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Bjorn e John: li ho conosciuti, vedrò il film verità!

Veteran US tennis player John McEnroe (L

di Paolo Paoletti - Borg e McEnroe? Due pieni di contro.
Ho avuto la fortuna di conoscerli entrambi, durante gli anni della Delta Florence a , quando Tramontano capì che il tennis spettacolo avrebbe avuto fortuna anche a .
Sfide incredibili con Panatta e Nastase, singoli, doppi, folla in delirio al Palargento, allora ancora in piedi.

Bjorn non era affatto lo svedese di ghiaccio, ma da ragazzo aveva imparato a controllare quella cui John dava libero sfogo in campo. Un piena di tic, scaramanzie, ombrosità ma anche slanci di felicità e tenerezza.

Dello svedese, tempo dopo, ne me parlò molto Loredana Berte che anni prima avevo conosciuto durante un provino a La Mela, night cult in Via dei Mille, accanto a Renato Zero. Entrambi promossi da Fausto Paddeu, uno dei migliori scout di starlette ed artisti ni anni Settanta.

L’americano l’agganciai con un colpo di genio e di fortuna. Lo attendevo invano nella hall dell’celsior sul lungomare Caracciolo per l’vista impossibile. Diventò possibile per una richiesta di Tramontano: “ti parla se gli risolvi un problema… ha la caviglia gonfia e non potrebbe giocare, serve un massagiatore anzi un mago che lo metta in piedi”.

Panatta-McEnroe, palazzetto dello a Fuorigrotta sold out da una settimana, chi avrebbe avuto il coraggio di annunciare che andava tutto a puttane?
L’insight della vita salvò Tramontano, McEnroe e me: caricai in Salvatore Carmando, masseur del , e via in fuga da Soccavo a Fuorigrotta, il Paradiso.
Salva fece il miracolo, John mi diede l’vista, Adriano giocò una delle più belle partite della carriera facemndo innamorare i napoletani anche del tennis. Un trionfo per Tramontano e la Delta Florence!

A parte questo, ‘Borg McEnroe’ di Janus Metz Pedersennon, passato alla Festa di Roma tra molti applausi – e in sala con la Lucky Red dal 9 novembre – racconta con puntualità e ritmo, match e flash back, caratteri e vezzi dei due campioni del tennis mondiale alla vigilia della finale diventata leggenda: Wimbledon 1980.

Da una parte il ragazzo svedese (Sverrir Guson) che non sapeva perdere, assistito minuto per minuto dal suo allenatore-padre Stellan Skarsgård; dall’altra, l’irascibile McEnroe (Shia LaBeouf) mito complessato dei giovani yankee.

Intanto quello verso Borg, l’imperatore del tennis e che aveva già vinto quattro Wimbledon di fila, e poi quello verso il pubblico che non lo ama affatto e lo conosce più per le racchette rotte sul campo che per le sue vittorie.

Dice Pedersennon: “Sì nel mio film c’è un esame psicologico dei due personaggi. Non poteva e non voleva essere un film solo sul tennis che, tra l’altro, conosco poco; mi essava la condizione umana. Volevo esaminare tematiche esistenziali che riguardano tutti. Tratteggiare, ad esempio, il ritratto della mascolinità svedese, in una società che vuole tutti uguali, nei confronti del mondo americano dove il successo dipende solo dall’individuo”.

Janus Metz Pedersen spiega poi a Roma come abbia cercato di contattare i due campioni di tennis protagonisti del suo film: “Per John McEnroe non c’è stato nulla da fare, ma Borg invece è stato spesso sul set anche perché, suo figlio Leo, del tennis svedese, ha pretato il padre da ragazzo”.

Che Borg, fosse irascibile e ribelle, il regista spiega: “Me lo ha confermato lo stesso Borg. Da bambino fu cacciato dalla di tennis per comportamento scorretto finché non gli è stato poi insegnato a contenere la . Da giovane era poi molto sensibile e, da adulto, molto maniacale, come si vede anche nel mio film. Mi hanno raccontato che quando Borg era al ristorante e trovava una forchetta non ben allineata, la metteva subito al suo posto. Era fatto così”.