra l’amministratore delegato del Milan e il numero uno degli arbitri italiani. Penalmente irrilevanti ma certamente irrituali!

Nelle ultime stagioni, le squadre italiane sono state gravemente penalizzate in Europa: basta ricordare quanto è capitato alla nella doppia sfida di Champions con il Bayern, ad esempio, ma anche a molti altri episodi che hanno coinvolto a più riprese la Roma, la , la Fiorentina, il Milan.

A si arraiarono moltissimo quando vennero eliminati dal Dnipro con clamorosi e decisivi errori dell’arbitro. Il problema? Collina non era solo il capo dei fischietti d’Europa, ma anche il supervisore di quelli d’Ucraina. Conflitto d’interessi?
In Ucraina lo aveva voluto a ogni costo il presidente federale, Hryhoriy Surkis, fratello di quell’Igor il quale nel 1995, come padrone della Dinamo , tentò di comprare lo spagnolo Lopez Nieto con due pellicce e una valigetta (il suo club fu squalificato dalle coppe per 2 anni).

Ma gli affari sono affari e Collina, evidentemente, ha un sesto senso.
Tanto che ha trasformato la figura dell’arbitro di cui un tempo si decantava l’aspetto dilettantistico, in un’attività redditizia.
Complimenti. Intanto, è il capo degli arbitri d’Europa e del mondo.