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Assemblea Milan il 3. 03, China Bank nega!

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di Nina Madonna - AC Milan informa: “per quanto disposto dall’azionista di maggioranza Fininvest S.p.A., l’assemblea dei soci avrà luogo in seconda convocazione il 3 marzo 2017 alle ore 09.30 presso Casa Milan, via Aldo Rossi 8, ”.

L’assemblea dei soci del Milan, convocata inizialmente in prima chiamata l’1 marzo e in seconda chiamata il 3 marzo, avrà luogo nella seconda data indicata da Fininvest. L’assemblea dei soci di domani mattina andrà dunque deserta come già previsto.

Perchè? In queste ultime ore si è creato un ca di incertezza intorno alla data di venerdì 3 marzo, entro cui Sino-Europe Sports dovree versare i 320 milioni di euro necessari per ultimare il passaggio di proprietà.

Voci che ipotizzano anche un cambio nel gruppo di investitori o un ennesimo slittamento del closing per problemi di natura economica.
Il comunicato del Milan conferma l’assemblea dei soci il 3 marzo a Casa Milan.

“Non sappiamo niente dell’investimento di China Merchant Bank nel Milan”. A parlare è la responsabile delle puliche reni della banca che, secondo alcune indiscrezioni, saree stata presente nella lista finale dei nomi che compongono la cordata di Sino Europe Sport (Ses), il consorzio guidato da Li Yonghong che entro il 3 marzo – data del closing – dovree acquisire il controllo del club rossonero.

Secondo quanto emerso finora, la lista vedeva China Construction Bank, China Merchant Bank e una società di Hong Kong, andarsi ad aggiungere ai nomi dati per certi nelle ultime settimane, quelli di Haixia Capital e Huarong. Ma dopo la di Huarong (colosso finanziario pulico che opera nel segmento del debito “distressed”) resa nota da Insider, anche China Merchant Bank si sfila ora dalla cordata.

Contattata da AgiChina, la responsabile delle puliche reni dell’istituto ha spiegato l’impossibilità per una banca privata cinese di investire in un club calcistico straniero. “Siamo quotati in Borsa, quindi trasparenti – ha detto – una notizia del genere, se fosse stata vera, saree stata già resa pulica”.

Mentre il closing si avvicina, dunque, aumentano i dui sui nomi degli investitori interessati a rilevare il Milan. Sembra che arriveranno da Hong Kong i soldi con cui verrà saldata la caparra: ai 200 milioni di euro già versati, se ne aggiungeranno altri 320, cui vanno sommate le garanzie bancarie, arrivando così a un totale di 700 milioni. Senza contare il ripianamento delle perdite del club, nonché adeguate garanzie sui futuri investimenti.

Di recente sulla stampa na si sono rincorse voci su possibili forme rateali di pagamento, facendo quindi dubitare che i nuovi investitori siano mente in possesso della liquidità necessaria e della garanzie bancarie sufficienti a chiudere l’operazione nei termini indicati dalla lettera di intenti firmata il 5 scorso.

Sul ritardo del closing, slittato diverse volte, pesano vari fattori: primo fra tutti, la stretta sulla fuoriuscita di capitali imposta dalle autorità a partire da fine novembre scorso, che per il consorzio Ses si è tradotto in lungaggini burocratiche. In assenza delle autorizzazioni da Pechino, Ses ha percorso una strada parallela, impegnando capitali che sono già fuori dalla Cina.

“Sono soldi dei medesimi investitori che compongono la cordata”, hanno detto fonti vicine all’operazione, “ma non sappiamo se appartengono a tutti i soci o solo ad alcuni di questi, ovvero coloro che avevano capitali già disponibili all’estero”. L’obiettivo iniziale di Ses saree stato quello di quotare il Milan in una delle Borse .

“Le banche generalmente comprano altre istituzioni finanziarie oppure immobili a proprio uso”, ha spiegato Alberto Forchielli, fondatore del Fondo Mandarin, il primo fondo di private equity ad aver ottenuto capitale in gestione dal governo cinese. “Soprattutto in un momento in cui il governo di Pechino ha imposto norme restrittive agli investimenti outbound, frenando gli investitori soprattutto nel settore calcistico, saree inverosimile che una banca privata come China Merchant decidesse di aggirare il dictat di Pechino”.

Senza dimenticare che gli istituti di credito hanno un problema fondamentale di solidità finanziaria, in quanto pesa su di esse l’incognita sul valore dei crediti. “Non ho mai sentito di una banca cinese che aia concluso operazioni di equity in soggetti che non fossero altre istituzioni finanziarie”, ha aggiunto Forchielli. Si tratteree dunque di un’operazione “sconveniente dal punto di vista finanziario, le e politico”.