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Catania: comprate 5 partite per salvarsi.

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di Rosazzurra Favorita - L’accusa è aver comprato 5 o 6 partite dell’ultimo di Serie B per evitare la retro. Combine organizzate con giocatori usati come ‘ganci’. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dalla polizia su inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimaa di Catania: l’accusa è, a vario titolo, di frode in competizioni sportive e truffa.

Secondo gli inquirenti i dirigenti avrebbero concordato alcune vittorie del Catania pagando denaro. L’obiettivo è stato raggiunto: gli etnei hanno concluso la stagione al 15° posto, appena 2 punti sopra la zona playout.

La Procura di Catania ha fatto ulteriore chiarezza attraverso una conferenza stampa che ha spiegato meglio l’accaduto: “Abbiamo ravvisato dei comportamenti non corretti da parte di chi gestiva il Catania – ha svelato il Procuratore Sardi – Dagli elementi raccolti almeno 5 partite (quelle contro Varese, Trapani, Latina, Ternana e Livorno), forse sei – sotto indagine anche Catania-Avellino – sono state truccate attraverso il pagamento di somme di denaro ai calciatori.

La Polizia e la Digos di Catania stanno lavorando molto bene e li ringraziamo per quanto fatto. Ci sono altre persone indagate ma al momento non diamo nomi, non è giusto che vengano a sapere della cosa attraverso la stampa”.

La dottoressa Paglialunga, dirigente della Digos che si è occupata delle indagini, ha spiegato poi nel dettaglio il metodo con il quale venivano organizzate le combine: “Il è nato dopo l’ennesima scontta contro la Virtus Entella, partita questa che ha portato il Catania in piena zona retro. Abbiamo subito ravvisato un sospetto di combine per la partita con il Varese, da qui è nata l’operazione ‘I treni del ’ perchè i diretti essati chiamavano ‘treni’ i giocatori da avvicinare mentre gli ‘orari’ coincidevano con il l numero di maglia. La cosa si svolgeva in due passaggi: c’era la fase ideativa che è partita da Pulvirenti e la fase esecutiva che comprendeva il pagamento del soggetto corrotto. Pulvirenti, una volta ricevuto il via libera da Impellizzeri (altro soggetto pre il quale è scattato l’arresto, ndr), faceva partire la , Delli Carri parlava con Di Luzio che contattava Arbotti. Era quest’ultimo che si rapportava con Delli Carri per il buon esito della combine”.

A spiegare come è nata l’indagine è stato il Questore Marcello Cardona: “Si è trattato di un lav estremamente complesso che ha richiesto l’ausilio di molti uomini su il territorio no. L’indagine è nata da una denuncia del presidente del Catania legata a preoccupazioni riguardanti la tifoseria (Pulvirenti aveva ricevuto anche dei proiettili in sede, ndr) . Da questa indagine si è passati poi ad un lone successivo perchè sono emerse cose estremamente importanti”.

Al momento gli indagati sarebbero in 19, compresi i 7 per i quali sono già scattati i provvedimenti. Tra essi rientrano Alessandro Bernardini (Livorno), Riccardo amozzi (Varese), Matteo Bruscagin (Latina) e Luca Daì e Luca Pagliarulo (Trapani), calciatori delle squadre opposte al Catania nelle gare in questione e tre dirigenti del Messina, tra i quali il patron – nonché ex Amministratore del Catania – Pietro Lo Monaco. Non risulta invece indagato alcun giocatore del Catania.

C’è da ricordare, riguardo alla partita Varese-Catania, il club lombardo decise di auto-denunciarsi dopo un consulto con Federbet, ovvero l’organizzazione che si occupa di monitorare il flusso di scommesse anonime. Il dg Beppe D’Aniello allora spiegò: “Ho mandato una mail certicata alla insieme al resoconto avuto da Federbet. Ho incontrato quindi i giocatori avvisandoli della situazione. Poi, subito dopo la partita, sono stati rogati i capitani e gli allenatori delle due squadre, oltre a un dirigente per parte”. Per Varese-Catania le quote crollarono nel giro di poche ore da 2,85 ad 1,60 e alla ne si decise di bloccare le giocate.