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Ciro, morte dimenticata finchè il calcio è business!

>>>ANSA/CIRO E' MORTO MA RESTA ACCUSA, MI SPARO' DE SANTIS

di Paolo Paoletti - De Laurentis si porta sulle spalle una vita spezzata. Arrivò con il monito di Sergio Ercolano, 19 anni, morto ad Avellino dove gli ultrà del furono processati per devastazione e saccheggio. Riparte dalla morte di Ciro Esposito dopo 1 mese di lotta con la vita persa al Policlinico Gemelli.
Allora Avellino- non fu disputata. All’Olimpico c’era una Coppetta da vincere, guriamoci…

Il calcio macchia di sangue, due vite in 10 anni sono un debito impagabile.
Perchè De Laurentis?

Perchè: 1. non si parla nemmeno con gli Ultrà; 2. si paga di tasca propria la sicurezza per garantire la sicurezza dello ‘spettacolo’ calcio; 3. davanti alla morte alla violenza ci si ferma e basta; 4. il calcio proprio per la su popolarità è in ogni caso ed in ogni momento strumento educativo o diseducativo e non può essere gestito come un business; 5. vincere è il vero antidoto; 6. la prima vittoria resta la cultura sportiva.

Di tutto questo il di De Laurentis non ha nulla, come tanti altri club ni.
Il però ha una sua specicità: ha già vinto in e all’estero per essere considerata provinciale, ha vinto troppo poco per essere una grande.
In questo limbo c’è tutta la differenza che può fare una gestione, una visione, la mission di chi decide.
Quella di De Laurentis per sua stessa ammissione è il business. Che non può che produrre morte sportiva e morte delle persone.

Il si assuma almeno la responsabilità ed il carico di risarcire la famiglia Esposito di tutte le spese che ha determinato questa assurdità.
Cosa cui si sono detti pronti i si non De Laurentis.

OGGI, 26 giugno. Ciro Esposito é morto poco dopo l’alba di ieri, oggi ci sarà l’autopsia, poi il funerale a Scampia e il lutto cittadino a .
Giorgio tano ha espresso il suo cordoglio e il ministro dell’no Angelino Alfano assicurato che i violenti saranno “cacciati dagli stadi”.

E nel calvario durato 50 giorni il giovane so ha lasciato una certezza ai familiari: è stato Daniele De Santis, detto ‘Gastone’, a sparargli il 3 maggio a Roma prima della nale di Coppa . Nei momenti di lucidità tra un’operazione e l’altra Esposito dal suo letto al Policlinico Gemelli ha indicato nell’ex ultrà lofascista della Roma, mostratogli dai parenti nelle foto sui giornali, l’uomo che davanti al circolo di Tor Di Quinto fece fuoco con una . E nel giorno del dolore massimo per i familiari di Ciro, per la danzata Simona e gli amici, con la salma portata dal Gemelli all’Istituto di medicina legale della Sapienza, é tornata subito in primo piano l’inchiesta. Ed é rimasto l’allarme sicurezza nel timore di vendette: De Santis é stato trasferito a Viterbo. Secondo quanto emerso, in quasi due mesi Esposito avrebbe a volte annuito con la testa davanti all’immagine di De Santis, in un’occasione avrebbe detto “mi ha sparato il ‘chiattone’”, il corpulento ‘Gastone’. Per questo i genitori e altri parenti sono stati sentiti oggi dalla Digos. L’ex ultrà giallorosso, accusato di omicidio volonio dopo la morte di Esposito, è stato trasferito per motivi di sicurezza dal Policlinico Umberto I – dove era ricoverato agli arresti per le gravi ferite frutto del pestaggio dei napoletani – all’ospedale Belcolle di Viterbo.

LA VENDETTA. “Ora può accadere di tutto” con i romanisti, dice un capo so del . Ma la madre di Ciro, Antonella Leardi, ha detto “nel suo nome basta con la violenza, ve lo vieto”, “nessuno più deve pagare e soffrire per una cosa bella come il calcio che Ciro amava tanto”.”La mia vita non sarà più la stessa – ha dichiarato la donna – forse ci sarà un disegno divino”. La notizia della morte di Esposito é arrivata stamani presto, ma già ieri si era capito che non c’erano più speranze. La famiglia ha chiesto giustizia, la punizione di chi secondo gli Esposito ha sbagliato – il prefetto e il questore di Roma nella gestione della sicurezza il 3 maggio – descrivendo Ciro come un eroe. “E’ venuto da solo e in prima persona per salvare donne e bambini sul pullman del attaccato da De Santis e altri ultrà”, ha detto un legale, Damiano De Rosa. “E’ morto da eroe, tano dovrebbe dargli un encomio”, il padre Giovanni.
Addolorato il presidente del Aurelio De Laurentis. “Non deve succedere mai più”, dice l’allenatore Rafa Benitez.
“La morte di Ciro é una notizia devastante”, secondo il sindaco di Roma Ignazio Marino.
Quello di Luigi chiede di accere eventuali responsabilità nella gestione dell’ordine blico prima della nale di Coppa.

Scampia, quartiere simbolo della difcile è già punteggiato di drappi neri. “La bella, di cui lui era un glio”, l’ha chiamata il prete anticamorra Luigi Merola, venuto a Roma per benedire il ragazzo colpito a morte per una partita.

DOMANI, 27 giugno. Si svolgeranno venerdì a Scampia, con rito evangelico, i funerali di Ciro Esposito, il so del morto dopo 50 giorni di agonia.
Esponenti della seria organizzata napoletana hanno contattato i familiari per esprimere la volontà di sostenere le spese di tras della salma del giovane so, morto a seguito delle ferite riportate negli scontri che hanno preceduto la nale di Coppa a Roma.

Il corpo è a Roma, dove sarà sottoposto all’esame autoptico disposto dal magistrato. Il tras a , dove si svolgeranno i funerali, sarà sostenuto economicamente dai si del . Il Comune provvederà all’allestimento della camera ardente, mentre per i funerali si pensa a una struttura che permetta lo svolgimento del rito all’aperto.

Con un il sindaco di Luigi annuncia di voler proclamare il lutto cittadino per la morte di Ciro Esposito, il so ferito il 3 maggio scorso a Roma in occasione della nale di Coppa . Il sindaco dedica la triste commemorazione a Ciro, ai suoi familiari e al popolo di “per dire no al binomio calcio-violenza”.

Sarà allestita nell’auditorium di Scampia, il quartiere dove vive la famiglia Esposito, la camera ardente del giovane. Lo rende noto Angelo Pisani, legale di Ciro e presidente della VIII municipalità di – Secondigliano.
Un grande telo nero è stato esposto all’esterno dell’autolavaggio nel quale lavorava Ciro Esposito.
no a ieri, sulla cancellata erano afssi striscioni che incitavano il so a non mollare e a lote per la propria vita.