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ANM: Incandidabilità è etica della politica. Vietti, stop ingerenze!

++ Berlusconi, in Fi io presidente, annullati ruoli ++

di ma Collina - “L’incandidabilità di un condannato a una pena superiore ai tre anni è un principio di etica. Il fatto che ci sia voluta una legge per introdurre questa norma dimostra la debolezza della politica”. Il segretario dell’Anm Maurizio Carbone, traccia il destino di e della politica italiana.
Secondo Carbone, che non ha fatto esplicito riferimento a , devono essere gli stessi partiti a stabilire l’incandidabilità dei candidati con propri codici etici.

Il “basta invasioni di campo” dei magistrati Viene da Vietti. “Porta con sè il rischio di una generalizzata delegittimazione dell’ordine giudiziario”.
Il vice presidente del Csm Michele Vietti, al congresso dell’Anm ha invitato le toghe a evitare la tentazione di sostituirsi alla legge ed a sottrarsi alla logica del conflitto.

Secondo Vietti “l’affievolimento della linea di confine tra giustizia e politica” è derivata dall’abolizione dell’autorizzazione a procedere. E a quel punto “qualcuno nella magistratura ha pensato che si potesse giustificare tutto, dall’uso soggettivistico del diritto, allo sfruttamento strumentale della gogna mediatica come punizione succedanea rispetto al , al ‘carrierismo da indagine’ ed all’eccesso di prot di alcuni pubblici ministeri, che finisce con il portare acqua al mulino della separazione delle carriere”. E se tocca alla politica riprendere a fare il proprio “mestiere”, cioè le leggi, per la magistratura si pone “l’esigenza indifferibile dell’autocorrezione”, anche per evitare venti dall’esterno che colpirebbero la loro stessa “indipendenza”. La magistratura deve ritrovare “in sè stessa e nell’impalcatura costituzionale il proprio argine naturale”. E questo vuol dire rifuggire da “logiche di apparato e di difesa corporativa”, dare risposta alla domanda di giustizia in modo “inappuntabile” e “tempestivo”, evitare invasioni di campo. In più “sottrarsi alla logica del conflitto contribuirebbe alla rifondazione di un equio ormai smarrito da tempo, mettendo in mora i soggetti istituzionali che devono attivarsi per fornire risposte”. Un “faticoso cammino” per i magistrati i cui “fari” dovrebbero essere,per Vietti, “silenzio, neutralità, compostezza e continenza”, un cammino che dovrebbe essere portato avanti con “la forza di chi sa autonersi nel proprio ruolo e che così si fa autorevole e credibile”