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Calcio giovanile: solo business, mala-istruttori e genitori folli!

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di Paolo Paoletti - Leggo è strabuzzo gli occhi una lettara anonima inviata a calcio.com
Eccola: “Le scrivo perché vorrei capire come razza è combinato il sistema del nostro calcio le? Mio figlio – che gioca nei dilettanti – è dall’inizio della stagione che è stato messo fuori rosa per dare spazio ai figli di quelli che pagano per vedere i loro “campioni” scendere in campo nelle partite di . Devo forse denunciare qualcuno? Un altro problema: mio figlio è vincolato fino al 25° anno di età; il suo futuro calcistico sarà stare 10 anni in panchina?”

Resto basito ma non incredulo. Anche mio figlio Paolo, all’età di 13 anni – ora ne ha 17 – giocava terzino destro nella Procalcio Napoli, società dilettantistica le. Non aveva mai giocato prima e non era un fenomeno, ma la socializzazione, l’impegno in un gruppo, la sana competizione lo hanno aiutato a crescere fisicamente e mentalmente. Anche a migliorare nel gioco.
Giocare a pallone ne aiutò la formazione di carattere e personalità anche con l’aiuto dell’allenatore, che sarebbe meglio chiamare istruttore. Una persona molto a modo, Mister Angelo, che seppe tirar fuori da mio figlio le sue qualità più nascoste fino a definirlo un “leader silenzioso dello spogliatoio”.
L’esperienza andò avanti per 16 mesi, fino al passaggio di categoria, compiuti 14 anni.
Il cambio di istruttore, che voleva fare l’allenatore, distrusse la squadra in cui cominciarono a giocare solo i più bravi, solo per vincere, e soprattutto i figli di chi portava più amici a giocare nella squadra.
Non soldi per giocare ma quote di iscrizione al . Poca differenza.

Paolo, ci restò malissimo e la rabbia fu più forte della passione che cominciava appena a sgorgare.
Un danno enorme per un ragazzo di quell’età ed anche per un genitore che continua a credere nel valore e l’utilità dello .
Da allora mio figlio ha cominciato a suonare il pianoforte, autodidatta, e si è appassionato al .
Resta un nodo: chi metterà mai mano a questo sporco del calcio le?

Io ho saputo ‘difendermi’, dopo anni di militanza nell’ambiente prima da calciatore arrivato alla soglia del professionismo con la Primavera del Napoli di Gianni Di Marzio, poi da giornalista.
Molti altri genitori restano soli, emarginati e sopraffatti da questo schifo.
I miei istruttori sono stati Franco Pennino alla Turris dai 10 agli 11 anni, poi Giovanni Lambiase nel NAGC del Calcio Napoli, quindi Sentimenti II negli Allievi e Gianni Di Marzio. Da Mister Lambiase fui affidato a Roberto Sorrentino, grande portiere, papà dell’attuale portire del Palermo, nella sua carriera anche allenatore dei portieri alla ntus. Una sorta di balia, perchè ero troppo piccirillo!
Questi ragazzi sono in mano ai ‘Mister’ che DEVONO garantire la corretta e completa crescita della persona prima che del calciatore in erba. Servirebbe un addestramento ed un esame rigoroso per autorizzare l’attività di persone che hanno a che fare con i .
che fai!!!

Al gentile Genitore che ha scritto la lettera sul caso di suo figlio – sarebbe stato meglio firmarla – ecco la risposta dell’avvocato Cantaliotti.
“Lei lamenta l’esclusione dalle partite. Anche in questo caso vengono in soccorso le norme.
L’art. 109 delle Norme Organizzative Interne della FIGC contempla la possibilità per il calciatore dilettante di ottenere lo svincolo per inattività nel caso in cui non abbia preso parte, per motivi a lui non imputabili, ad almeno 4 gare ufficiali nella stagione iva.
Come si fa ottenere questo svincolo?
Il calciatore deve chiedere entro il 15 giugno con lettera racndata diretta alla Società di essere incluso nella “lista di svincolo”.
Quindi, in sintesi, anche se avete firmato il tesseramento pluriennale potrete liberarvi dalla società per inattività del calciatore stesso.
Ma la Sua lettera contiene un’altra denuncia ben più grave…
Lei sospetta che i figli degli altri genitori scendano in campo perchè questi mettono mano al portafoglio.
Io qui non posso esserLe molto d’aiuto non avendo a disposizione prove; un’accusa così pesante spero derivi unicamente dalla sua rabbia di vedere i figli degli altri genitori, e non il suo, scendere in campo nelle partite di .
Ma, nello stesso, tempo, visto che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, per sgomberare il campo da dubbi, equivoci e malcontenti, Le consiglio l’unica strada percorribile: lo svincolo per inattività del calciatore.
Cambiate aria in fretta, sia in campo che sugli spalti, da sempre covo di malelingue genitoriali!”