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Un Califfo a Napoli, palcoscenico della sua seconda vita!

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di Paolo Paoletti - ‘La musica è finita’, ‘Minuetto’, ‘E la chiamano estate’, ‘L’ultimo amico va via’, ‘Un’estate fa’, ‘Una ragione di più’, ‘La mia libertà’ fino al manifesto ‘Tutto il resto è noia’, ‘Un Grande amore e niente più’ per Peppino di Capri vincitore a Sanremo nel ’73!
Che piaccia o no, Franco Califano, che gli amici e i fan chiamavano Califfo ha lasciato canzoni immortali ed una vita che tutti avreero voluto vivere!

Scomparso 5 anni fa, lo ricordano una strada, una fondazione e un museo che raccontano di lui a chi non lo ha conosciuto, a chi lo ha solo incrociato o voluto bene.

Io l’ho incrociato tante volte che ero appena adolescente, parlavamo di calcio… lui so dell’, io che sognavo di fare il calciatore, tesserato per la SSC Napoli e appena uscito malconcio (periostite ad entrambe le ginocchia) dal ritiro estivo con la Primavera, allenata da Gianni Di Marzio.
Erano gli anni fantastici de ‘La Mela’, ht club cult, in Via dei Mille 40/bis, Palazzo Leonetti, dove agli inizi degli anni Sessanta c’era una sala biliardo e prima un deposito di bombole del !

A La Mela, aperta nel 1967 dai Campanino, Califfo fu lanciato cantante, invogliato da Gigi e Franco – leader del complesso che fece scalpore, fino ad esibirsi da prima orchestra a La Capannina di Focette, e protagonisti de ‘La Dolce Vita’ scelti da Fellini per le scene alla Rupe Tarpea dove abitualmente suonavano e sul Panfilo di Onassis – e poi Gloria che gestì gli anni del ht cult. Mia madre!

La Mela era un locale che non si era mai visto, che spazzò via i pur noti Trocadero e Shaker. Insolito, allegro, avant-guarde… i divanetti a forma di 7, fiorati, tessuti acquistati a Piccadilly Circus, pouf sgargianti, piste ricoperte di pliglass, colori vivacissimi. Luogo della dolce vita napoletana animata da imprenditori e nobili, yuppies rampanti, le donne più belle: Paola Novelli, Donatella Di Pace, Marisa Reichlin, Antonella Mele, Paola Grilli, Giovannella Farina, Gabriella Scuotto, Mario Carignani, Riccardo Tanturri, Peppe e Giampaolo Leonetti, Vito Garzilli, Lello de Luca Tamajo. Solo quelli che ricordo personalmente, vista la mia età.

Palcoscenico abituale di Peppino Di Capri, i Ricchi e Poveri, Mina, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Bruno Martino, Fred Bongusto, Cochi e Renato, Renato Zero, tutti i big dello spettacolo no.

In quel luogo dove si decideva tutto di Napoli, gli affari, i progetti, gli amori, le storie… Er Califfo divenne prete di se stesso, già autore noto e ricercato. Spinto sopratutto dai patron di questo locale, che avevano subito intravisto non solo l’artista ma sopratutto il personaggio. Avendone condiviso una serie di successi discografici insieme all’Equipe 84.

Califano era appena uscito da galera, prima mala esperienza del suo controverso essere, pronto a non far mistero dei suoi vizi e delle sue debolezze; a La Mela rinacque lanciando tutti i testi scritti in carcere nel primo arresto del 1970, coinvolto con Walter Chiari in una vicenda di droga, già allora vizio di ricchi, potenti, artisti, play boy.

Franco viveva e sempre visse una vita da romanzo, tra colpi di scena ed esperienze forti, sempre assolto. Anche la seconda a San Vittore nella vicenda Tortora, 13 anni dopo!

Stizzava, amando follemente, oltre le donne, la sua , so che mi incuriosì molto quando allora io speravo di fare il calciatore e nelle notti cult di Napoli, arrivavano a tutte le ore, sopratutto quelle ‘piccole’ Sivori e Altafini, Pesaola e Roberto Fiore, Romolo Acampora e Ciccio Degni, Gianni Nicolini ed Ernesto Tempesta, tutti i sti più noti… apripista di Franz Guardascione, quando c’era un solo Capo Redattore in un giornale. Lui ebreo, direttore ombra, de Il Mattino.

Er Califfo, era mezzo napoletano: padre Salvatore nato a Pagani, mamma Jolanda di Nocera Inferiore, dove tornò durante la e dove mai finì le scuole superiori se non in quelle serali: “perchè la notte era sempre troppo lunga per svegliarsi al mattino di buon ora”.

La seconda vita, quella da cantante, nacque a Napoli come le origini dei genitori. Per finire tra le braccia di Anna Grimaldi, nell’ultima ‘La Mela’ a Sorrento, due estati magiche e la fuga ordinata con modi spicci dalla camorra di Piazza Tasso. Avevo ormai 18 anni.

Artista fuori dagli schemi, romantico e mascalzone, autore ironico, disincantato e malinconico, talvolta cinico, individualista e allergico al perbenismo, ma soprattutto poeta, amato e spesso snoato, nella sua Roma: Franco Califano andò via il 30 marzo di cinque anni fa, nella sua casa ad Acilia.

Non so per quale coincidenza mi è capitato di ricordare in pochi giorni, due fu che ancora sono e sempre saranno, che mi hanno colpito immensamente lasciandomi l’amaro del grande talento e vite da raccontare.