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AIC: c’è paura, al via solo con protocollo sicuro!

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di Nino Campa – Tommasi, presidente AIC, prende le distanze dalla ripresa dei campionati; avverte che il rischio non può essere calcolato; ammonisce contro le paure delle famiglie dei calciatori….
Anche il sindacato dei veri protagonisti del pallone adesso frena sulla ripresa: i giocatori vogliono gae, certezze, rischi calcolati. Non digeriscono il ritiro prolungato e non hanno voglia di ricominciare e magari doversi fermare ancora.

Tommasi dice: “Sappiamo che il comitato tecnico scientico trasmetterà una nota al ministro della Salute e al ministro dello . Ma al momento non aiamo ulteriori elementi”.
“Come AIC vogliamo un protocollo sicuro, validato, semplice, efcace. Qualcosa che ci dia certezze, che presenti la sicurezza di un rischio calcolato. E poi il tempo, sempre più stretto ogni giorno che passa. Il pensiero di tante partire da affrone in pochi mesi. Costringerà a far funzionare perfettamente per non avere intoppi e nire la stagione 2019/20. Si corre il rischio di rimettere in moto una che potree fermarsi subito”.

Nota… “È l’uniformità dei comportamenti che garantisce la sicurezza. La gestione della positività di un calciatore non può essere diversa da quella che riguarda altri ambiti del paese. Ci saranno dei protocolli, in questo senso, che dovranno essere confermati da chi ci autorizzerà a tornare a fare l’attività. Questo però ce lo dovranno dire i medici”.

Affrontato anche il nodo gestione di un eventuale caso di positività tra i calciatori già avvenuto in 11 casi tra orentina, Samp e
“Si sono evidenziati nuovi casi di positività, perché è stato fatto uno screening pre- come giusto che sia in questo momento, e i positivi verranno isolati. Sappiamo che non tutte le squadre hanno fatto già i test, per problemi logistici. Al di là dei nuovi casi, è la prolungata positività di alcuni calciatori, andati oltre le tre settimane, ad aumene il livello di preoccupazione”.

Infatti alcuni hanno espresso timori sulla ripresa: “Stiamo parlando di persone come le altre. Sono timori legittimi – annuncia Tommasi – specialmente nei riguardi dei familiari. Sappiamo che è un o condiviso a livello europeo, ci confrontiamo ogni settimana con gli altri sindacati dei calciatori. L’attenzione a questo tema è inevitabile e credo sia anche il motivo per cui non si sta giocando a . I governi non autorizzano questo tipo di attività perché sono a rischio. Le valutazioni nel caso del sono più ampie per il grande indotto e l’elevato numero di lavoratori e famiglie che coinvolge. C’è da capire quanto questi rischi siano calcolabili”.

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