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Andrea, giovin signore, senza se e ma!

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di Antonella Lamole - Melbourne, Gran Premio d’Australia. Andrea Agnelli è dirigente della Philip Morris, nel reparto gestito da Maurizio Arrivabene. Sta parlando con un giornalista, all’improvviso interrompe la conversazione scusandosi con l’interlocutore.
Lo fa per raccogliere un bicchiere di plastica buttato per terra da un maleducato e gettarlo nel cesto dell’immondizia.
Un gesto di pochi secondi, apparentemente banale, che descrive l’unico erede maschio della dinastia a portare il cognome Agnelli.

Col dono della sintesi… meno di 140 caratteri per un concetto forte: “Per prendere in mano la squadra il 15 luglio e riportarla alla , ci vogliono le palle! Grazie Max”. E l’hashtag #noallane ricorda a martello che ci sono ancora il e la nale di .

In Formula 1 Agnelli ha lavorato per 5 anni mantenendo un prolo basso, dando la sensazione che cercasse di imparare qualcosa di utile per il nel confronto quotidiano da ognuno dei suoi interlocutori.
Dopo la scomparsa del padre Umberto, Andrea Agnelli si è ritrovato a gestire la squadra più impegnativa, quella con i si più abituati a vincere.

Andrea ha izzato quasi subito i sogni di Umberto: di proprietà Juve, settore giovanile all’avanguardia, fatturato all’altezza dei milioni di si spersi nel mondo….
Si è circondato di amici come il responsabile marketing Francesco Calvo; di uomini dati per izzare un successo fuori dalla media.

Agnelli ha percorso questa strada senza compro. Ha saputo rinunciare alla bandiera di Alex De Piero, non ha ceduto ai diktat di Antonio Conte, un amico vero, chiudendo il rap in una notte.
Poi ha scelto Massimiliano Allegri, nonostante le critiche feroci della curva.

Altra scommessa vinta da questo ‘giovin signore’ signore che si sta avvindo ai quarant’anni con l’amore per il e per il golf.