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Carletto-Rino, sfida rovente per cuori forti!

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di Nina Madonna - Mozzarelle o non mozzarelle, per Rino Gattuso, questo - non è uguale alle altre.
La tragedia del Morandi, ha fatto si che l’esordio in di Rino avvenisse contro l’ex Maestro Ancelotti.
Strano che in rossonero scenderanno a anche Paolo Maldini e Leonardo, Higauin e Reina… la storia ed il presente del .
Rino l’aspetta così…

Allievo contro Maestro, come finisce?
“Spero che il vincerà. Sarà una partita molto difficile, con Ancelotti ci siamo sentiti ieri mattina come spesso capita. Mi ha chiesto se voglio le mozzarelle (ride, ndr). Sapete tutti il rap che ho avuto con lui, è stato più che un allenatore, che è andato al di là del calciatore e dell’allenatore. Lui è il maestro, ma domani andremo a per far risultato e bella figura”.

Conoscersi profondamente chi avvantaggia?
“Qualcosa sta provando a cambiare. Il ha una sua identità, tanti giocatori giocano insieme da anni. Sta provando a cambiare ma il di oggi assomiglia ancora a quello di Sarri, non ci ha messo mano al cento per cento. Qualcosa sta provando a cambiare, comprano e vendono pochi giocatori. I novanta punti dell’anno scorso non sono un caso”.
Siete più forti dello scorso anno?
“Possiamo divenlo, ma ci vuole tempo. Ne aiamo poco perché doiamo fare risultato, ma se riusciamo a fare le cose in fretta è forte”.

Tra Maldini, Leonardo, e Reina l’atmosfera sarà bollente…
“Penso che solo con non vinciamo niente. Aiamo bisogno della squadra. Lui è un calcatore di altissima qualità, uno dei dieci più forti al mondo. Doiamo essere squadra e mettere in situazione Gonzalo per dargli palle gol e la squadra deve riuscire a non subirne e fare un buon lavoro in tutti i reparti”.

Hai capito quale è stato il guaio del di questi ultimi 7 anni?
“E’ difficile, bisogna trovare una propria identità. Il ha cambiato tanti allenatori in questi anni, quando cambi poco ogni anno e riesci a dare continuità è più facile. Uno dei problemi è aver cambiato troppo allenatori e metodologia”.

e Roma, si può partire forte come tutti si aspettano?
“Aiamo lavorato bene, aiamo il motore con il pieno di benzina e possiamo spingere. Aiamo ancora qualche problemino, prendiamo gol evitabili come contro il Madrid. Nelle amichevoli aiamo creato tantissimo, ma aiamo fatica a fare gol. Doiamo migliorare”.

Come stai?
“Sono l’uomo più felice al mondo, alleno una grande squadra in una grande società. Sono nato con la pressione, sono nato settimino. La vivo bene, c’è gente che sta peggio di me, mi invidiano in tanti. Mi hanno fatto una squadra importante. Come ha detto Spalletti, anche se non gli ha portato fortuna, ho voluto la bici ora pedalo”.

Sacchi ha detto che il è da scudetto.
“Mi ha dato una mazzata dietro al collo. Siamo ancora lontani ma in prospettiva, se guardiamo l’età, forse ci possiamo arrivare. Oggi l’obiettivo è migliorare la posizione dell’anno scorso e lavorare duramente per conquise il quarto posto”.

André Silva, brutto addio.
“Andrè Silva ha già fatto tre gol. Noi non volevamo venderlo, ha voluto andare via a tutti i costi. Quando un giocatore chiede di andare via è giusto che vada via. Ma è un giocatore che per la sua età era importante. L’anno scorso aiamo sbagliato tanti gol con gli attaccanti. Sono stagioni, speriamo che non succeda a . Dal venti maggio era uno dei nomi che circolava, con la vecchia e la nuova proprietà. Era un nome che era una priorità”.

Che ti ha insegnato Ancelotti?
“Voi pensate che io e lui non ci assomigliamo caratterialmente. E’ cambiato quando è diventato allenatore. Quando giocava in campo si trasformava, era uno grintoso che non mollava mai. Ha cominciato a fare questo lavoro e si è addolcito. Quello che mi ha sorpreso sempre è la semplicità. Si comportava come Rocco. Da quando ho smesso, non ho mai sentito un calciatore parlare male di Carlo, anche chi non giocava. Riusciva a parlarti con il cuore in mano, non raccontava bugie. La semplicità è stata la sua fortuna. E’ difficile copiarlo nella gestione del gruppo, è stato un maestro”.

Che al San Paolo?
“Un con grande personalità, che possa continuare a fare quello che facciamo con personalità e coraggio. Non voglio vedere una squadra che si aassa alla prima difficoltà”.

Su come si lavora con Leonardo e Maldini e sul DNA rossonero.
“C’è un grande rap. Con Leo ci sentiamo due o tre volte al giorno, Paolo frequenta più ello. C’è grande schiettezza e rispetto. La cosa più importante è che tocco con mano che quando vengono portano ossigeno e adrenalina. La squadra si a quando vede i nuovi dirigenti. Questo mi fa se bene. Quando Paolo parla con i calciatori, vedo i ragazzi motivati. Se poi il può tornare quello di una volta, serve ripartire con programmazione e . Ognuno fa il suo e riuscire a non cercare alibi ma far migliorare il progetto ”.

A che punto è Caldara?
“Non si sa se domani gioca o no, ma arriva da un diverso. Aiamo dei metodi di lavoro diversi. E’ un ragazzo con grande voglia e mentalità. Gli stiamo chiedendo qualcosa di diverso e si sta sforzando. Sapevo che era un giocatore abituato a giocare in questo modo e ci vuole un pochino di tempo. A livello umano e lavorativo è una spalla sopra gli altri”.

E’ vero che Bakayoko ti ha sorpreso?
“Gli piace giocare nel centrocampo a due, lo sapevamo. Quando vai a cambiare qualcosa devi parlare con i calciatori. Mi ha sorpreso perchè pensavo fosse più lento, sui test invece devo dire che mi ha sorpreso per la dinamicità. Non conoscendolo si può dire che sia solo fisico, se riusciamo a migliorare la posizione del corpo ci possiamo lavorare. Anche tecnimante può dire la sua”.

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