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King Claudio, un po’ di Napoli sarà sempre con te!

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di Paolo Paoletti - “Quando ho izzato di aver vinto? Quando l’arbitro ha fischiato la fine di Chelsea-Tottenham”, Claudio Ranieri è il nuovo Re di er. Un italiano che ha conquistato tutti nel calcio più affascinante del mondo.
Spiega: “Non ho rivincite da prendermi, sono felice della mia carriera e contento di aver portato a termine questo sogno.
Ho sempre pensato che prima o poi lo lo avrei vinto. Sono lo stesso uomo mandato via dalla Grecia. L’unica dedica che posso fare è dire a tutti di crederci, provateci non solo nel calcio ma in tutti i campi della vita.

Sono felice per Claudio Ranieri. Abbiamo lavorato insieme nel Napoli per un anno e mezzo.
Ero molto giovane, 35 anni, per capire profondamente tutte le insidie del dirigente di calcio; lui, 40, altrettanto per dominare un ambiente difficile ed una società avvelenata dall’addio di Maradona.

Però il ricordo dell’uomo prima del tecnico è fermo, chiaro, preciso. Ci credeva.
Claudio a Napoli è arrivato ancora calciatore, aveva smesso da appena 5 anni: mangiava con i giocatori, voleva esserne un fratello maggiore, indicare la strada per migliorare in campo e fuori, spesso con poca distanza per vedere i pericoli del suo mestiere.
Comunque fu una esperienza molto vissuta, tra alti e bassi, scivolate e peccati di orgoglio.

Quando Ferlaino decise di esonerarlo, sarebbe bastato un suo gesto per ricomporre tutto. Rimase prigioniero della sua giovinezza professionale, della sua inesperienza. Lavorava con entusiasmo, doveva ancora farsi largo ad alti livelli, innamorato di Cagliari cui è rimasto sinceramente legato e di Catanzaro, passato più profondo.

Feci di tutto per salvaguardarlo da una scelta sbagliata, confermare Massimo Mauro. Forse fui troppo diretto.
Il secondo anno a Napoli, fu peggio del finale del primo. Quando si erano intravisti i primi segnali di cedimento ad un gruppo di giocatori navigati e poco inclini alla sincerità.

Ma fu un bel Napoli quello 1991-92: un terzo posto che diventò quarto all’ultima giornata nella trasferta di Firenze. Scavalcati dal Torino (43) di Luciano , appena andato via da Napoli.
Ero rimasto in città per preparare la festa del ritorno in Europa, quando la Coppa Uefa era di alto livello. Ma sarebbe stato giusto non mollare per ribadire che quel Napoli (42), senza Diego, era campione d’Italia nel calcio uguale per tutti. Dietro i soldi ed il di (56 punti) e Juventus (48).

Non andò così e l’anno successivo ancora peggio. Ranieri non aveva mai fatto le Coppe Europee, serviva un salto di qualità sopratutto comportamentale che non arrivò. Fuggii dal ritiro di Molveno per mettere sull’avviso Ferlaino e Gianni Punzo. Inutile.

Come divo sarebbe stato il tentativo di salvarlo dopo la di Parigi, squadra sfuggitagli di mano e capitanata proprio dal ‘suo’ Massimo Mauro con un bizzarro complotto a base di cotolette fredde al sacco.
Claudio, dopo quell’esonero, maturò in fretta come sempre accade, portando le ferite sulla propria pelle.

Ma proprio il Napoli lo lanciò all’attenzione del grande calcio. Quattro anni alla , poi l’estero a Valencia, a Madrid con l’Atletico e Londra al Chelsea. Prima di tornare a Valencia e quindi in Italia per salvare il Parma.
Con Juventus, Roma e Inter ha provato a vincere lo , senza riuscirvi.
Con la Grecia l’esperienza da Cittì, cui è arrivato troppo presto, come a Napoli.

Leicester è il coronamento della sua carriera, ma sopratutto la nella sfida con se stesso. La certezza intima di aver fatto sempre tutto il possibile per dare il massimo, soretto da un equilibrio interiore che proprio a Napoli ha trovato e conservato riferimenti anche di fede, da Don Gennaro Matino, padre spirituale.

Altra cosa che condividiamo, senza saperlo. Scoperta di recente in una delle confessioni pubbliche di cui un po’ tutti prima o poi ci sorprendiamo.
Sarebbe facile e retorico, tirar fuori dal cassetto tanti ricordi, segreti che appartengono solo ai rapporti personali.
Una sintesi di quell’anno e mezzo però voglio farla con un testo scritto per una celebre canzone di Giorgio Moroder.

Fai un giro,
guarda bene ciò che vedi,
in un volto c’è lo specchio dei tuoi sogni

Una favola, possibile ovunque
da vivere nella vita.
E’ scritto nelle pagine di libri antichi,
è la risposta ad una storia infinita

Raggiungi le stelle,
fai volare la fantasia,
Sogna un sogno
e ciò che vedi sarà tà.

Poesie che nascondono segreti,
svelati la tra le nuvole
e lassù oltre l’arcobaleno.

Non avere mai paura
per cosa ami anche se scomparirà.
Solo nelle nostre mani
c’è la nascita di un nuovo giorno.

Complimenti Claudio, perchè so che ci ha sempre creduto!
Come è lontano quel Psg-Napoli….la ti aspetta.