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Bonucci, Spalletti, Roma: flop imbarazzanti!

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di Antonella Lamole e Nina Madonna - I quattro gol subiti della Juve nelle prime quattro di sono il dato che più allarma Allegri in questo avvio di stagione. Con dodici punti i bianconeri viaggiano a punteggio pieno in ma il rendimento difensivo preoccupa, specialmente perché tutti i gol sono arrivati con le stesse modalità: cross dalla sinistra, dormita di Bonucci e sfera alle spalle di Szczesny. La Juve, fino ad ora, li ha presi tutti così. Fa eccezione solo il rigore di Giaccherini, segnato alla prima giornata di . “Se in area non si marca e sul cross non si dà pressione succedono queste cose”, ha tuonato Allegri in conferenza dopo la vittoria sul Sassuolo.

ROMA MANOCCIA. Sarà anche grande, al limite dell’enormità, la manona di Olsen. Provvidenziale, a 7 secondi dalla fine del recupero, quando è arrivata dove di solito non si arriva, per togliere dall’incrocio il pallone alla stricnina di Giaccherini.
Senza quella parata, il ko 2-3 avrebbe messo Di Francesco alla strette. La manona di Olsen però non può coprire le enormi magagne di una Roma irriconoscibile, da SOS. Evidente il crollo nella ripresa. Evidente anche quando Di Francesco ha provato a tamponare con il doppio schermo davanti alla difesa, inserendo De e Karsdorp. Quest’ultimo finisce sull’affollata tribuna di colpevoli sul secondo gol del Chievo.
Lui è fuori posizione, Juan Jesus buca la respinta e sorprende Kolarov che la mette in porta.
E qui Olsen fa il primo miracolo che a nulla serve perchè Stepinski si mangia Kolarov e con lui tutta la Roma. Capire cosa stia succedendo, nel giorno in cui Cristante (ma non ) dà qualche cenno di ripresa è davvero diffi. Da salvare, oltre al portiere che tutti malignamente aspettavano all’ennesima incertezza _ ma che atteggiamento è? _ c’è Nzonzi, la partita di Florenzi, El Shaarawy. Il però, in una squadra che pare correre sulla Nutella. E aldilà dei singoli, preoccupa come la squadra non sembri affatto l’espressione di un lavoro programmato e organizzato. So che serve a poco, però a chi ha costruito la squadra, liberandosi di un muro portante come Strootman a iniziato e dopo averlo eletto titolare e capitano alla prima uscita contro il , sarà bene ricorda che quella lì, quell’ultima partita dell’olandese più rimpianto delle vacanze quando torni dalle ferie, è stata l’ultima vittoria di una Roma che non c’è più. Anzi, che sembra non esserci più, è la speranza. E hai voglia a dire che tutti i giocatori sono sostituibili, che tutti sono trattabili. Sì, vero, tutti lo sono e chi dice di no? La differenza, però, sta nel mettere la squadra al primo piano rispetto all’assegno di un estero, non dico sempre, ma qualche volta, qualche rara volta, sì. Perchè poi è questo quello che ti succede, che una mano provvidenziale ti eviti un’umiliazione che a raccontarla fai fatica a farti prendere sul serio.E che alla fine, la Curva Sud, anima romanista, intoni un coro ben poco affettuoso nei confronti di James Pallotta.

FALSO KEITA. Si era già capito contro il Bologna, contro il è arrivata la conferma: la personale Via Emilia di Luciano consegna una certezza al tecnico dell’Inter, se mai non si fosse ancora capito. Keita Baldé non è e non sarà mai una prima punta, quindi decidere di impiegarlo al posto di Mauro Icardi come terminale offensivo, per esigenza come contro Inzaghi o per scelta come contro D’Aversa, è un depotenziamento per il senegalese ma soprat per la squadra.

INTER ERRATA. Lo si evince dalla postura, errata per quanto concerne la prima punta: ogni qual volta che l’ex e Monaco prendeva palla con le spalle girate verso la porta, nella situazione in cui di solito l’attaccante si appoggia al difensore e o smista per i compagni o fa salire la squadra, manifestava palese insofferenza, perdendo spesso il pallone o comunque non riuscendo a gestirlo al meglio. Stessa situazione quando c’era da calciare di prima: la cattiveria e il veleno tipico del centravanti non gli appartengono e non si possono inventare. Diverso è se l’idea era quella di giocare con un “centravanti di manovra”, per favorire gli inserimenti degli esterni: ma non in una partita, come quella di ieri, nella quale era proprio l’Inter a dover imporre il proprio gioco e stazionare regolarmente nell’area avversaria.

ATTENUANTI. Due le attenuanti per l’allenatore dell’Inter: oltre alla stanchezza e ai problemi fisici di Icardi, anche l’infortunio di Lautaro Martinez. Keita schierato da centravanti perde le sue caratteristiche migliori: imprevedibilità, velocità e dribbling. Certo è che, sapendo di dover affrontare tre competizioni tra cui la League, forse sarebbe stato d’uopo aggiungere un attaccante di peso alla rosa, anche di esperienza e con la promessa di giocare molto poco. Insomma, la coperta rischia di essere già corta, e siamo solo a metà settembre.